
“La traiettoria di maggiore credibilità verso l’Italia non conosce soste. Il lavoro paga”. Poche parole che sintetizzano la soddisfazione del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti sul giudizio di Standard & Poor’s (S&P), agenzia di rating statunitense, che ha confermato il BBB+ dell’Italia e alzato l’outlook da stabile a positivo.
Standard & Poor’s ha promosso l’economia italiana con l’annuncio del 30 gennaio 2026 che riflette la resilienza del sistema economico nazionale e i progressi nel risanamento dei conti pubblici, nonostante un contesto internazionale ancora complesso.
Secondo l’agenzia, l’Italia continua a beneficiare di un’economia aperta e diversificata, e dal 2013 il Paese registra surplus esterni quasi ininterrotti, fatta eccezione per lo shock energetico del 2022. Il deficit di bilancio è previsto scendere sotto il 3% del Pil nel 2026, per poi ridursi ulteriormente fino al 2,7% entro il 2029. Un ruolo centrale lo gioca il graduale esaurimento degli effetti di cassa legati al Superbonus, il cui impatto dovrebbe scomparire tra il 2028 e il 2029. Il debito pubblico, stimato al 136% del Pil nel 2025, resterà elevato ma dovrebbe iniziare a diminuire a partire dal 2028.
Le prospettive di crescita restano moderate ma in miglioramento. Il Pil è atteso salire allo 0,8% nel 2026, sostenuto soprattutto dagli investimenti pubblici del Next Generation Eu, di cui l’Italia è il principale beneficiario. L’agenzia riconosce progressi significativi nell’attuazione del Pnrr, pur segnalando la sfida di completare i progetti entro la scadenza di metà 2026.
Uno dei punti di forza dell’economia italiana è il mercato del lavoro, che ha mostrato una resilienza superiore alla media europea. Nel terzo trimestre 2025, il tasso di occupazione ha raggiunto un record del 63%, mentre la disoccupazione è scesa sotto il 6%. Restano tuttavia criticità strutturali, tra cui una bassa crescita della produttività e la frammentazione del tessuto imprenditoriale. Un fattore determinante è l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico.
La revisione dell’outlook a positivo riflette l’aspettativa che il settore privato continui a sostenere avanzi delle partite correnti e che la ricchezza delle famiglie, stimata in 11,2 trilioni di euro, funga da cuscinetto contro nuovi shock. Indispensabile anche che il settore pubblico prosegua nella riduzione graduale dell’indebitamento netto.
Nella sua analisi, Standard & Poor’s fa presente che un peggioramento significativo dello scenario economico, commerciale o di finanza pubblica, ad esempio a causa di nuove tensioni sul commercio internazionale, potrebbe comunque riportare l’outlook a stabile o condurre addirittura a un downgrade.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
