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Qualche riflessione sul coronavirus

L’umanità, come in tante altre circostanze della storia, sta attraversando un serio problema che è quello della diffusione di un virus, denominato coronavirus, che è stato isolato allo Spallanzani di Roma, ma contro il quale purtroppo non abbiamo ancora una terapia certa e risolutiva.

Ha causato finora sfortunatamente qualche migliaio di morti e dalla Cina si sta diffondendo in molti Paesi del mondo.

Di fronte alle difficoltà biologi, virologi, medici, infermieri, protezione civile, politici, amministratori e tanti cittadini in generale stanno dando il meglio di sé per circoscrivere la diffusione del fenomeno e ridurre i danni il più possibile.

Per questo senso di responsabilità e di altruismo ci sono persone che sono rimaste infettate e sono morte come è capitato allo stesso direttore dell’ospedale di Wuhan, la città cinese da cui è partito il batterio e che ha avuto i problemi più grandi.

Ora un virus è molto semplicemente un microrganismo acellulare con caratteristiche di parassita che si riproduce nelle cellule di altri organismi e che li infetta con conseguenze spesso letali sugli stessi quando né la loro risposta immunitaria né la terapia riescono ad eliminarne l’azione.

Talora né la biologia ci dà certezza della loro origine, ma neppure l’epidemiologia è in grado di darci lumi sul sistema di trasmissione di questi agenti patogeni.

Il genere umano nella migliore espressione di pensiero ha sempre compreso sul piano scientifico che la natura è costituita da elementi postivi e negativi e che occorre studiare tutti i sistemi per eliminare gli effetti dei secondi.

Abbiano seguito con rispetto, ma soprattutto con grande stima l’atteggiamento di chi si è speso sui media per informare correttamente sul coronavirus evitando opportunamente e giustamente di diffondere paure o peggio ancora panico.

Questo si chiama senso di responsabilità e di elevato spirito di cittadinanza attiva.

L’Italia è al momento uno degli Stati in cui il coronavirus si sta purtroppo diffondendo e rispetto a tale fenomeno ci sembra che sia il governo centrale che le amministrazioni periferiche stiano rispondendo con provvedimenti sensati e con tutte le indicazioni più opportune di comportamento, di precauzione e di autodifesa per i cittadini che sono disponibili sul sito del Ministero della Salute e ormai diffusi a largo raggio su tutti i canali d’informazione.

È intollerabile al contrario l’atteggiamento di chi prova a strumentalizzare le difficoltà che viviamo per ragioni pseudo politiche, di puro interesse economico o peggio ancora con equivoche interpretazioni di natura teologica.

I primi dovrebbero capire che quando un Paese vive difficoltà così pesanti e preoccupanti legate alla diffusione di una pandemia ogni forza politica ha da comprendere che occorre chiudere le fila e lavorare tutti nella direzione del superamento dei problemi cercando di portare il proprio contributo nei suggerimenti per le problematicità legate al fenomeno.

C’è chi ha imbastito azioni riprovevoli di contrapposizione xenofoba rispetto a persone appartenenti alla comunità cinese.

Per questi, come per chi nel giro di qualche giorno aumenta voracemente il prezzo di una mascherina protettiva del 2000% , non ci può essere alcun sentimento che quello della riprovazione.

Chi pubblica giornali dovrebbe semplicemente vergognarsi di certi titoli in prima pagina che davvero sembrano la negazione dell’etica professionale per chi fa il mestiere di giornalista il cui ordine nazionale non dovrebbe tollerare chi scrive per fare “ l’incendiario” o “l’untore”.

Per fortuna si tratta di quotidiani non solo poco diffusi, ma facilmente riconoscibili nei principi astrusi e nelle logiche cui si ispirano.

Rispetto ad essi non c’è scelta più corretta d’ignorali e di boicottarne le vendite.

Trovando infine la notizia sui social network, siamo andati a cercare su Youtube la catechesi tenuta da padre Livio Fanzaga su Radio Maria, un’emittente che non è nostro costume seguire.

Ci siamo sforzati di seguire l’intervento per intero nonostante le continue perplessità e il taglio davvero e assolutamente non condivisibile di quell’intervento.

Dopo un excursus storico sui principali casi di pandemia nella storia il sacerdote si è avventurato in una interpretazione molto estemporanea del coronavirus che lui ha definito di natura teologica.

Testualmente, a parte le altre elucubrazioni sulla natura e il suo rapporto con gli esseri viventi, abbiamo poi sentito parlare dell’immagine di un Dio che davvero da credenti ci è parso la negazione di quella forte energia di Amore trasmessaci da Gesù Cristo e che noi sentiamo vivere nell’universo da Lui creato a sostegno di tutti gli esseri umani.

Quando infine ha sottolineato testualmente che il Coronavirus sarebbe “un ammonimento che proviene dal Cielo” e che si sviluppa “in un contesto anticristico in particolare della Cina”, francamente siamo trasecolati e stavamo per chiudere il filmato che in realtà era invece giunto alla fine dei trentaquattro minuti di un monologo francamente inaccettabile.

Ricordiamo che già qualche anno fa il Vaticano aveva dovuto prendere le distanze dall’emittente che aveva parlato ad esempio dei terremoti come di un “castigo di Dio” .

Queste sul coronavirus tuttavia sono dichiarazioni tenute da padre Livio Fanzaga che è nientemeno che il direttore dell’emittente.

Ci chiediamo allora molto semplicemente se la Chiesa Cattolica non debba sentire la necessità di dare ai suoi organi d’informazione o a quelli che si definiscono tali una struttura più democratica e partecipata capace quantomeno di dare alle trasmissioni un format e una configurazione in cui le dichiarazioni quantomeno non siano monologhi, ma affidate al confronto dialettico.

Forse il superamento del direttore unico per una redazione collegialmente responsabile darebbe anche a certe emittenti più partecipazione decisionale e discussione critica.

È ciò che francamente ci aspettiamo come credenti per non vivere l’imbarazzo di dichiarazioni davvero inammissibili in quello che consideriamo un rapporto di amore di Dio verso l’intera umanità.

(Umberto Berardo)

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