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Anra: per la siccità puntare alla desalinizzazione

­Il cambiamento climatico avrà serie conseguenze su ogni singolo aspetto delle nostre vite: la maggiore intensità e frequenza delle precipitazioni in molte parti d’Europa determinerà infatti alluvioni più frequenti e gravi. In altre parti d’Europa, inclusa l’Europa meridionale, l’aumento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni faranno sì che in molte aree, come in Italia, lunghi periodi di siccità aggraveranno la salute del suolo e delle risorse. 

Il suolo è un elemento importante del sistema climatico e ripristinare i sistemi terrestri per tornare a un uso sostenibile del suolo nelle aree urbane e rurali può aiutare a mitigare il cambiamento climatico e favorire l’adattamento ad esso. Ma anche il mare è una risorsa straordinaria, soprattutto in Italia, che può offrire opportunità per mitigare considerevolmente i periodi di siccità climatica attraverso i processi di desalinizzazione della propria acqua. 

“L’Italia non è un paese particolarmente fortunato per le risorse naturali energetiche – spiega Carlo Cosimi, presidente di Anra, l’associazione dei risk manager e responsabili assicurazioni aziendali – ma sicuramente lo è per gli oltre 8.000 chilometri di sviluppo costiero. Ad un Paese del genere l’unica cosa che non dovrebbe mancare è l’acqua e invece a noi manca, ed è sempre mancata, complice una vecchia e maltenuta rete di distribuzione sul territorio. Di acqua dolce dal mare ce ne sarà sempre più bisogno, tant’è che il Global Water Intelligence di Oxford valuta che entro il 2025 il valore complessivo di mercato della desalinizzazione si aggirerà attorno ai 12 miliardi di dollari. Un balzo dell’11 per cento rispetto al valore attuale”. 

L’acqua di mare ricopre il 71 per cento della superficie del pianeta e rappresenta il 97 per cento dell’acqua mondiale. La desalinizzazione o dissalazione può giocare un ruolo di primo piano nella lotta alla siccità e seamo gli occhi al mondo scopriamo che la desalinizzazione è già impiegata in 183 Paesi. Quasi la metà della capacità totale (47,5 per cento) è installato nei Paesi del Medio Oriente. I principali utilizzatori di acqua dissalata al mondo sono Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrain. Globalmente sono operativi circa 16.000 impianti, per una capacità totale di oltre 78 milioni di metri cubi al giorno.

In Europa, sono soprattutto i Paesi mediterranei quelli interessati alla desalinizzazione, che infatti ha conosciuto un notevole sviluppo soprattutto in Spagna (fonte report Althesys). 

“Le istituzioni che governano il Paese per tranne alcuni casi riguardanti le nostre isole – prosegue Cosimi – hanno sempre frenato legislativamente la diffusione di tali impianti, dove la desalinizzazione conta solo per lo 0,1 per cento dei prelievi idrici complessivi. Non solo: nelle isole la desalinizzazione in situ è ​​molto più conveniente del trasporto dal continente”.

Il costo dell’acqua desalinizzata si attesta infatti sui 2-3 €/m3, mentre il prezzo di un metro cubo di acqua trasportata via nave si aggira su livelli molto più alti, circa 13-14 euro. Eppure la tecnologia del processo di dissalazione è consolidata e non presenta particolari rischi o costi di impatto ambientale ed è basata sul principio dell’osmosi inversa (ovvero si tolgono i sali dall’acqua ma anche fosfati e metalli pesanti). Tutto ciò che appare paradossale dal che questi impianti di dissalazione sono ammessi nella Tassonomia europea attività sostenibili, considerando le forti sinergie che possono anche essere associati con le rinnovabili: le zone aride, dove i dissalatori sono più usati, sono anche quelle con maggior irraggiamento solare e quindi più adatte all’uso di energia fotovoltaica per alimentari questi impianti.  L’unione tra impianti di dissalazione, generazione solare, eolica, e termoelettrica permetterebbe di limitare le emissioni, ridurre i costi energetici e la loro volatilità legata ai combustibili. E soprattutto di avere acqua, tanta, in abbondanza per le coltivazioni agricole. Il Pnrr individua quattro voci di investimenti con lo scopo di “garantire la sicurezza dell’approvvigionamento e la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo” per risorse totali di 4,38 miliardi di euro. 

“L’acqua marina dissalata e resa disponibile per il consumo agricolo, industriale e civile potrebbe rappresentare per l’Italia un giacimento di ‘Oro Blu’, una grande opportunità per il Paese rappresentato anche dalla realizzazione di una nuova grande rete di trasporto per esportare l’acqua verso quei vicini europei privi di un accesso al mare e che soffriranno sempre più in futuro della povertà di acqua – continua Cosimi. “Le conseguenze di questa estate rovente e della mancanza di provvedimenti strutturali, aumenta la pressione inflattiva sui costi dei prodotti agricoli e mette a rischio la sopravvivenza di aziende agricole a conduzione familiare – conclude il presidente di Anra.

La produzione agricola compromessa dalla mancanza di pioggia, quando non dalle improvvise e violente grandinate, induce la richiesta delle Regioni per lo stato d’emergenza, con una condizione italiana di razionamenti nell’uso civile e industriale dell’acqua e l’aumento dei prezzi delle produzioni agricole lungo la catena del valore fino al consumatore spingendo ulteriormente l’inflazione l’alto.

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