
La Commissione europea ha ufficializzato l’entrata in vigore dell’accordo commerciale Ue-Mercosur, L’intesa, negoziata per oltre 25 anni e formalmente approvata il 9 gennaio 2026, decorrerà a partire dal 1° maggio 2026. La Commissione europea ha notificato ai Paesi sudamericani lo strumento necessario per avviare il partenariato, che coinvolge Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
L’accordo si applicherà in via provvisoria tra l’Ue e tutti i Paesi del Mercosur che avranno completato le procedure di ratifica entro la fine di marzo. Da quel momento, imprese, consumatori e agricoltori europei inizieranno a beneficiare delle nuove condizioni commerciali, mentre i settori più sensibili saranno tutelati da misure di salvaguardia.
Tra i principali effetti, la riduzione delle tariffe su prodotti agroalimentari chiave: vino e liquori (fino al 35%), cioccolato (20%) e olio d’oliva (10%). Una dinamica che potrebbe rafforzare l’export europeo, ma che riaccende il dibattito sugli standard produttivi e ambientali a causa delle differenze nei sistemi di regolamentazione dei pesticidi che sollevano interrogativi sulla concorrenza e sugli standard produttivi.
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B evidenzia profonde differenze nella regolamentazione dei pesticidi agricoli a livello globale. La ricerca si inserisce nel quadro delle collaborazioni scientifiche internazionali, a cui contribuisce anche il Crea, tra cui la rete Solatina (Sociedad Latinoamericana de Investigación en Abejas), impegnata nello studio degli impollinatori e dei sistemi agricoli. Tra gli autori figura Gherardo Bogo, ricercatore del Crea Agricoltura e Ambiente.
Sono state analizzate le legislazioni di otto Paesi dell’America Latina — Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Messico e Uruguay — confrontandole con quella europea. L’indagine ha preso in esame colture strategiche come soia, mais, riso, canna da zucchero, grano, mela, avocado, caffè, girasole e vite.
I dati sono significativi: su 523 principi attivi identificati, ben 256 (pari al 48,9%) risultano vietati o non approvati nell’Unione europea per i rischi legati alla salute umana e all’ambiente. Allo stesso tempo, dei 236 principi attivi vietati nei Paesi latinoamericani, 202 (l’85%) sono vietati anche in Ue.
Diverse anche le modalità di applicazione del principio di precauzione, previsto dalla Dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo e adottato sia dall’Ue sia dai Paesi analizzati. Le differenze emergono in particolare nelle colture come soia e mais, spesso coltivate con sementi geneticamente modificate e associate a un uso intensivo di pesticidi. Questo modello produttivo contrasta con l’approccio europeo, più restrittivo in termini di autorizzazione delle sostanze chimiche.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
