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La cavalcata della destra e i possibili ostacoli

Le elezioni sono più vicine di quanto s’immagina. A dividerci dalle urne, in fondo, c’è soltanto il mese di agosto, con i potenziali elettori italiani in tutt’altro affaccendati. Mentre la tv ha ripreso di gran lena con i salotti colmi dei soliti opinionisti che spesso rappresentano soltanto sé stessi (ma non vanno in vacanza?), saranno probabilmente soprattutto i capannelli in spiaggia ad animare opinioni su scelte elettorali sempre più complicate.

I sondaggi dicono che il centrodestra non dovrebbe avere problemi a vincere. C’è persino chi si spinge sullo “stravincere”, grazie anche all’attuale sistema elettorale. Questo lo sanno bene Matteo Salvini e Silvio Berlusconi che hanno strategicamente contribuito a staccare la spina al governo per affrontare le urne in una coalizione che vedrà probabilmente Giorgia Meloni a fare da traino a tutto il centrodestra, ormai più destra che centro.

E proprio al centro, presumibilmente, si giocherà la partita. L’inaspettata sterzata a destra imposta dal Cavaliere ha deluso i centristi di Forza Italia, tanto che personaggi di primo piano hanno già fatto le valigie. Ed altri, probabilmente, si apprestano a farlo. Cosa faranno gli elettori di Forza Italia?

Occorrerà capire quale apporto potranno dare questi “cespugli” centristi in un’ottica di alternativa alle destre, folgorati sulla via draghiana: una sorta di “partito di Draghi” senza Draghi, salvo sorprese a cui starebbe lavorando principalmente Bruno Tabacci, sul modello di “Scelta civica” di Mario Monti.

Per quanto probabilmente diviso e certamente variegato, il contenitore centrista quanto peserà?

Ai due simboli ormai navigati di quest’area – Matteo Renzi e Carlo Calenda – non molto premiati dai sondaggi (un 5 per cento complessivo, ma il dato potrebbe crescere), si aggiungono le new entry, dai fuoriusciti pentastellati, come Luigi Di Maio, ai profughi di Forza Italia, quali Renato Brunetta, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini. Poi ci sono alcuni amministratori di primo piano, come Giovanni Toti e Luigi Brugnaro.

L’area centrista, nel nostro Paese, ha da sempre un ruolo di primo piano. Ma inglobata in partiti di destra (come Forza Italia e Lega) e di sinistra (ad esempio la Margherita nel Pd), ha finito per fare da corollario.

Oggi, con una destra più muscolosa, parte dell’elettorato moderato potrebbe cercare altre strade. In particolare l’area liberale, che sta ormai stretta in Forza Italia a rimorchio della Lega, ma anche parte della classe imprenditoriale, delusa dalla Lega di governo e di opposizione.

Emblematico è stato il supporto a Draghi venuto dai duemila sindaci, molti di centrodestra, ma anche dai 100mila anonimi firmatari che hanno in Draghi un modello certamente non di estrema sinistra.

In fondo questa “voglia di centro” è già emersa in un paio di cruciali occasioni: nella convulsa settimana per l’elezione del Capo dello Stato è emersa la saggezza di tutti i personaggi della Prima Repubblica, quasi esclusivamente con curriculum democristiano. E lo stesso Draghi ha chiesto di far votare la sola mozione Casini, considerato ormai il politico più navigato, grazie ai 38 anni in parlamento.

Il cosiddetto “campo largo”, con cui il centrosinistra spera di battere le destre, lascerà sicuramente in secondo piano i grillini, per il quale è nato, per tentare di far posto proprio a questo nuovo plotone di centristi, più colonnelli che soldati, con il santino di Mario Draghi sopra al comodino.

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