mercoledì , Marzo 25 2026
Home / Comunicazione / Primo piano / Rapporto sulla competitività: export italiano in crescita nonostante i dazi statunitensi

Rapporto sulla competitività: export italiano in crescita nonostante i dazi statunitensi

Nonostante il contesto globale complesso, nel 2025 l’interscambio commerciale dell’Italia registra un surplus pari a 50,7 miliardi di euro. Crescono del 3,3%, le esportazioni di beni, mentre le importazioni segnano un aumento del 3,1%, confermando la solidità della vocazione export-led del Paese.

È quanto emerge dalla quattordicesima edizione del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi elaborato dall’Istat. Il documento fornisce un quadro aggiornato sulla struttura, le performance e le dinamiche del sistema produttivo nazionale, con particolare attenzione agli scambi commerciali.

Le dinamiche risultano differenziate per aree geografiche:

  • export più dinamico verso i Paesi Ue (+4,2%) rispetto ai mercati extra-Ue (+2,4%)
  • importazioni in crescita soprattutto dall’area extra-Ue (+3,4%) rispetto all’Ue (+2,9%).

Nel confronto con le principali economie europee, l’Italia si distingue come l’unico Paese ad aver incrementato le esportazioni verso gli Stati Uniti nel 2025 (+7,2%). Una performance in controtendenza rispetto a Francia (-0,9%) e soprattutto Germania e Spagna (oltre -9%).

Gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di destinazione dell’export italiano (10,8%), subito dopo la Germania (11,4%). Sul fronte delle importazioni, la quota resta più contenuta (6%), ma si registra una crescita molto sostenuta, pari a circa +30%, accelerata dopo l’accordo commerciale Usa-Ue entrato in vigore ad agosto.

Nel 2025 si rafforza il ruolo della Cina come partner commerciale. Le importazioni italiane dal Paese asiatico crescono del 17,2%, arrivando a rappresentare il 10,3% del totale. In aumento anche l’utilizzo di input produttivi cinesi nella manifattura italiana, con un incremento del 60% tra il 2017 e il 2025.

Le stime econometriche indicano che i dazi statunitensi hanno avuto un impatto negativo ma contenuto sull’export italiano nel 2025. Un raddoppio delle aliquote medie effettive si traduce in una mancata crescita delle esportazioni pari al 3,2%. Gli effetti variano tra i settori. I più colpiti sono quelli dei prodotti minerali e metalli preziosi/gioielli. A impatto moderato i macchinari, articoli manufatti, strumenti di precisione. Grazie al riorientamento dei flussi globali si sono registrati invece effetti positivi per grassi e oli vegetali, calzature e materie plastiche.

Nel commercio di servizi emergono dinamiche differenziate. Nel 2024 l’Italia registra saldi positivi nei confronti di Ue ed extra-Ue per attività a produttività medio-bassa, come viaggi e lavorazioni conto terzi. Restano invece negativi i saldi nei servizi ad alta intensità di conoscenza, tra cui Ict, trasporti e servizi alle imprese.

L’analisi settoriale degli effetti delle misure tariffarie statunitensi evidenzia un quadro articolato, in cui la capacità di adattamento varia sensibilmente tra comparti. Nel 2025 il fatturato dei servizi cresce dell’1,7%, in miglioramento rispetto al +1,2% del 2024, ma con una dinamica congiunturale debole e in progressivo rallentamento nel corso dell’anno (+0,1% nel quarto trimestre).

La crescita dell’export manifatturiero nel 2025 (+3,2%) è trainata da un numero limitato di comparti. Solo cinque settori contribuiscono in modo significativo: farmaceutica (+28,5%), mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli (+22,2%), metallurgia (+16,5%), alimentari (+6,3%), legno (+3,5%). Tuttavia, il quadro resta fragile con 12 settori su 22 che registrano una contrazione delle esportazioni, con cali che arrivano fino al -15,3% per coke e raffinazione.

Un elemento chiave della competitività italiana è rappresentato dalle imprese attive sui mercati esteri. Nel 2023 queste costituiscono solo il 4,2% del totale, impiegano il 35,3% degli addetti e generano il 55,4% del valore aggiunto.

Le imprese appartenenti a gruppi multinazionali (oltre 53mila unità) mostrano una forte vocazione internazionale, con una quota export pari al 30% del fatturato e una diversificazione geografica e merceologica doppia rispetto alle altre imprese. Le multinazionali generano oltre il 75% dell’export manifatturiero ecirca l’80% dell’import nazionale di merci.

Circa il 90% delle multinazionali a controllo estero in Italia fa capo a tredici Paesi, in particolar modo alla Germania (13,9%), Lussemburgo (12,1%), Francia (11,9%), Stati Uniti (11,8%), Svizzera (8,9%). Un ruolo particolare è svolto dalle multinazionali olandesi, che generano le quote più elevate di flussi commerciali in entrata e in uscita, anche grazie alla presenza di importanti hub logistici europei.

Check Also

poste italiane

Poste Italiane lancia un’offerta di acquisto su TIM

Poste Italiane ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Telecom Italia …