
Si chiama Glera 2.0 il programma di ricerca del Crea che punta a sviluppare piante capaci di difendersi in modo più efficace da patogeni e stress ambientali, contribuendo a una gestione più sostenibile dei vigneti. Cinque giovani ricercatori sono al lavoro nel laboratorio del Centro di ricerca di viticoltura ed enologia del Crea di Susegana, nel Trevigiano, con l’obiettivo è ridurre l’impiego di prodotti fitosanitari senza modificare le caratteristiche che rendono unica la varietà Glera.
La tecnologia alla base del progetto è la CRISPR-Cas9, uno strumento che ha rivoluzionato la biologia molecolare negli ultimi anni. Attraverso questa metodologia è possibile intervenire in maniera estremamente precisa sul patrimonio genetico di una pianta, modificando o disattivando specifici geni già presenti nel suo Dna.
A differenza degli organismi geneticamente modificati tradizionali (Ogm), le Tecniche di evoluzione assistita (Tea) non prevedono l’introduzione di materiale genetico proveniente da specie diverse. Gli interventi si limitano a modifiche puntuali del genoma esistente, con l’obiettivo di accelerare processi evolutivi che potrebbero avvenire anche in natura, ma in tempi molto più lunghi. Gli scienziati descrivono spesso il sistema come una sorta di “forbice molecolare” guidata da una sequenza di Rna, capace di individuare con precisione il punto del Dna su cui intervenire.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Consorzio di tutela della Doc Prosecco, l’Università di Padova e il Crea – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Per il solo 2025 è stato previsto un investimento di 270 mila euro, destinato alle attività di ricerca e sperimentazione. L’obiettivo condiviso dai partner è quello di garantire una viticoltura più resiliente agli effetti del cambiamento climatico, mantenendo al tempo stesso intatta l’identità della Glera.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
