sabato , Febbraio 24 2024
Home / Comunicazione / Agricoltura, Pesca & Ambiente / Compagnia del vino: + 12% volume d’affari

Compagnia del vino: + 12% volume d’affari

Dopo la riapertura di bar e ristoranti, il mondo del vino insieme al canale Horeca cerca di ripartire. I timidi segnali di ripresa trovano conferma nella testimonianza di Compagnia del Vino, una delle più importanti aziende di distribuzione vini italiane che rappresenta Famiglie del vino selezionate per storia, qualità e rappresentatività del territorio di produzione. Una ripartenza caratterizzata da grande entusiasmo con dati incoraggianti grazie all’impegno della forza vendite, ma anche da un cauto ottimismo.

I DATI DELLA RIPRESA DEL WINE

I dati rispetto all’anno precedente vanno considerati nel contesto irreale della totale chiusura che ha interessato il 2020: registriamo attualmente un +80% in valore e un +50% in volumi, cifre che devono solo servire a confermare che siamo sulla buona strada.

Rispetto al 2019, Compagnia del Vino registra un + 12% in valore, la percentuale di incremento è sempre positiva ma scende leggermente se consideriamo i volumi. Nel nostro caso incidono nei primi sei mesi di vendite, l’uscita della nuova annata per il Sir Winston Churchill, l’etichetta di punta di Pol Roger, in marzo 2021, e l’attesissima annata 2016 del Brunello di Cupano, oltre che di etichette quali Lodovico e Biserno.

Saverio Notari

Pol Roger registra un + 60% sul 2019 (in valore) e un +50% in volumi. Percentuali che salgono per il nostro Récoltant Jean Pierre Marniquet che ha triplicato le performace rispetto al 2019.

Vendite raddoppiate anche per Cupano e in sostanziale crescita Tenuta di Biserno grazie anche all’Insoglio del Cinghiale che ha consolidato il proprio ruolo di vino simbolo della Toscana in tavola.

Soffre, per ovvii motivi legati alla sospensione dell’occasione di consumo, il Prosecco che registra un -25% in Italia e non sarà facile da recuperare, mentre il dato è completamente diverso per l’estero dove contiamo entro maggio di riportare i consumi al 2019.

In generale, se non vogliamo considerare le singole particolarità come nuove annate ed edizioni speciali, constatiamo una crescita straordinaria per tutti i vini luxury, ultra e super premium (+50%), buona per i vini fino a 15 euro, mentre registriamo un calo per i vini sotto i 10 euro.

Alla nostra rete vendite si deve l’incremento veramente straordinario sulle vendite di Hugel, simbolo dei vini alsaziani, che per la varietà di linee e tipologie difficilmente rientra in una sola categoria tra quelle descritte sopra (vini da 10 a 200 euro): seppur non parliamo di grandissimi numeri, nel 2021 abbiamo registrato per questo brand un +70% sul 2019, a riprova del fatto che i nostri clienti cominciano ad apprezzarne il valore.

«Insomma, possiamo dire che con le riaperture del canale Horeca c’è cauto ottimismo. Un’ economia congelata in poche settimane non può riavviarsi con le stesse tempistiche, anche perché il danno è stato devastante, sotto il profilo umano, economico e psicologico. Sicuramente ora il morale di molti è alto: alla riapertura per i ristoranti con spazi esterni, la clientela ha risposto bene adattandosi con disinvoltura a consumare in dehor non sempre sinonimo di comfort. C’è davvero voglia di tornare a grandi passi verso una normalità tutta italiana dove a tavola non ci si siede solo per mangiare. È uno dei nostri palcoscenici preferiti e per troppo tempo ne siamo stati privati, ma i problemi rimangono: pochi i posti a sedere, molti gli esborsi per adattarsi alle normative di somministrazione, sempre alte le restrizioni, vaghi gli scenari di sostegno alle attività», dichiaraSaverio Notari, presidente di Compagnia del Vino.

SOFFRONO ANCORA MOLTO LE CAPITALI DELL’ARTE E LE LOCALITÀ TURISTICHE

«Città come Roma, Firenze o Venezia stentano a reinventarsi dopo decenni di consumi basati su un modello economico turistico che è crollato all’improvviso nel 2020. I primi mesi del 2021 hanno registrato un calo del turismo in Italia del 60-80% e non è per niente chiaro ancora come e se riportare l’economia su modelli pre-covid. I ristoranti hanno fronteggiato spese obbligate che hanno eroso pesantemente i margini bassi che caratterizzano il settore anche nei periodi migliori: operare con una capienza ridotta spesso anche del 60% rende impossibile il guadagno, per non parlare delle grandi catene del lusso dove questa proporzione è ancora più penalizzante. Si parla molto del green pass in previsione della stagione estiva: non è pensabile farsi trovare con i locali a capienza ridotta in un periodo che sarà cruciale per una ripresa. La nostra è anche una filiera minata alla base. In questo boom da aprile in poi, sono stravolti anche gli approvvigionamenti che faticano a soddisfare l’impennata delle richieste: uno dei nostri principali fornitori dalla Francia ha posticipato di 4 settimane un ritiro programmato da tempo, perché la domanda si è riaccesa a Sidney come a New York nello stesso momento: è una ripartenza che per la prima volta a livello mondiale, prescinde dalla stagionalità», continua Notari.

UNO SGUARDO AL FUTURO

Compagnia del Vino, per la particolarità del proprio portafoglio – volutamente selezionato e orientato verso l’alta gamma – nel 2020 ha puntato tutto sulla forza vendite. È una scelta che ci ripaga pienamente oggi dove non siamo stupiti della crescita rispetto al 2020, bensì rispetto al 2019. Il dato è nella norma se si considera il trend attuale ma è straordinario perché valutato sull’aumento della numerica dei clienti, raddoppiata per molti dei nostri brand. Nel 2020 abbiamo investito sulle relazioni più che sulla brand awarness cercando di dimostrare il nostro valore, non di raccontarlo e questa politica di fidelizzazione oggi ci ripaga. Su 90 agenzie di rappresentanza che collaborano con Compagnia del Vino, l’80% registra performance in attivo rispetto al 2020.

«A livello generale, fondamentale sarà comunque l’efficacia del vaccino che sarà il vero punto di ripartenza per riacquistare fiducia. Ci vorranno molti mesi prima che si possa tornare alla spensieratezza pre-covid, nonostante questa fase di inaspettata euforia dei consumi. Se prima il grande interrogativo era quando finiranno le limitazioni per i ristoranti, ora siamo a chiederci che tipo di cliente sarà il cliente del futuro e il miglior modo per scoprirlo è lavorare sulle maglie che ci legano al consumatore, investendo sulla crescita numerica e qualitativa della forza vendite», conclude Notari.

Check Also

Biologico, l’Italia tra i Paesi più virtuosi dell’Ue27

Con oltre 92mila operatori, il biologico interessa il 18,7 per cento della superficie agricola utilizzata …