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Cambiamento climatico, servono azioni concrete

Dopo la peggior siccità estiva degli ultimi settant’anni arriva “una delle più gravi ondate di caldo invernale della storia moderna dell’Europa”, come scrive il climatologo francese Nahel Belgherze su Twitter.
In grand parte del continente, Italia inclusa, il 2022 è stato l’anno più caldo della storia, registrando anche a Capodanno temperature primaverili.

Mentre si continua a parlare di clima impazzito, la realtà è che il cambiamento climatico è un tema tutt’altro che nuovo. Ciononostante la questione viene da anni rimandata, come fosse la farneticazione di qualche fanatico. Ogni anno ci ritroviamo ad ascoltare le stesse notizie di record battuti, di temperature massime, di eventi estremi, di siccità, come fossero delle novità.

E se da una parte c’è chi si gode il caldo anomalo, dall’altra gli equilibri ecologici ed ambientali vengono spazzati via. Montagne senza neve, zanzare a gennaio, laghi prosciugati, alberi sempre in fiore, alluvioni e tempeste di neve. La crisi climatica, sempre più forte ed evidente, procede a una velocità inaspettata, mentre gli obiettivi dell’Agenda 2030 sembrano ancora lontani e insufficienti.

Inutili anche le proteste degli attivisti, che negli ultimi giorni hanno imbrattato di vernice prima Palazzo Madama a Roma e poi palazzo Matignon, sede del governo francese a Parigi. Le azioni, opera del collettivo ecologista Ultima Generazione e Dernière Rénovation in Francia, rappresentano l’ultimo tentativo per sensibilizzare le persone e la politica sull’emergenza climatica. Immediate le polemiche. In molti pur ammettendo il problema contestano i metodi di protesta.

D’altronde, nonostante l’evidenza dei fatti e la consapevolezza che ci troviamo a un punto di non ritorno, si continua a parlare ma le azioni concrete restano poche. Nemmeno l’allarme degli agricoltori sembra preoccupare. I parassiti minacciano le colture, l’acqua scarseggia sempre di più, i boccioli fioriscono in anticipo per poi essere distrutti dalle prime gelate, compromettendo interi raccolti. In Sicilia per la prima volta vengono avviate coltivazioni di piante tropicali, come mango e papaya, che nel nuovo clima mediterraneo trovano le temperature ideali.

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