
Nel cuore della Sicilia più arida e meno raccontata, la storia di Michele Russo rappresenta un esempio concreto di ritorno alla terra come scelta etica, culturale e ambientale. Dopo aver girato in lungo e in largo l’Italia e l’Europa lavorando nella produzione di documentari, sceglie di cambiare completamente rotta e di tornare in Sicilia con l’obiettivo di ricominciare da zero. Potrebbe sembrare una decisione controcorrente, invece è una presa di coscienza consapevole. “Sentivo di consumare molto più di quanto restituissi. Fare agricoltura – soprattutto biologica e rigenerativa – mi sembrava il modo più semplice per non sentirmi più parte del problema” spiega Michele.
Quando nel 2010 Michele Russo decide di dedicarsi all’agricoltura, non proveniva da una famiglia di contadini né stava raccogliendo un’eredità aziendale. L’agricoltura biologica e rigenerativa gli appare come il modo più diretto per assumersi una responsabilità concreta: produrre cibo prendendosi cura della terra che lo genera. Il terreno su cui inizia a lavorare era un piccolo podere familiare nei pressi di Caltagirone, lasciato incolto da tempo e precedentemente gestito come monocoltura di fichi d’India. Il caldo estremo, il vento e la scarsità d’acqua rendevano il sistema fragile. Michele si è impegnato nella ricerca di una soluzione. Attraverso studio, osservazione e sperimentazione, si è progressivamente avvicinato alla permacultura e agli approcci agroecologici.
Dal 2015, insieme a Vittoria Lo Dico, ha riprogettato l’azienda agricola Caudarella secondo i principi della permacultura. Il fico d’India resta una coltura centrale, ma oggi è parte di un sistema diversificato che include alberi da frutto, ortaggi, piante aromatiche, specie spontanee e foraggere. Le rese della singola coltura sono diminuite, ma la resilienza complessiva è aumentata. L’azienda funziona ora come una piccola foresta produttiva diversificata, adattabile, capace di reagire meglio agli shock climatici ed economici. Tra i filari si integrano erbe, arbusti e alberi che contribuiscono sia alla produzione sia all’equilibrio ecosistemico. L’azienda è concepita come un complesso agro-ecosistema in cui suolo, piante, insetti e microclimi sono parti interconnesse. Pur non avendo una certificazione biologica ufficiale, l’azienda segue principi rigorosi: niente concimi o antiparassitari di sintesi, grande attenzione alla fertilità del suolo e al benessere umano e animale.
Accanto alla produzione primaria, un piccolo laboratorio consente la trasformazione dei prodotti in composte, creme e sughi, valorizzando le materie prime aziendali. I terreni sono divisi in due fondi: uno in aperta campagna, dove si trova anche il rudere in cui abita e una roulotte per l’accoglienza, e uno più vicino al paese con il laboratorio di trasformazione.
Fare agricoltura nella Sicilia interna significa confrontarsi con condizioni estreme. Le estati superano regolarmente i 45 °C e gli incendi rappresentano una minaccia costante. Preservare la vitalità del suolo significa anche gestire la biomassa secca per ridurre il rischio di propagazione del fuoco. Negli ultimi tempi, il caldo estremo ha concentrato la maturazione del 90% del raccolto locale di fichi d’India in appena due settimane. I risultati sono stati mercati saturi e prezzi drasticamente ridotti. In questo contesto, la diversificazione colturale, il marketing locale e la cooperazione diventano strumenti fondamentali, anche se non eliminano del tutto il rischio. Per Michele, resilienza significa accettare l’incertezza e costruire sistemi capaci di riprendersi più rapidamente dagli shock.
L’azienda partecipa, anche grazie alla collaborazione con il Consorzio siciliano Le Galline Felici, a un progetto LIFE europeo per la salvaguardia della biodiversità e la promozione di tecniche agronomiche capaci di contrastare i processi di desertificazione. Le pratiche sperimentate includono tecniche di agricoltura rigenerativa dei suoli e strategie di riduzione dei consumi idrici, cruciali in un territorio dove la crisi climatica si manifesta con crescente intensità.
Per Michele Russo produrre cibo significa creare un legame unico con le persone: “Si nutrono le persone. Si nutrono i loro figli”. La sua storia racconta una nuova idea di agricoltura nella Sicilia interna: non solo produzione, ma rigenerazione ecologica, responsabilità sociale e costruzione di comunità. In un territorio segnato da abbandono e desertificazione, esperienze come quella di Caudarella dimostrano che un’altra agricoltura è possibile.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
