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Fise: allevare equidi è attività agricola

La Federazione Italiana Sport Equestri (FISE) del Veneto chiede al Parlamento, attenzione e operatività sulla proposta di legge depositata alla Camera “Disciplina dell’ippicoltura e delega al Governo per l’adozione di disposizioni volte allo sviluppo del settore”, volta a considerare sia l’allevamento di equidi, e i diversi mestieri che ruotano intorno al mondo equestre, attività agricole a tutti gli effetti, sia chi le esercita alla stregua di un imprenditore agricolo, con la conseguente applicazione delle disposizioni fiscali e previdenziali di cui gode quest’ultimo settore. 

La proposta di legge presentata a giugno 2020 è attualmente all’esame della Commissione Agricoltura della Camera e sono stati presentati diversi emendamenti: su uno di questi è necessario porre l’accento. 

L’emendamento, cui il Governo ha dato parere favorevole, già votato dalla Commissione, riguarda l’inquadramento delle attività: “L’allevamento e le attività di gestione della riproduzione, della gestazione, della nascita e dello svezzamento degli equidi, svolte in forma imprenditoriale e dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico animale o di una fase necessaria del ciclo stesso, sono attività agricole ai sensi dell’articolo 2135, comma 1, del codice civile.” In altre parole, tali attività, esercitate dall’imprenditore agricolo, costituiscono attività connesse con il conseguente inquadramento previdenziale e fiscale che comporta. 

In Veneto i cavalli sono oltre 23.000 sugli circa 500.000 a livello nazionale e la regione, secondo i dati aggiornati a ottobre scorso dell’Anagrafe Equidi, è la settima in Italia con 31.258 esemplari tra cavalli, asini, muli, bardotti e zebre, mentre FISE Veneto conta 15.000 associati su 170.000 in Italia. 

Con questi numeri possiamo ben capire il potenziale di sviluppo di questo settore, se solo fossero snellite e sostenute una serie di attività fondamentali che ne limitano la crescita”, argomenta la presidente della Federazione Italiana Sport Equestri (FISE) regionale Clara Campese, che continua: “In regione sono molti i centri ippici, gli agriturismi e le fattorie sociali che utilizzano i cavalli come perno di numerose attività collegate non solo allo sport ma anche al turismo equestre, al benessere della persona e alla didattica”, continua la presidente: “Con le modifiche del disegno di legge depositate, e al quale noi abbiamo dato un contributo informativo e di cooperazione in quanto esperti nel settore equestre, si snellirebbero molte procedure e numerose attività avrebbero significative agevolazioni di cui c’è profondo bisogno per fare sì che questo comparto prenda il volo. Chiediamo al Governo di dedicare attenzione a questa proposta e che la Camera ricalendarizzi il provvedimento nelle prossime settimane”.  

Il cavallo è sempre più importante sia nelle aziende agricole, sia negli agriturismi con le attività di turismo rurale, pet therapy e fattoria didattica, dove potrebbero trovare collocazione i cavalli alla fine della carriera agonistica”, sottolineano inoltre Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto e Roberto Toniatti Giacometti, presidente della Sezione allevamenti equini di Confagricoltura Veneto,  che proseguono: “Attorno al cavallo, in Italia, lavorano tra le 40.000 e le50.000persone, con una linea ascendente soprattutto nelle attività legate all’agricoltura, dato che oltre 35.000 aziende agricole allevano equidi, di cui circa 3.000 come attività prevalente. L’equiturismo sta diventando una delle forme di turismo esperienziale più richieste nei prossimi anni. Perciò crediamo che una maggiore collaborazione tra il mondo sportivo e quello agricolo possa giovare sia in termini di allevamento che di attività turistico-ricettiva”. 

Mettere in collegamento l’universo equestre a quello agricolo è fondamentale se vogliamo stare al passo con i Paesi d’Oltralpe, dove il cavallo ha un utilizzo diffuso e non è racchiuso in una nicchia come in Italia”, conclude Clara Campese.  

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