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Innovazione verde, cresce il ruolo delle imprese italiane

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“L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea. Infatti le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti. D’altronde la matrice da cui tra ispirazione il titolo di questo lavoro è l’articolo 9 della Costituzione, che Carlo Azeglio Ciampi indicava come il più originale del nostro impianto costituzionale: un articolo unico perché tiene insieme cultura, patrimonio storico e artistico, ricerca scientifica e tecnica a cui più recentemente si è affiancata la tutela dell’ambiente. La più grande fonte di energia rinnovabile e non inquinante è l’intelligenza umana”. A pochi giorni dal vertice europeo di Alden Biesen sulla competitività delle imprese, il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci, ritorna sull’argomento in occasione della presentazione presso il ministero del made In Italy dello studio “Competitivi perché sostenibili”, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro studi Guglielmo Tagliacarne.

Il rapporto, pur non esaurendo l’intera ricchezza del fenomeno, evidenzia come l’eco-innovazione rappresenti una leva strategica per lo sviluppo industriale. L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese titolari di brevetti: 16,5 ogni 1.000 imprese, dietro a Germania (21,6) e Austria (18,9).

Il dato è ancora più significativo se si considera la diffusione degli eco-investimenti: tra il 2019 e il 2024 sono state 578.450 le imprese italiane (pari al 38,7% del totale) ad aver investito in sostenibilità. Una dinamica che non sempre si traduce in titoli di proprietà intellettuale, anche a causa di una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati della ricerca.

“L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “Dietro ad ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”.

L’analisi dei brevetti evidenzia una forte specializzazione italiana in alcuni comparti chiave:

  • mobilità sostenibile, che rappresenta il 31% dei brevetti italiani legati alla mitigazione climatica;
  • efficienza energetica nell’edilizia, ambito in cui l’Italia supera la media europea,
  • gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore tradizionalmente dinamico;
  • tecnologie Ict per la mitigazione climatica, in crescita del 270% negli ultimi dieci anni.

Dal punto di vista settoriale, il manifatturiero si conferma il motore dell’innovazione green con il 59% delle domande di brevetto europeo, seguito dalla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso e costruzioni (entrambi al 3,5%).

Le regioni del Nord (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte) guidano la dinamica dei brevetti grazie alla forte tradizione industriale e alla capacità di trasformare il know-how in soluzioni tecnologiche.

Tra gli ambiti tecnologici emergono la digitalizzazione dei processi produttivi e gestione efficiente delle risorse (12%), le tecnologie di misurazione elettrica e magnetica (7,3%), il trattamento delle acque reflue e dei fanghi (6,5%), le soluzioni per biciclette e micromobilità, le tecnologie energetiche per reti e sistemi di accumulo. Si tratta di innovazioni che contribuiscono alla sostenibilità migliorando l’efficienza produttiva e riducendo consumi ed emissioni.

Uno degli elementi centrali dello studio riguarda il legame tra brevetti green e performance economiche. Le imprese italiane che brevettano tecnologie sostenibili registrano risultati nettamente superiori rispetto alle imprese non green:

  • fatturato medio per impresa – 382 milioni di euro contro 41 milioni;
  • produttività – 144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila;
  • export – il 57,8% esporta per oltre 63 miliardi di euro;
  • capitale umano qualificato – 29,7% laureati (16,7% STEMplus);
  • partecipazioni estere – 41,9% contro il 31,7% delle imprese non green.

Le imprese risultano inoltre protagoniste dell’innovazione, con l’81,9% delle domande di brevetto pubblicate, mentre persone fisiche ed enti incidono rispettivamente per il 12,9% e il 5,2%.

I dati presentati dimostrano come l’innovazione verde, sostenuta dalla digitalizzazione e dalla solida tradizione manifatturiera, stia diventando un fattore decisivo per rafforzare export, produttività e capacità di attrarre investimenti.

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