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Un’approfondita ricerca: scuola on-line promossa

Lockdown indubbiamente pesante, ma non insopportabile. Sarà che i ragazzi sono ormai padroni delle nuove tecnologie, la scuola on-line viene generalmente promossa, casomai con qualche “debito”.

Insomma, un okay di massima all’esperienza on-line, anche se quale controindicazione non manca, da quella tecnica ai risvolti sul benessere fisico e psicologico.

Questo, in estrema sintesi, è quanto emerge dall’indagine on-line realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca IARD su un campione di oltre 1.500 studenti italiani intervistati tra il 3 e il 16 maggio 2020.

“I risultati della prima indagine effettuata in pieno lockdown – commenta Maurizio Tucci, presidente di Laboratorio Adolescenza – ci avevano restituito l’immagine di una adolescenza matura e responsabile, in grado di sopportare un evento improvviso e drammatico con una stabilità emotiva a volte superiore a quella degli adulti. Quanto emerge da questo nuovo rilevamento è una conferma che il peso della quarantena forzata è stato vissuto con comprensibile fatica, ma senza drammi eccessivi”.

Venendo ai dati odierni, il 60% del campione si è diviso pressoché a metà tra chi ha trovato il lockdown “faticoso” e chi lo ha trovato “poco piacevole, ma sopportabile”. Soltanto il 13% lo ha definito “insopportabile”, mentre il 15% ha affermato di essersi adattato bene e il 10% ha dato un giudizio addirittura positivo: “non mi è dispiaciuto”. Riguardo il primo desiderio da esaudire appena “liberi”, la maggioranza schiacciante (64,3%) ha espresso quello di rivedere gli amici. A grande distanza (13,1%) “rivedere il proprio ragazzo o la propria ragazza” (più le femmine che i maschi) e “fare sport” (8,7% – più i maschi che le femmine). Solo il 2,7% ha espresso il desiderio di “fare shopping” e, percentuale analoga, di andare dal parrucchiere (più i maschi che le femmine). Con l’aumentare dell’età (over 20) hanno comprensibilmente perso terreno gli amici a favore del “partner”.

Confrontando le risposte a due domande che sono state poste sia nella prima che nella seconda indagine, si registra che il timore nei confronti del coronavirus è rimasto pressoché identico mentre – dato estremamente positivo – è aumentato significativamente l’utilizzo costante degli strumenti di prevenzione (mascherina, distanziamento sociale, igiene delle mani…) – ( tabelle 1 e 2). I più attenti ad adottare sempre le misure di prevenzione risultano essere ragazzi e ragazze del sud.

Tabella 1 – Quanto sei preoccupato/a del coronavirus?


Indagine aprile 2020Indagine maggio 2020
Per nulla4,7%4,5%
Poco29,6%28,8%
Abbastanza51,0%52,7%
Molto14,7%13,9%

Tabella 2 – Rispetti le precauzioni indicate dalle autorità sanitarie (distanza tra le persone, nessun contatto fisico, lavarsi le mani spesso, non frequentare luoghi affollati, ecc..)


Indagine aprile 2020Indagine maggio 2020
Mai0,4%0,3%
Raramente3,3%0,8%
A volte sì a volte no40,4%22,5%
Si, sempre57,2%76,2%

“Registrare da un lato che la preoccupazione nei confronti del virus non cambia, rimanendo massiccia pur senza isterismi, e dall’altro il sensibile aumento dell’uso dei supporti e dei comportamenti di prevenzione – commenta Carlo Buzzi, sociologo dell’Università di Trento, Direttore scientifico dell’area ricerca di Laboratorio Adolescenza e membro del Comitato scientifico dell’Istituto IARD – segna un alto livello di responsabilizzazione delle nuove generazioni. Un segnale di maturità che – ammettiamolo – ci sorprende e che non trova probabilmente un riscontro di tale entità tra i post-adolescenti e i giovani adulti in genere”.

La scuola on-line

La quasi totalità del campione (94%) ha affermato di avere avuto modo di proseguire l’attività scolastica online con una buona regolarità. Il giudizio è stato complessivamente positivo con il 42% che l’ha considerata “abbastanza utile” dal punto di vista dell’apprendimento ed il 20,4% molto utile. I critici si sono divisi tra un 30% che ha definito l’esperienza “poco utile” e l’8% che l’ha bocciata come “totalmente inutile”.

Ma le controindicazioni – segnalate anche da chi ha dato un giudizio positivo – ci sono comunque state (vedi tabella 1), mentre i vantaggi sono apparsi complessivamente scarsi (tabelle 3 e 4).

Tabella 3

Problemi riscontratiRisposta “SI”
Non avere contatti con i miei compagni durante la lezione70,3%
Le lezioni si capiscono meno bene66,3%
Le continue distrazioni (smartphone, chat, musica ecc.)58,9%
Difficoltà tecniche di connessione56,8%
La presenza dei miei familiari in casa che parlano e fanno rumore51,3%
La scarsa capacità di qualche docente di usare la didattica online48,6%
La mancanza a casa di un posto fisico adatto per poter seguire le lezioni15,6%

Tabella 4

Benefici riscontratiRisposta “SI”
Il tempo viene utilizzato meglio33,1%
Riesco più facilmente a fare domande21,9%
Mi concentro di più17,6%

Il problema maggiore è risultato essere, ancora una volta, la mancanza dei compagni, ma due terzi del campione ha anche indicato una maggiore difficoltà a capire le lezioni rispetto a quanto avviene a scuola. Riguardo le eventuali carenze tecniche da parte degli insegnanti a gestire la didattica a distanza, è da notare che questo tipo di segnalazione è arrivata in prevalenza dagli studenti delle scuole medie inferiori ed è via via diminuita all’aumentare dell’età dei rispondenti. Segno, probabile, che le “carenze tecniche” fossero – del tutto ragionevolmente – anche degli stessi studenti più giovani.

Quanto emerso dall’indagine – commenta Alessandra Condito, dirigente del liceo scientifico Einstein di Milano – corrisponda esattamente al mio percepito dal mio punto di osservazione. Che la mancanza di socialità sia risultata essere la carenza maggiore sofferta dagli studenti è un dato importante di cui ci dovremo ricordare, e dovrà essere tenuto in massima considerazione, dai “decisori” quando si progetteranno riaperture e nuove “fasi”: l’adolescenza non ha bisogno solo di fibra veloce”.

Concorda Teresa Caputo – insegnante in una scuola media superiore e membro del Consiglio direttivo di Laboratorio Adolescenza – “La mancanza dell’interazione e del confronto diretto coi compagni di classe e con l’insegnante, che per qualcuno ha in parte anche significato meno occasioni di distrazione, ha fatto però comprendere a tutti – insegnanti compresi – quanto sia fondamentale la relazione umana per un apprendimento reale”.

Ma quattro, cinque ore, se non di più, davanti al computer hanno fatto anche registrare alcune controindicazioni legate al benessere fisico e psicologico. (tabella 5)

Tabella 5

Disturbi riscontratiFemmineMaschi
Mal di testa66,4%46,2%
Bruciore agli occhi71,1%51,1%
Mal di schiena66,7%44,7%
Fastidio alle orecchie a causa delle cuffie27,7%32,9%
Difficoltà di concentrazione70,9%63,1%
Ansia55,2%34,6%
Difficoltà ad addormentarsi58,0%38,2%
Senso di solitudine60,6%39,7%

I dati dell’indagine – sottolinea Marina Picca, presidente della Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche Lombardia e membro del Consiglio direttivo di Laboratorio Adolescenza – confermano i risultati raccolti anche da parte di pediatri di famiglia: i 98% dei pediatri segnala, tra i propri pazienti, un aumento di comportamenti problematici, riconducibili al lockdown, che nell’80% riguardano preadolescenti e adolescenti. Vengono riferiti disturbi psicosomatici come ‘mal di testa e mal di pancia’, tristezza, ansia, manifestazioni di collera, aggressività verbale, difficoltà di concentrazione e attenzione durante le attività scolastiche on line e rifiuto di fare i compiti, anche in ragazzi che non avevano mai presentato difficoltà scolastiche. Come pediatri di famiglia abbiamo il compito di far emergere e intercettare precocemente questi segnali di malessere e aiutare i genitori a comprenderli ed affrontarli. E di questi aspetti bisognerà tener conto nella organizzazione dell’attività didattica futura.

Mal di testa, bruciore agli occhi e mal di schiena sono i sintomi maggiormente riferiti dagli studenti. La cosa non sorprende Gianluigi Marseglia, direttore della Clinica pediatrica dell’Università di Pavia e membro del Consiglio direttivo di Laboratorio Adolescenza: “La permanenza prolungata davanti ad un video crea inevitabili problemi alla vista e alla postura, la qual cosa innesca inevitabilmente fenomeni di cefalea “muscolo-tensiva”. Teniamo sempre presente che le ore di scuola-on line si sono inevitabilmente aggiunte alle ore che già normalmente gli adolescenti trascorrono utilizzando questi strumenti e il cumulo ha prodotto gli effetti descritti”.

“A questo si aggiunge – commenta ancora Maurizio Tucci – che se l’80% ha avuto modo di seguire le lezioni online utilizzando un computer (fisso o portatile) o un tablet, il 20% è stato costretto a farlo, per mancanza di altri strumenti, utilizzando il proprio smartphone, che per le dimensioni non è assolutamente adatto alla cosa. E questo apre un capitolo importante che riguarda la dolorosa selezione sociale che questa emergenza ha messo in evidenza, anche per quanto concerne la possibilità di proseguire da casa l’attività didattica. Un problema del quale chi si occupa di adolescenza e di scuola dovrà farsi carico nel progettare il futuro”.

Interessante osservare che la percentuale delle ragazze che indicano questi disturbi è decisamente superiore rispetto a quella dei ragazzi. Non essendoci ragioni “organiche” perché ciò si verifichi un motivo è certamente legato al fatto che le ragazze normalmente dedicano più ore allo studio, rispetto ai maschi, e – nella situazione attuale – ciò significa maggior tempo al computer. Ma non solo.

“Riferendomi alla mia esperienza professionale – sottolinea Alessandra Condito – anche a scuola le ragazze esprimono una percentuale maggiore dei malesseri indicati, mentre i ragazzi tendono ad esprimere malessere e stress più con manifestazioni di rabbia (porte che sbattono, pugni al muro, uscita dalla classe in malo modo)”.

Sul fronte psicologico

“L’ansia, la difficoltà ad addormentarsi e il senso di solitudine avvertiti dai ragazzi – afferma Fulvio Scaparro, psicologo e psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza e referente dell’area psicologica di Laboratorio Adolescenza – non possono essere “addebitati” alla scuola on-line in quanto tale, ma derivano molto più verosimilmente da una sorta di accumulo di stress generato dalla situazione complessiva che stanno vivendo e che emerge maggiormente nei momenti in cui sono richiesti concentrazione e impegno”.

Promossa con qualche “debito”

Complessivamente, se il giudizio su questa sperimentazione forzata di scuola “virtuale” non è negativo, il campione si spacca a metà tra chi sostiene che una volta tornati alla normalità la didattica on line debba essere messa in naftalina (50,1%) e chi afferma che gradirebbe continuare comunque a svolgere alcune attività scolastiche online (42,1%) o, addirittura preferirebbe una attività scolastica online prevalente rispetto alle lezioni impartite a scuola (7,7%).

Le previsioni per il prossimo anno scolastico

Mentre pessimisti e ottimisti ad oltranza si equivalgono – “Si tornerà a scuola a settembre come sempre” (17%) vs “Non si tornerà a scuola e si continuerà con le lezioni online ancora per molti mesi” (19,4%) –, la maggioranza (62,9%) opta per un più interlocutorio “Si tornerà a scuola con modalità differenti e turni”. Così come il 67% sostiene che non è ragionevole pensare di passare tante ore a scuola con la mascherina.

Ciò che invece cambierà, molto probabilmente, sarà il modo di andarci, a scuola (tabella 6). Drastico calo – almeno nelle previsioni del momento – dell’utilizzo dei mezzi pubblici. La differenza è particolarmente significativa al nord-ovest (dove c’è maggiore abitudine ad utilizzare i mezzi pubblici per andare a scuola) dove si passa dal 67% al 48%. Cresce dovunque (stando alle previsioni), l’utilizzo del mezzo “personale”. Il covid-19 sarà una bella scusa per avere, finalmente, il motorino?

Tabella 6


Con che mezzo andavi normalmente a scuolaCon che mezzo pensi che andrai a scuola il prossimo anno
Con i mezzi pubblici53,3%36,8%
Mi accompagnavano i miei in auto19,3%24,5%
Con un mio mezzo personale (bici, motorino…)11,5%20,0%
A piedi15,7%17,6%

Metodologia

“Dal punto di vista metodologico – afferma Carlo Buzzi, che ha coordinato l’indagine – il questionario è stato veicolato attraverso un link diffuso spontaneamente da chat e da gruppi informali giovanili. Essendo le risposte indotte da processi autoselettivi, l’indagine non può essere considerata rappresentativa dal punto di vista strettamente statistico; tuttavia i risultati, considerando l’alto numero dei rispondenti, misurano certamente delle tendenze, fornendo importanti indicazioni.

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