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Elezioni, sfiducia e protesta anticipano la svolta a destra

Il dato dell’astensione pari al 54% in Sicilia e al 64% ad Ostia, conferma la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, ritenute incapaci di farsi carico delle aspettative popolari più impellenti e considerate inefficaci, lontane e astruse dalla realtà.

Quando un cittadino su due o addirittura 2 elettori su 3 scelgono di non recarsi alle urne, la democrazia traballa e non è difficile cogliere un moto popolare di protesta che anticipa una svolta a destra.

Il candidato Sindaco di Casapound ad Ostia prende il 9% e si appresta ad essere decisivo nel ballottaggio tra Fratelli d’Italia e 5 Stelle. In Sicilia la destra riporta un successo significativo che sommato al dato sull’astensione e all’affermazione del Movimento di Beppe Grillo prepara uno scenario nazionale inedito e scivoloso. Il Partito Democratico a furia di scimmiottare la destra con provvedimenti impopolari su lavoro, mezzogiorno, sanità e pensioni, ha trasmesso ai cittadini il messaggio che tra la fotocopia e l’originale è meglio votare direttamente per Berlusconi, Salvini e Meloni.

La sinistra paga lo scotto di essersi chiusa in discussioni interne incomprensibili, di essersi allontanata dai luoghi della sofferenza e del disagio, e di aver dimenticato le periferie, il precariato, gli sfrattati, i meridionali, i disoccupati, i malati, i poveri e chi non riesce né a lavorare e né ad andare in pensione nella fascia d’età tra i 55 ed i 66 anni. Senza un partito strutturato sul territorio, presente nei luoghi di lavoro, con capacità d’ascolto e a servizio dei cittadini, non si va lontano. Non basta il nome di un candidato conosciuto e a poco servono i tatticismi. In un’epoca in cui viene richiesta radicalità, posizioni nette e proposte di cambiamento forti, non ci può illudere che basta un comunicato romano firmato da Bersani e Fratoianni per rianimare una sinistra spenta, afona e salottiera, che paga anni di allontanamento dai territori, sezioni chiuse e lotte sociali abbandonate.

Il quadro che emerge è fosco e le soluzioni richiedono anni di lavoro capillare. Non è lo slogan che ha mai fatto vincere la sinistra ma l’organizzazione, la battaglia politica, la passione ideale ed il coinvolgimento di militanti, simpatizzanti e iscritti.

All’orizzonte non si intravede nulla di ciò che serve ma se non si riprenderà il lavoro duro, faticoso e costante dell’attivista di base che studia i temi, coinvolge le persone e si batte insieme a loro per risolverli, non si andrà lontano. La destra ha davanti a sé una prateria sconfinata anticipata da un ventennio di antipolitica e da adesso in avanti, resa marginale ed irrilevante la sinistra, la battaglia politica sarà su quale destra vincerà. Quella più moderata di Berlusconi e Renzi, il qualunquismo a 5 Stelle, o quella più aggressiva di Salvini, Meloni e Casapound ?

(Michele Petraroia, consigliere Regione Molise)

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