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Sviluppo sostenibile: i ritardi italiani nel rapporto Asvis

Campo-Imperatore-Gran-Sasso-L’Italia è ancora in ritardo sullo sviluppo sostenibile. E’ quanto emerge dal rapporto 2017 dell’Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, rete di oltre 170 organizzazioni che si occupano di sostenibilità.
Benché nel nostro Paese persistano rilevanti criticità che ci impediscono di tenere il passo, l’Italia registra comunque “miglioramenti” per nove target, come educazione, salute ed alimentazione, ma anche “un sensibile peggioramento” per altri quattro: povertà, gestione delle acque, disuguaglianze di reddito e salvaguardia dell’ecosistema.
L’Italia dunque “non è su un sentiero di sviluppo sostenibile” e “la ripresa economica, da sola, non risolverà i problemi”, tanto che “con gli attuali andamenti, l’Italia non sarà in grado di centrare i target” dell’agenda Onu per il 2020 e per il 2030.
Il rapporto indica la strada giusta attraverso “incisive politiche di transizione energetica ed ecologica”, “forti investimenti sull’innovazione e sul capitale umano, oltre che di politiche settoriali volte a ridurre le disuguaglianze, a rigenerare gli ecosistemi a rischio e a migliorare le infrastrutture e la qualità della vita nelle città”.
Il rapporto indica anche lo stretto legame tra sostenibilità e sviluppo economico: attuando politiche orientate allo sviluppo sostenibile è possibile, infatti, “un miglioramento considerevole della sostenibilità complessiva, un incremento notevole della performance del Paese nel pilastro economico, e limitati miglioramenti dei pilastri sociale e ambientale”.
Le politiche ipotizzate per l’Italia sono: attuazione dell’Accordo di Parigi e della Strategia Energetica Nazionale; potenziamento della Garanzia Giovani e aumento dell’occupazione femminile; Industria 4.0 e Banda Larga; istruzione di qualità.
Inoltre, evidenzia ancora lo studio, il nostro Paese è in ritardo nell’adozione di strategie fondamentali per garantire il benessere e un futuro alla generazione presente e a quelle che verranno, come quelle relative all’energia, alla lotta al cambiamento climatico ed all’economia circolare.
Se l’Italia non accelera sullo sviluppo sostenibile non riuscirà a raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs – Sustainable development goals nell’acronimo inglese), né quelli che prevedono una scadenza al 2020 né quelli riferiti al 2030, come pure si è impegnata a fare sottoscrivendo l’Agenda 2030 dell’Onu il 25 settembre del 2015.
Il rapporto auspica anche che il governo “predisponga entro il 2017 Linee guida per le amministrazioni statali affinché applichino standard ambientali e organizzativi che contribuiscano al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

(Gi.Ca.)

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