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Emanuela Evangelista: conoscere la vera Amazzonia

Un viaggio alla scoperta del polmone verde della Terra, una scelta di vita che lascia indietro il tram tram e la frenesia delle città per riscoprire l’essenza del vivere nella semplicità e conoscere in maniera immersiva una civiltà così lontana da quella occidentale, ma così vicina alle origini dell’uomo.

È la scelta di vita e la missione di Emanuela Evangelista, biologa della conservazione e attivista ambientale, impegnata da più di vent’anni nella tutela della foresta, della biodiversità e delle popolazioni tradizionali.

Romana, classe 1968, specializzata nello studio dei mammiferi acquatici, ha condotto diversi progetti di ricerca scientifica finalizzati alla conservazione di specie endemiche a rischio di estinzione, è membro della Species survival Commission (SSC) dell’Unione internazionale per la Conservazione della natura (IUCN). Nel 2013 la decisione di trasferirsi in Amazzonia, che le permette di coniugare il suo lavoro con l’impegno ecologista rivolto alla conservazione della foresta tropicale e dei suoi abitanti. Da allora vive nel piccolo villaggio di Xixuaú, nel cuore della foresta pluviale, insieme alla popolazione nativa dei Caboclos, realizzando progetti di sviluppo sostenibile, azioni in difesa del diritto alla salute e all’educazione e tutela dell’identità culturale tradizionale.

Ha esteso il suo campo di competenze, fondendo la biologia all’etnoantropologia, diventando una “nuova Margaret Mead”, abbracciando quell’osservazione partecipante che è il metodo privilegiato dagli studiosi per comprendere veramente una cultura e una società diversa dalla propria, stabilendo un’empatia che permetta afferrare il punto di vista dei nativi.

La conseguenza diretta dell’incontro con i popoli della foresta è la fondazione di Amazônia, organizzazione no-profit impegnata nella protezione della foresta amazzonica, bioma messo a rischio da molteplici minacce di origine locale e globale e sostiene i nativi dell’Amazzonia nella lotta contro la deforestazione, per la conservazione della foresta tropicale e della sua biodiversità. Opera secondo un modello di preservazione socio-ambientale che coinvolge attivamente i popoli della foresta nella ricerca di soluzioni innovative, coniugando le conoscenze tradizionali con la scienza e la tecnologia e promuovendo lo sviluppo sostenibile.

Gli esiti dei suoi studi sono stati presentati in congressi scientifici internazionali, pubblicati su riviste scientifiche, diffusi tra ricercatori e decision makers brasiliani e inclusi nel Piano di azione brasiliano per la conservazione dei mammiferi.

Il suo lavoro e i risultati delle sue ricerche hanno contribuito alla protezione di 600.000 ettari di foresta intatta, un’estensione pari a due terzi della Corsica, il Parco nazionale dello Jauaperi, area protetta e designata all’uso esclusivo delle popolazioni tradizionali native, unicamente nell’ambito di attività sostenibili ed ecocompatibili. La zona, decretata nel 2018 come Riserva estrattiva del Basso Rio Branco e Rio Jauaperi, va ad aggiungersi ad un importante corridoio di unità di conservazione e rappresenta un risultato nodale per la lotta al caos climatico. È sempre riflesso del suo impegno la nascita di Amazon Charitable Trust, fondazione con sede a Londra che raccoglie autorevoli nomi nel campo della conservazione.

Nel 2020 l’impegno di Amazônia è riconosciuto dalla Presidenza della Repubblica italiana che conferisce alla fondatrice Emanuela Evangelista l’alta onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al merito motivata “per il suo costante impegno, in ambito internazionale, nella difesa ambientale, nella tutela delle popolazioni indigene e nel contrasto alla deforestazione”. L’emergenza Covid colpisce duramente le popolazioni della foresta e l’organizzazione no profit agisce prontamente per informare e rifornire i villaggi con tonnellate di scorte e beni di prima necessità.

Perché l’Amazzonia? Perché il 13 per cento degli alberi del mondo si trova in Amazzonia; perché il bacino amazzonico ospita la foresta più grande e il fiume più lungo, il Rio delle Amazzoni che trasporta più acqua di qualsiasi altro fiume al mondo. Perché miliardi di anni di cambiamenti geologici e milioni di anni di evoluzione hanno creato una regione capace di ospitare una biodiversità impareggiabile e ancora, per lo più, sconosciuta. Perché l’Amazzonia gioca un ruolo chiave nell’equilibrio climatico del pianeta, che risente del rilascio in atmosfera dell’enorme quantità di gas serra emessi con la sua distruzione. Il suolo e la vegetazione della foresta contengono più di 150 miliardi di tonnellate di carbonio, che viene rilasciato in forma di anidride carbonica. La compattazione del suolo causata dalla deforestazione aumenta le emissioni di ossido di azoto, anche questo un gas serra. La costruzione di dighe rilascia il potente gas metano, emesso anche dall’allevamento del bestiame che sostituisce la foresta. Perché l’Amazzonia è abitata da oltre 12mila anni. I popoli della foresta riuniscono gruppi indigeni, popoli tradizionali, caboclos e quilombolas e hanno sviluppato una vasta diversità culturale. Una straordinaria ricchezza di lingue, di conoscenze pratiche e di strategie di sopravvivenza che si perde irrimediabilmente con la deforestazione. Il 75 per cento della diversità linguistica amazzonica è già andato perso, senza aver lasciato alcuna traccia scritta. 

E soprattutto perché la superficie della foresta amazzonica continua a diminuire e il 18 per cento della copertura originale è già andato perso. La deforestazione cumulativa ammonta a 795mila chilometri quadri, equivalente alla superficie di due Germanie. Perché oltre alla perdita di foreste intatte, continua il degrado degli ecosistemi terrestri e acquatici a causa degli incendi, dell’estrazione mineraria, del bracconaggio e dell’inquinamento.

Per raccontare tutto questo e raggiungere una platea più vasta possibile, Emanuela Evangelista pubblica nel 2023 il libro “Amazzonia. Una vita nel cuore della foresta”, edito da Laterza.

Nelle pagine di questo libro racconta l’Amazzonia che ha conosciuto e lo fa da un punto di vista unico: un’italiana, ormai parte integrante della comunità̀ dei popoli della foresta. Parla dell’immensità dello spazio che sembra non avere confini, del susseguirsi delle stagioni, dell’importanza dell’acqua e dei suoi movimenti; della paura e dell’incanto che scaturiscono dal contatto senza mediazioni con la natura; dell’indicibile bellezza dei luoghi e dei suoi abitanti, non solo umani; dei lenti viaggi lungo i fiumi a bordo di un battello, della magia degli spiriti della selva, della conoscenza delle piante medicinali, della vita quotidiana nel villaggio. Ma anche della violenza, delle miniere illegali, del disboscamento, delle speculazioni, del bracconaggio, della lotta dei rivieraschi per preservare le terre in cui vivono.

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