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Cile terra di innovazione: grandi opportunità per il settore tecnologico

Da tempo gli investimenti in America Latina confermano un trend in crescita. E c’è un Paese in particolare che sta attirando gli interessi di chi vuole fare business: il Cile.

Dalla fine della dittatura adottata da Pinochet negli anni Settanta-Ottanta, lo Stato cileno, che nel 2010 è entrato a far parte dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), ha saputo creare un “ambiente favorevole” grazie a un quadro politico stabile, tutto a vantaggio di un sistema economico fondato su liberalizzazioni e crescita della ricchezza nazionale, che ha dimostrato ottime capacità di diminuire costantemente l’inflazione e di limitare il tasso di disoccupazione. Secondo i dati della Farnesina, il Cile ha chiuso l’anno 2016 con un rapporto debito/Pil del 18,7 per cento e con un deficit di bilancio attestato intorno al 2 per cento. Una realtà che ha permesso ai suoi 17 milioni di abitanti di disporre di un indice di sviluppo umano, percentuale di globalizzazione, Pil procapite, livello di crescita economica e qualità della vita tra i più elevati dell’America Latina.

Tutte condizioni che rappresentano meno rischi per il credito e di conseguenza per chi vuole investire.

I settori più appetibili sono quello dell’estrazione mineraria, settore immobiliare, della produzione di energia (anche da fonti rinnovabili), ed infine del manifatturiero. Ma al di là di questi settori “tradizionali” d’investimento, negli ultimi anni sta facendo registrare un forte interesse il comparto dell’Ict, cioè delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Basti pensare come solo nel 2012 l’investimento pro capite in tecnologia sia stato di 143 dollari annui per ogni abitante, che messo a paragone con la media dei Paesi Ocse di 152 dollari, rappresenta un bel passo avanti. Il governo ha stanziato un “tesoretto” di circa 80 milioni di dollari già un paio di anni fa usati per aumentare la banda larga e per incrementare sia internet sia la telefonia anche nelle zone meno accessibili del paese. Oggi il Cile si attesta a vero e proprio epicentro dell’innovazione sudamericana.

La Chilecon Valley, come è stata ribattezzata, grazie all’ente governativo Corfo (la Corporación de Fomento de la Producción de Chile) ha saputo far fronte alle crisi economiche di questi ultimi anni, creando un comparto all’avanguardia e ricco di potenziale di investimento. A quest’ultimo si deve il lancio nel 2010 del progetto “Sturtup Chile”, programma che consente di creare da zero la propria realtà imprenditoriale. Il progetto si articola in tre percorsi da tre (S Factory), sei (Seed) o dodici mesi (Scale) e a ciascun progetto vengono assegnati 15, 30 o 90mila dollari di finanziamento. Dal 2012 ad oggi hanno partecipato circa 500 società provenienti da 37 Paesi.

Fra queste ci fa piacere segnalare l’interessante realtà tutta italiana di  “Oreegano” , sito che data una qualsiasi ricetta permette di conoscerne tutti i valori nutrizionali e di classificarla in base alle esigenze alimentari (per vegetariani, vegani, intolleranti a glutine o lattosio eccetera). Messa in piedi nel 2016 da Francesca Bufano, 27 anni, e da suo team, in pochissimi mesi il servizio ha già raggiunto 20 mila utenti attivi, conquistato il cuore di due grandi brand del settore, Amadori e Noberasco. E ha guadagnato la fiducia del Governo cileno che nel 2016 ha approvato una legge che impone una rigida etichettatura sulla qualità degli alimenti con lo scopo di educare la popolazione a una alimentazione consapevole.

Per chi fosse interessato al progetto “Sturtup Chile” ecco il link di riferimento www.startupchile.org.

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