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La scuola del futuro: incontro Ascani-Aprea

Millennials vs Centennials, Anna Ascani, deputata del Partito Democratico e Sottosegretario di Stato per l’Istruzione, vs Valentina Aprea, deputata di Forza Italia e capogruppo in commissione Cultura, Scienze e Istruzione. Un’antitesi solo apparente, visto che le generazioni dei Millennials e dei Centennials sono consecutive temporalmente e non contrapposte.

Le due parlamentari s’incontreranno il 26 febbraio alle 18 nella sede romana dell’università telematica e-Campus per illustrare le riflessioni legate all’innovazione educativa delle ultime generazioni, affrontate da entrambe nei libri “Senza Maestri. Storie di una generazione fragile” (Rubbettino editore, Soveria Mannelli, 2019) di Anna Ascani e “La scuola dei Centennials” (Egea editore, Milano, 2019) di Valentina Aprea.

Il libro della Ascani, quasi autobiografico, racconta la vita di cinque Millennials, nati tra i primi anni Ottanta e la fine dei Novanta, della strutturale fragilità della loro generazione che è venuta al mondo “dopo la caduta degli dèi – scrive l’autrice – dopo la caduta dei muri, delle ideologie, dei grandi partiti di massa, dopo le brigate rosse, dopo il terrorismo nero. Siamo nati dopo. E senza maestri che ci aiutassero a orientarci. Ci hanno invece sommerso di racconti nostalgici sul ‘prima’, su quali fossero le grandi correnti aggreganti, su come fosse bella l’infanzia senza la televisione, l’adolescenza senza il computer, la giovinezza senza Facebook. Siamo nati-dopo, noi. Ci hanno definito bamboccioni, choosy, annoiati, sfaticati, sdraiati. E invece siamo semplicemente fragili, una generazione-Sisifo, anche se spesso ce ne vergogniamo”.

Il riconoscimento della propria condizione di fragilità non porta però all’abbandono, bensì “alla lotta verso la cima”. Centrale il ruolo della scuola come spiega l’Ascani: “Nel tempo del diritto alla fragilità, la scuola non dovrà più essere una parentesi della nostra esistenza, nella quale ci si prepara a essere performanti per il mercato del lavoro. La scuola deve diventare il luogo più importante delle nostre città e delle nostre periferie: il centro della vita di una comunità, che si continua ad abitare lungo tutto il corso della vita. Dove ci sono maestri veri che fanno da guida e rifugio, che favoriscono l’integrazione di culture differenti, che ci insegnano a condividere gli spazi, a sentirci più arcipelago e meno isole”.

Valentina Aprea, appartenente alla generazione Baby Boom, parte invece da un’analisi dello studente di oggi, descrivendo così la generazione dei Centennials: “Non hanno conosciuto il mondo senza internet, si sentono a loro agio nella rete e pensano e comunicano in modo diverso da tutte le generazioni che li hanno preceduti. I bambini e i ragazzi di oggi conoscono e raggiungono realtà vicine e lontane e vivono sperimentando due modalità, una in presenza e una dentro la realtà virtuale; sono fruitori naturali delle innovazioni tecnologiche che cambiano insieme a loro e che li proiettano incessantemente nel futuro”.

Per l’autrice è indispensabile quindi un ripensamento dell’istituto scolastico, con la costruzione di un nuovo progetto educativo valido per la nuova generazione. “La scuola, quella italiana in particolare, sembra sottovalutare, in molte sue espressioni, la portata di questi cambiamenti, derubricando le innovazioni intervenute nella società contemporanea come una variabile indipendente rispetto ai percorsi di studio e di certificazione delle conoscenze, abilità e competenze – scrive l’Aprea – I Centennials hanno diritto ad andare… a scuola di futuro”.

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