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Castel di Guido (Roma): consultazione pubblica per la tenuta

Castel di GuidoSi è svolta presso la Sala Tirreno della Regione Lazio la consultazione pubblica “Castel di Guido guarda al futuro” coordinata dagli assessori regionali Alessandra Sartore e Carlo Hausmann con i comitati, le associazioni e i soggetti interessati al tema della valorizzazione della tenuta a due passi da Roma.

Castel di Guido è un’importante area dell’agro romano di oltre duemila ettari, che ricade all’interno della Riserva statale del litorale romano, di notevole interesse ambientale e produttivo, dove viene praticata la coltivazione biologica di cereali e di colture foraggere, l’allevamento di bovini maremmani, la produzione di carni Dop di vitellone della Maremma, di latte bio, di miele e olio.

Per non disperdere questo enorme patrimonio la Regione Lazio, che è entrata nel possesso del bene nel mese di dicembre 2016, ha sottoscritto un accordo di collaborazione con l’Arsial, l’Università della Tuscia, Roma Capitale e il ministero delle Politiche agricole finalizzato, tra l’altro, alla redazione di una bozza di bando pubblico.

Dai numerosi e diversi interventi è emerso l’intento comune nel fare sistema per il futuro della tenuta. In particolare, si è riscontrata la volontà, sia dell’amministrazione regionale sia  delle varie realtà che operano intorno a Castel di Guido, di trovare soluzioni gestionali unitarie nell’ottica della multifunzionalità di questo straordinario bene regionale; di puntare alla conservazione del capitale naturale e del metodo di coltivazione biologica; di valorizzare le risorse archeologiche; di dare spazio alle associazioni e ai servizi alle persone e di tutelare non solo l’occupazione attuale, obiettivo essenziale e condiviso, ma anche di aumentarla e incrementare l’indotto.

Sarà possibile continuare a partecipare alla consultazione fino alla prossima settimana, mandando il proprio contributo alla mail casteldiguido@regione.lazio.it.

 

Tenuta di Castel di Guido: le proposte dell’Unsic

La tenuta di Castel di Guido, che si estende per diverse migliaia di ettari tra la via Aurelia (intorno al quindicesimo chilometro, appena fuori dal Grande Raccordo Anulare) ed il mare, offre un ambiente agricolo e naturalistico unico nel suo genere, di notevole valore paesaggistico.

Si tratta di un residuo del celebre Agro Romano, cioè di quella campagna che un tempo era assoluta protagonista di tutto il litorale romano, con l’alternanza di boschi, siepi, fossi e paludi. Luoghi visibili per lo più nei musei e nelle gallerie d’arte, in certi quadri di fine Ottocento e dei primi del Novecento.

Ambienti “d’altri tempi”, posti proprio alle porte della città. Una “memoria attuale” in contrapposizione al degrado provocato dall’urbanizzazione selvaggia nelle periferie della Capitale.

Da non dimenticare anche il pregio storico, confermato da numerose testimonianze, come i frammenti di ossa risalenti al paleolitico inferiore rinvenuti nel 1979 durante una campagna di scavi dell’Istituto di Paleontologia di Pisa o i documenti che collegano questo territorio all’antica Lorium, tra la civiltà etrusca e quella romana, o ancora i resti del periodo medievale. Tra i monumenti di particolare interesse storico-architettonico ricordiamo il Casale della Bottaccia di epoca medievale e la suggestiva chiesetta di Castel di Guido, dove sono presenti cripte risalenti al II secolo dopo Cristo.

Di grandissimo interesse archeologico, con scavi in corso, è la Villa romana patrizia delle Colonnacce, databile tra il III secolo avanti Cristo e il III dopo Cristo, costituita da strutture sia di epoca repubblicana sia imperiale, ricca di mosaici e di affreschi parietali oggi conservati al Museo di Palazzo Massimo alle Terme.

La storia recente della tenuta, prima dell’attuale acquisizione da parte della Regione Lazio, è stata particolarmente “tribolata”, caratterizzata dalla vendita da parte dell’ex Pio Istituto di Santo Spirito all’amministrazione comunale di Roma, che per anni – pur con un bilancio pieno di debiti e una situazione di crescente degrado – ne ha comunque garantito la vocazione bucolica originaria, preservandone le attività agricole e zootecniche di notevole rilievo (circa 450 capi di vacche maremmane e 350 di razza frisona), a testimonianza della forte caratterizzazione agricola del territorio. Ne fa parte anche una piccola oasi della Lipu, nata nel 1999, con sentiero natura e recinto delle tartarughe. Ricchissima la fauna, con cinghiali, faine, lepri, lupi, tassi, testuggini, volpi e una ricca varietà di uccelli. La foresta occupa circa 800 ettari.

L’Unsic ritiene che questo lembo di campagna romana debba assolvere innanzitutto una funzione etico-educativa con un forte risvolto pubblico, cioè essere al servizio della cittadinanza, principalmente delle scuole e delle famiglie per testimoniare il valore della natura, della biodiversità, della sostenibilità. Il cemento, insomma, deve rimanere lontano da questi luoghi.

Nel contempo la riqualificazione può garantire reddito all’imprenditoria agricola e zootecnica, con particolare attenzione ai giovani, attraverso il supporto ad attività agropastorali orientate alla produzione biologica e biodinamica, alle azioni multifunzionali (compresa l’agricoltura sociale, con la promozione di orti sociali), ad attività di piccola impresa e di artigianato.

L’importante è non ripetere l’esperienza di Maccarese, venduta ai privati.

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