
Nel 2026 oltre 75mila imprese hanno scelto di contribuire attivamente alla comunità e ai propri dipendenti attraverso iniziative di volontariato, un dato che conferma un trend già evidente nel 2025, quando le aziende coinvolte erano 75.550, con un incremento di 10mila unità rispetto al 2024.
Secondo l’analisi di Unioncamere, richiamata dal segretario generale Giuseppe Tripoli nel corso dell’evento Volontari@work, il volontariato d’impresa cresce e continua a rafforzarsi come leva strategica per il benessere sociale e organizzativo.
A trainare questa crescita sono soprattutto le piccole imprese: quelle con meno di 50 dipendenti rappresentano la quota più ampia, superando le 67mila unità. Tuttavia, la loro incidenza sul totale delle imprese della stessa dimensione resta inferiore rispetto alle aziende più strutturate (4,5% contro il 9% delle imprese con oltre 50 dipendenti). Un divario che evidenzia ampi margini di sviluppo, nonostante l’aumento significativo rispetto alle 57mila registrate nel 2024.
Le modalità di coinvolgimento dei dipendenti sono molteplici e riflettono un impegno sempre più articolato da parte delle aziende. Si va dalla gestione delle emergenze in caso di calamità naturali fino alla concessione di permessi speciali per attività solidali, come la donazione del sangue. Un ventaglio di iniziative che dimostra come il volontariato aziendale sia ormai integrato nelle politiche di responsabilità sociale.
Particolarmente rilevante è il cosiddetto volontariato di competenza, che nel 2025 ha visto protagoniste 2.950 imprese. In questo caso, le aziende “prestano” i propri dipendenti al Terzo settore, mettendo a disposizione competenze professionali specifiche – dal digitale al marketing, fino all’ambito legale. Si tratta di una forma di supporto ad alto valore aggiunto, capace di incidere direttamente sulla crescita e sull’efficienza delle organizzazioni non profit.
Non a caso, anche il legislatore ha scelto di incentivare questa pratica, consentendo alle imprese di dedurre fino al 5 per mille delle spese sostenute per l’impiego dei lavoratori in attività a favore delle Onlus. Un segnale chiaro dell’importanza attribuita a queste sinergie tra mondo profit e non profit.
La partecipazione al volontariato di competenza è in aumento, con quasi 200 imprese in più rispetto al 2024. Tuttavia, resta significativo lo sforzo richiesto alle aziende: non si tratta infatti di attività manuali, ma della messa a disposizione di professionisti altamente qualificati, spesso difficili da sostituire anche per brevi periodi.
Tra i settori più attivi spiccano i servizi, in particolare i servizi avanzati alle imprese, che contano circa 450 realtà coinvolte. Le organizzazioni non profit beneficiano soprattutto di supporto in ambito digitale – oggi elemento imprescindibile – e nella pianificazione finanziaria, ambiti cruciali per garantire sostenibilità e crescita.
“Il volontariato è un motore di coesione e solidarietà – ha sottolineato Giuseppe Tripoli durante Volontari@work, il Premio nazionale del volontariato di competenza organizzato da Terzjus in collaborazione con Italia non profit e il Forum Terzo settore, con il patrocinio del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. “In particolare, il volontariato di competenza è una forma di cittadinanza attiva in cui i singoli mettono a disposizione della comunità non solo il proprio tempo, ma l’intero bagaglio professionale, tecnico e specialistico. Un modo semplice eppure efficace con cui l’economia si pone al servizio del sociale, per farlo crescere anche rispetto alle trasformazioni in atto, a partire da quella digitale”.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
