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L’Italia della ricostruzione, senza odio e con più valori

Fermiamo il dilagare di una società dell’ odio e della paura. Non è una preoccupazione infondata, agitata per comodità, con il suo carico di veleni e di rappresaglie, di ogni tipo, consumate attraverso il web e, purtroppo, anche, nelle relazioni politiche, con fake news diffuse ad arte e “con la ragione che cede agli istinti” come scrive un autorevole direttore di un quotidiano importante. Stefano Massini, l’inventore della trilogia dei Lehman scrive “l’odio è la vera password del nostro vivere connessi” e “la Rete e’ una tavola calda per antropofagi, dove le carni altrui vengono allegramente squartate e servite in spezzatino”.

L’odio ha una carica distruttiva violenta che, trasmessa ad una intera comunità o a buona parte di essa, quella più fragile, più intristita, più provata dal disagio sociale, da inquietudini profonde, riesce a influenzare e a dominare aree sociali rilevanti. Non siamo in presenza di un sentimento negativo nuovo, è sempre esistito nella vicenda umana e politica. Si presenta nel contesto storico politico del nazismo e del fascismo con l’affermarsi dell’odio razziale ed etnico. Affiora con la lunga stagione del terrorismo, con riverberi devastanti e violenti, con una forza mostruosa che, con il piombo omicida, semina lutti e rovine, colpisce servitori dello stato, docenti illuminati, magistrati integerrimi, leaders politici, imprenditori coraggiosi, giornalisti liberi e senza macchia.

Con l’odio, cammin facendo, si afferma la piaga nefasta del terrorismo mondiale, dalle Torri gemelle ai raid in tante capitali europee da Londra a Parigi a Bruxelles a Monaco. E’ l’Occidente insanguinato e devastato che trasmette la fine della società dell’illusione, mentre esplodono le disuguaglianze e si consolida la piaga del precariato, mentre il welfare si sbriciola, lasciandosi alle spalle il patto sociale del secolo scorso. Si impongono, sempre di più, atteggiamenti ed azioni destabilizzanti, anche nelle relazioni sociali, politiche, istituzionali, riaffiora la tendenza ad assecondare tutto cio’ che corrode le basi delle società aperte al dialogo, alla tolleranza. Costituiranno, purtroppo, gravi esempi le scorribande demagogiche di leaders politici che si proiettano in tutto il mondo con la forza di un consenso”drogato” dalla paura e dalla propaganda senza valori.

E’ un fiorire di atti inconsulti, di intimidazioni, di fake news che hanno avvelenato il campo politico, sociale ed istituzionale.

Torna alla memoria la “guerra” agli immigrati che fuggono dalla guerra, dalle violenze fisiche, dalla fame, alle Ong, con la forza del solidarismo che affermano e concretizzano, nel mare tempestoso delle insinuazioni e delle calunnie, dei disagi e degli ostruzionismi di ogni tipo, dei pericoli, alimentando il gioco perverso di una compiacente commistione di interessi illeciti tra ong e scafisti, quest’ultimi mercanti di morte senza ritegno.

In questo clima si stagliano le aggressioni a Liliana Segre e, in questi giorni, a Teresa Bellanova, entrambi vittime dell’ odio, come vittima dell’odio è la giovane italiana rapita in Kenia, Silvia Romano, restituita, sana e salva alla sua famiglia e all’Italia e lo è stato il giovane ivoriano, nascosto nel carrello di un aereo che da Dakar si dirige a Parigi.

Occorre una svolta seria, incisiva che Walter Veltroni riassume, con la sua ultima fatica letteraria, nel titolo del suo libro “Odiare l’odio”. Agire verso un ripensamento della funzione della politica che archivia, attraverso il libero consenso, i seminatori di odio, dietro i quali si sommano mediocrità, malvagità, frustrazioni e una patologica tendenza al “divisionismo” umbratile e amorale. E’ un passaggio obbligato che deve portarci a recuperare il valore, nella nostra comunità, di una vera e propria “riscossa civile” come la chiama Ferruccio de Bortoli, riscoprendo ciò che lui definisce “le virtù nascoste di un Paese che puo’ risorgere”.

Esiste, infatti un’altra Italia, solidale, aperta, con un capitale sociale rilevante, è l’Italia del Terzo Settore, verso il quale si è speso molto il Governo Renzi, con una marcata e apprezzata sensibilità, a fronte della totale insofferenza verso il volontariato dei nuovi profeti del cambiamento e della decrescita felice. Un mondo, quello del volontariato che si afferma dal Nord al Sud.

La legge delega 106/2016, infatti, all’art. 1 definisce come Terzo Settore “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale… con azione di volontariato e di mutualità…

“Recuperare il valore delle cose che contano, partendo da una vera rivoluzione culturale e sociale,” una vera e propria “riscossa civica” che affida ai partiti, aggiornati nella loro funzione democratica, un vero e proprio cambio di passo, senza paura di salti generazionali salutari, che si caratterizzano per competenza e dedizione, passione civile e rispetto delle istituzioni. Carlo Azeglio Ciampi, mio illuminato ministro dell’Economia nel primo governo D’Alema, divenuto, poi, Capo dello Stato non si stanco’, mai, di dire, nel Suo settennato, che il Tricolore “è il simbolo moderno di un Popolo antico che rappresenta la volontà di un destino comune”.

Partire dal Tricolore, molto e meritoriamente esibito da milioni di italiani, in questa fase di grave emergenza sanitaria, e’ il modo migliore per recuperare una solida scala di valori e, con essa, la direzione di marcia di un grande Paese e di un grande Popolo che, alla prova più drammatica, quella del Covid 19, manifesta tutta la sua maturita’ e la sua alta responsabilità.

Al bando l’odio, le violenze di ogni tipo, anche quelle verbali, le fake news, tutto ciò che distrugge la solidità di un popolo che merita un ‘alba di speranza e di prosperità.

Scriveva Khalil Gibran: “Non si può raggiungere l’alba senza passare dai sentieri della notte”.

(Sen. Nuccio Cusumano)

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