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Abbadia San Salvatore (Siena), il medioevo arricchisce l’Amiata

festamedievale_667Adagiata sul fianco est del Monte Amiata, Abbadia San Salvatore lega le sue origini alla storia del monastero di San Salvatore al Monte Amiata. Un’abbazia prima benedettina poi cistercense, che in epoca feudale ha esercitato un potere di rilievo in ampi territori posti sul versante orientale e su quello occidentale dell’Amiata e fino alla costa tirrenica.

La fondazione dell’abbazia e il medioevo

Il Monastero venne fondato nella seconda metà del secolo VIII per volere del re longobardo Ratchis. Secondo la tradizione leggendaria la decisione fu presa dal Re in seguito a un evento miracoloso di cui fu testimone egli stesso: l’apparizione della Trinità sulla sommità di un albero, intorno al quale fu edificata, sempre secondo la leggenda, la cripta abbaziale. In realtà la costruzione del Monastero del San Salvatore fu curata dal nobile Longobardo Erfo ed era inquadrata in un preciso disegno politico di Ratchis, che seppe avvalersi del favore monastico di Erfo a beneficio della nazione longobarda, ottenendo con la fondazione di un monastero sulle pendici del monte Amiata il duplice scopo di protezione e controllo dei traffici lungo la strategica via Francigena e di sviluppo agricolo di quell’area della Tuscia Longobarda. Il potere territoriale dell’Abbazia crebbe nei secoli successivi e in concomitanza si sviluppò l’antistante borgo, che fu subito fortificato e dotato di un suo castello difensivo.

È intorno agli anni ’80 del 1000 che l’Abbazia si trova coinvolta all’interno di una serie di conflitti e rivendicazioni con i conti Aldobrandeschi. La disputa con gli Aldobrandeschi non fu risolta e essi seppero appropriarsi di numerose terre dei monaci. Nel 1265 le terre del San Salvatore vennero occupate dall’emergente stato senese, costringendo abbazia e comunità badenga a firmare un atto formale di sottomissione.

Carrozza Abbadia Città delle FiaccoleIl Codex Amiatinus

Il Codex Amiatinus o Bibbia Amiatina è la più antica copia manoscritta conservata integralmente della Bibbia nella sua versione latina redatta da san Girolamo, di cui si ritiene sia anche la copia più fedele

Lo stesso abate Ceolfrid oramai avanti con gli anni si incamminò in direzione di Roma portando con sé il tomo con l’intenzione di farne dono a papa Gregorio II. Ceolfrid morì durante il viaggio nell’odierna Borgogna e la Bibbia scomparve, per riapparire circa un secolo dopo nell’abbazia di San Salvatore, dove rimase custodita per quasi mille anni ed acquisì il nome di Codex Amiatinus. Presso il museo dell’abbazia di San Salvatore è possibile ammirare una copia recente dell’opera.

La Postilla Amiatina

La Postilla Amiatina è un documento del 1087 che rappresenta una delle più importanti testimonianze del passaggio in Italia dal latino al volgare.

Il documento, consistente in un frammento di poche righe, è effettivamente una postilla a un atto notarile redatto da un tal notaio Rainerio nel 1087; la carta riporta la donazione dei coniugi Miciarello e Guadrada al monastero di Abbadia San Salvatore, sul Monte Amiata, da cui deriva la denominazione delle righe in esame.

La rilevanza di questo testo è dovuta al fatto che costituisce una delle prime forme pervenute di espressione del volgare. Essa segnala come il latino, la lingua ufficiale, sia ormai diventato vincolante rispetto ad una “lingua del popolo”. Il volgare non si distingue ancora dal latino, ma manifesta già una sua identità, che si nota dal suo utilizzo in un contesto che si sottrae dall’ambito formale del documento ufficiale.

Ingresso Museo MinerarioEpoca moderna e periodo minerario

Agli inizi del XIX prese il via in tutta l’area lo sfruttamento minerario del cinabro e della raffinazione dello stesso in mercurio. Abbadia San Salvatore divenne rapidamente un ricco centro minerario e industriale tanto da sviluppare una delle più grandi miniere mercurifere al mondo (in Europa ve ne sono solo altre due: ad Almaden in Spagna e ad Idrija in Slovenia).

Negli anni settanta le miniere dell’Amiata videro un declino a causa della concorrenza internazionale, e infine la società mineraria (che all’epoca occupava la maggioranza della popolazione) chiuse i battenti ponendo fine alla parentesi industriale di Abbadia San Salvatore.

Le principali festività di Abbadia

L’antichissima tradizione delle Fiaccole, celebrata tra la vigilia e la notte di Natale. Tale tradizione, che conserva aspetti di origine pagana, sembra essere più antica del paese stesso e provenire dai villaggi antecedenti all’abbazia. La storia maggiormente conosciuta di questa festa millenaria inizia nel periodo successivo alla fondazione del monastero (742 d.C.), quando per la vigilia di natale, gli abitanti dei villaggi vicini si riunivano intorno alla chiesa per celebrare la venuta di Gesù bambino e davano fuoco a delle cataste di legna che bruciavano per tutta la notte tra il 24 e 25 dicembre. Ancora oggi viene mantenuta viva la tradizione nelle vie del centro storico e del paese, dove vari gruppi di badenghi innalzano grosse pire di legna, alte fino a 7 metri – le Fiaccole – e le assistono dopo la cerimonia di accensione, cantando le “Pastorelle” (tipici canti natalizi).

FiaccoleLa Festa d’Autunno riporta la comunità ai tempi lontani quando l’Amiata, come una madre sacra ha nutrito per secoli i suoi figli. I funghi e soprattutto le castagne, sono stati per generazioni e generazioni, e continuano ad esserlo tutt’oggi, l’alimento principale di questa popolazione. Il secondo e terzo weekend di ottobre Abbadia rivive la sua tradizione enogastronomica in una festa che si articola in moltissimi stand e cantine dove si possono degustare piatti e pietanze tipici della tradizione amiatina.

L’Offerta dei Censi di Abbadia San Salvatore, si celebra il secondo fine settimana di luglio; la manifestazione ha lo scopo di rievocare l’Offerta dei Censi che la popolazione faceva al Monastero in epoca medievale. La documentazione del secolo XIII relativa ad Abbadia San Salvatore cita più volte censi in natura offerti al Monastero dagli abitanti, oltre al tributo di veri e propri “servizi” (come il servizio armato per i feudatari) e altre prestazioni. I censi in natura erano relativi soprattutto a prodotti locali e le offerte non venivano effettuate in un’unica occasione annuale, ma avvenivano in tempi e momenti diversi, in collegamento con le stagioni e con i ritmi del lavoro. La festa vuole rievocare lo stretto rapporto tra la vita del Monastero e quello della Comunità e vuole richiamare, attraverso i figuranti (i fabbri, i falegnami, le tessitrici, i lanaioli, il podestà, i priori, il camerlengo, i rappresentanti dei terzieri) le singole entità sociali, economiche e istituzionali. La rievocazione riunisce in un’unica occasione di festa il percorso di offerte che si sviluppava durante l’arco dell’anno, condensando in un corteo l’essenza della realtà medievale di Abbadia.

AbbaziaI musei

Il Museo dell’abbazia è situato nei locali confinanti con quelli del monastero. Al suo interno sono presenti pezzi unici che testimoniano il patrimonio del monastero stesso. Tra i pezzi più importanti un cofanetto-reliquiario dell’VIII secolo, il reliquiario di San Marco Papa, a forma di busto, di Agnolo Romanelli (1381), una casula del VIII-IX secolo e un pavimento senese di maiolica datato XV secolo già della Chiesa della Madonna del Castagno, oltre alla preziosa copia anastatica del Codex Amiatinus.

Il Museo minerario di Abbadia San Salvatore è una struttura dedicata all’archeologia industriale e mineraria. Sorge ad ovest dell’abitato nell’area che fu della Società delle Miniere di mercurio, della quale sono stati ristrutturati gli edifici ora di proprietà del Comune. La Società delle Miniere di mercurio, che avviò nell’area lo sfruttamento su scala industriale del cinabro, fu fondata nel 1897 con capitale tedesco. L’attività mineraria cominciò il 31 gennaio 1899 con l’accensione del primo altoforno. Le miniere del monte Amiata divennero in soli 20 anni tra le più importanti al mondo per lo sfruttamento del cinabro assieme alle miniere di Almaden, in Spagna, e alle miniere di Idrija, in Slovenia: tra il 1900 e il 1920 incrementò a tal punto la produzione da rappresentare il 25% dell’intera produzione mondiale di mercurio. L’attività si arrestò definitivamente nel 1972 a causa di una crisi nella domanda di mercurio a livello mondiale. La miniera presenta ancora gallerie per 35 chilometri che si estendono per 400 metri in profondità.

Cripta AbbaziaIl percorso museale si sviluppa lungo cinque sale dedicate a: la Geologia; Amiata e il mercurio; Storia di una miniera; Il lavoro in galleria; Le altre attività. Il museo comprende inoltre una galleria con un percorso di circa 300 metri dove sono riprodotti i luoghi di lavoro e un archivio storico delle miniere che documenta gli aspetti del lavoro (macchinari, attrezzi, gallerie) e della vita quotidiana nell’area mineraria. Infine il museo multimediale “I luoghi del mercurio” recentemente realizzato, con un percorso emozionale basato sullo storytelling della storia dei minatori, della loro vita e del duro lavoro in galleria.

Anche il centro storico di Abbadia San Salvatore può essere considerato un vero e proprio museo a cielo aperto. Realizzato completamente in pietra trachitica, la grigia pietra figlia del vulcano, è uno dei borghi medievali meglio conservati d’Italia. Varcando una delle porte grazie alle quali vi si può entrare si ha la sensazione di essere tornati indietro nel tempo.

FaggetaProdotti tipici, enogastronomia del territorio

La tradizione gastronomica di Abbadia San Salvatore è quella strettamente legata ad un’agricoltura di montagna: castagne, funghi, frutti di bosco e specie autoctone che non si trovano in alcuna altra parte del mondo. La pera picciòla, ad esempio, è una biodiversità del Monte Amiata che oltre a possedere interessanti caratteristiche dal punto di vista botanico è anche un frutto adatto alla cucina in molteplici varianti nelle quali le pere comuni non reggono il confronto, dato che non sono così resistenti alle manipolazioni culinarie e alle temperature elevate del forno.

Il dolce tipico di Abbadia San Salvatore è La Ricciolina. Si presenta di colore chiaro con sottili venature più scure, in forma rotondeggiante, altezza inferiore a 5 centimetri e diametro variabile tra 15 e 25 centimetri. È composto da un cuore morbido di mandorle sbriciolate e cioccolato contenuto tra due strati di impasto, il tutto racchiuso da una crosta più croccante e non molto omogenea, e spiccano inconfondibili al palato i sentori di cioccolato e mandorle. La cottura avviene in forno, per venti minuti circa, ad una temperatura di 185 °C.

(Gi.Ca.)

Miniera   Inverno2

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