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Formazione continua: non siamo più fanalino di coda in Europa

FormazioneL’Osservatorio ExpoTraining da oltre sette anni fotografa la situazione della formazione nelle imprese italiane e da oltre cinque anni denuncia la scarsa attenzione degli imprenditori al tema. Ma gli ultimi dati segnano un po’ un’inversione di tendenza: la formazione continua nelle imprese italiane sembra aver messo il “turbo” nelle ultime stagioni.
Nel dettaglio: in Italia si spende per la formazione circa il 4 per cento, un punto sotto la media europea. Ma i dati della formazione continua nelle imprese fino al 2015/2016 (su un panel di 500 piccole e medie aziende italiane e microimprese intervistate ogni anno con metodo Cawi) indicavano che solo il 55 per cento delle aziende avevano organizzato o stavano organizzando corsi per i propri dipendenti, inferiore alla media europea del 61 per cento.
Nella rilevazione di quest’anno, invece, ecco la sorpresa: tra corsi di formazione effettivamente usufruiti, quelli organizzati per il resto dell’anno o programmati per il 2018, le imprese che hanno deciso di scegliere la formazione sono salite al 59 per cento, sostanzialmente in media con l’Europa. Anche i dati di adesione ai Fondi Interprofessionali sono estremamente incoraggianti: oltre il 70 per cento delle piccole e medie imprese ha aderito, per oltre l’85 per cento dei lavoratori dipendenti.
Anche sul piano della qualità della formazione si può notare una maggiore consapevolezza: resta una forte presenza della formazione “obbligatoria”, ma cresce quella più “strategica” destinata all’innovazione, all’IT, al web, all’internazionalizzazione (più 9 per cento). E cresce sopratutto quella nelle regioni meridionali, che sembrano guidare questo risveglio italiano, con un più 19 per cento di imprenditori che hanno organizzato, stanno organizzato o organizzeranno nel 2018 dei piani di formazione per i propri dipendenti.
Negli ultimi cinque anni la tendenza è stata comunque positiva, ma rimaneva un forte gap in confronto all’Europa, sopratutto tra le piccole e microimprese. Dal 2016 la tendenza si è però rafforzata fortemente.
“Molti imprenditori hanno evidentemente ritenuto opportuno cogliere i piccoli cenni di ripresa per investire nella prospettiva di sviluppo ed hanno scelto, molto giustamente, la formazione dei propri team – sottolinea Carlo Barberis, presidente di ExpoTraining. “Crescono anche i corsi dedicati all’innovazione, all’IT ed in particolare all’internazionalizzazione. Ora occorre lavorare molto sulla qualità, su una migliore integrazione tra processi produttivi e formazione, accrescere la formazione sugli intangible assets e sulle competenze trasversali, insomma occorre innovare di più sulla ‘forma’ della formazione, sui modi per trasmettere le competenze in modo più efficace. Comunque il 2017 ed il 2018 saranno gli anni nei quali le aziende italiane, almeno dal punto di vista della formazione continua, avranno raggiunto l’Europa”.
Tutti i dettagli saranno raccolti nel primo “Libro Bianco sulla formazione continua in Italia”, presso la prossima edizione di ExpoTraining, a FieraMilano il 25 e 26 ottobre prossimi.

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