
E’ stato presentato al Senato il VII Rapporto annuale sul lavoro domestico a cura dell’Osservatorio Domina, utile a fotografare la realtà e le tendenze del lavoro domestico in Italia. Oltre all’analisi dei dati, il Rapporto offre piste di riflessione sull’importanza crescente del settore e sulla necessità di garantire un maggiore sostegno alle famiglie italiane nella gestione della cura e dell’assistenza.
Ancora in calo lavoratori e datori di lavoro. Dopo gli aumenti del 2020 e 2021, riconducibili principalmente alle misure di contenimento della pandemia, i datori di lavoro nel 2024 continuano a diminuire, registrando 16 mila unità in meno rispetto all’anno precedente (-1,7%). Trend simile anche per i lavoratori (-2,7%), ma con differenze significative per genere e cittadinanza. Il calo più significativo si è registrato tra gli uomini stranieri (-9,1%), mentre gli uomini italiani sono in lieve aumento (+0,6%). Le donne straniere, nonostante una modesta tendenza di calo dal 2021, rimangono dominanti nel settore domestico, rappresentando il 60% del totale. Il secondo gruppo più numeroso è quello delle donne italiane, che rappresentano il 29% del totale. Il settore rimane caratterizzato dalla presenza di lavoratori provenienti dall’Est Europa (34,8%). Il secondo gruppo più numeroso è però quello di cittadinanza italiana, con il 31,4% del totale. Consistente anche la componente dell’Asia (16,9%), mentre rimangono minoritarie le componenti dell’America Latina (10,5%) e dell’Africa (5,9%), principalmente di area mediterranea.
Dimensioni e cause del lavoro informale. Il lavoro domestico si conferma il settore con il più alto tasso di irregolarità in Italia (48,8%, contro il 10,0% di media settori). Applicando questo tasso agli 1,7 milioni di persone censite dall’Inps, il numero di persone coinvolte supera i 3,3 milioni. Secondo un’indagine realizzata dall’Osservatorio Domina con il supporto tecnico dell’Ufficio OIL per l’Italia e San Marino, tra i datori di lavoro le cause principali della mancata dichiarazione all’Inps sono da ricercare nello status giuridico dei lavoratori migranti (irregolarità con il Permesso di Soggiorno) o in esplicite richieste del lavoratore. In altri termini, per quasi il 70% dei datori di lavoro le cause sono imputabili principalmente ai lavoratori. Tra i lavoratori, invece, tra le cause dell’informalità prevale nettamente la mancanza di controlli (52,6%). Le cause imputabili ai lavoratori, ovvero richiesta diretta o Permesso di Soggiorno, in questo caso scendono invece sotto il 10%.
Il contributo economico e fiscale. Il valore aggiunto prodotto ammonta a 17,1 miliardi di euro, pari allo 0,9% del PIL nazionale. Le famiglie italiane sostengono una spesa complessiva di 13,4 miliardi di euro per il lavoro domestico, somma che include sia la componente regolare sia quella sommersa. Questo impegno privato genera un beneficio diretto per lo Stato, che nel solo 2024 ha potuto contare su un risparmio stimato di oltre 6 miliardi di euro, equivalenti allo 0,3% del PIL, evitando l’onere di un’assistenza istituzionalizzata a oltre 800 mila anziani non autosufficienti. Dal punto di vista fiscale, i lavoratori regolari hanno garantito entrate per oltre 1,3 miliardi di euro in contributi e imposte; se emergesse la quota irregolare, il gettito potrebbe quasi raddoppiare, arrivando a 2,5 miliardi di euro. Ciò dimostra come l’emersione del lavoro sommerso rappresenti non solo una questione di equità sociale, ma anche una concreta opportunità per i conti pubblici.
Secondo Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, “Non solo grazie alle famiglie datoriali si riesce a sostenere il lavoro di cura, ma i 13,4 miliardi spesi dalle famiglie portano un contributo economico pari a quasi 1 punto di PIL. Il contributo economico e fiscale è limitato dalla diffusione del lavoro informale. L’Osservatorio Domina ha analizzato le cause del lavoro informale su un campione di oltre 3 mila persone e ha avanzato proposte concrete per la tutela del settore, tra cui un cash back dedicato, l’estensione della Prestazione Universale per Anziani Non Autosufficienti, o il trasferimento della Naspi ai datori che assumono.
Datori di lavoro domestico per Regione (persone fisiche, 2024)
| Lombardia | 169.984 | 18,8% | +19,5% | -13,6% |
| Lazio | 152.258 | 16,9% | +6,6% | -8,7% |
| Toscana | 77.339 | 8,6% | +13,3% | -11,3% |
| Emilia Romagna | 71.597 | 7,9% | +16,8% | -18,1% |
| Piemonte | 66.456 | 7,4% | +11,6% | -15,7% |
| Veneto | 64.056 | 7,1% | +18,5% | -17,8% |
| Sardegna | 52.858 | 5,9% | +6,4% | -0,7% |
| Campania | 46.256 | 5,1% | +22,1% | -21,7% |
| Sicilia | 39.664 | 4,4% | +11,7% | -16,7% |
| Liguria | 31.517 | 3,5% | +9,7% | -10,7% |
| Puglia | 28.899 | 3,2% | +35,5% | -18,2% |
| Marche | 22.485 | 2,5% | +12,9% | -18,4% |
| Friuli Venezia Giulia | 19.281 | 2,1% | +16,5% | -10,0% |
| Umbria | 18.108 | 2,0% | +9,8% | -13,6% |
| Abruzzo | 13.017 | 1,4% | +15,6% | -16,1% |
| Calabria | 11.005 | 1,2% | +17,1% | -24,9% |
| Trentino Alto Adige | 10.786 | 1,2% | +13,0% | -17,9% |
| Basilicata | 3.177 | 0,4% | +33,3% | -23,9% |
| Molise | 1.737 | 0,2% | +13,1% | -24,8% |
| Valle d’Aosta | 1.565 | 0,2% | +7,6% | -13,3% |
| Totale | 902.083 | 100,0% | +14,4% | -13,8% |
* Il totale include 38 datori di lavoro di cui non è nota la Regione.
Elaborazioni Domina e Fondazione Leone Moressa su dati Inps – fornitura personalizzata
Lavoratori domestici per area di provenienza, 2024
| Est Europa | 284.689 | 34,8% | -0,9% | -17,7% |
| Italia | 257.067 | 31,4% | +12,3% | -13,0% |
| Asia | 138.187 | 16,9% | +32,2% | -17,6% |
| America Latina | 86.186 | 10,5% | +24,8% | -5,7% |
| Africa | 48.327 | 5,9% | +45,1% | -32,2% |
| Altro | 2.947 | 0,4% | +7,3% | -14,2% |
| Totale | 817.403 | 100,0% | +12,8% | -16,2% |
Elaborazioni DOMINA e Fondazione Leone Moressa su dati Inps
Spesa delle famiglie per la componente regolare, dati regionali (Dati in milioni euro)
| Lombardia | 1.311 | 257 | 97 | 1.665 | 21,7% |
| Lazio | 854 | 160 | 63 | 1.078 | 14,1% |
| Emilia Romagna | 574 | 116 | 43 | 733 | 9,6% |
| Toscana | 564 | 116 | 42 | 721 | 9,4% |
| Veneto | 480 | 98 | 36 | 613 | 8,0% |
| Piemonte | 478 | 95 | 35 | 609 | 7,9% |
| Campania | 259 | 49 | 19 | 327 | 4,3% |
| Sardegna | 236 | 47 | 17 | 300 | 3,9% |
| Liguria | 221 | 44 | 16 | 281 | 3,7% |
| Sicilia | 184 | 36 | 14 | 234 | 3,1% |
| Puglia | 163 | 31 | 12 | 206 | 2,7% |
| Friuli Venezia Giulia | 157 | 32 | 12 | 200 | 2,6% |
| Marche | 158 | 30 | 12 | 200 | 2,6% |
| Umbria | 121 | 24 | 9 | 153 | 2,0% |
| Trentino Alto Adige | 91 | 18 | 7 | 116 | 1,5% |
| Abruzzo | 77 | 15 | 6 | 97 | 1,3% |
| Calabria | 63 | 12 | 5 | 79 | 1,0% |
| Basilicata | 18 | 3 | 1 | 22 | 0,3% |
| Valle d’Aosta | 13 | 3 | 1 | 17 | 0,2% |
| Molise | 9 | 2 | 1 | 12 | 0,2% |
| Totale | 6.030 | 1.187 | 447 | 7.664 | 100,0% |
Elaborazioni DOMINA e Fondazione Leone Moressa su dati INPS
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
