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Grandi questioni e vita quotidiana di tutti noi

Domenico Mamone – Presidente dell’Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori

Grandi questioni e vita quotidiana di tutti noi, delle nostre aziende, delle nostre famiglie. La Banca Centrale Europea ha, a sorpresa, azzerato il tasso dì interesse. Non credo che il fatto che il presidente della BCE sia l’italiano Mario Draghi ci faccia velo: si tratta di una scelta coraggiosa e importante. Assieme alle altre decisioni, quella sui tassi sui depositi e sulle altre condizioni che concernono i fondi delle banche, e che appaiono rivolte a scoraggiare le banche dal tenere i soldi nei forzieri per incentivarle a concedere credito, siamo di fronte a un programma davvero ambizioso per sostenere gli investimenti e i consumi. Un bazooka, dicono i giornali, che Draghi punta per colpire i muri che osta-colano la ripresa dell’economia reale, cioè produzione, rilancio aziendale e consumo. Noi abbiamo sempre creduto nell’Europa: un italiano alla guida della Banca centrale ha dato prova che l’Europa può non essere soltanto un roveto di vincoli e regole, ma anche la via per risolvere problemi non più gestibili del solo livello nazionale.
Ora, si tratterà di vigilare: sappiamo che non è così automatico che le scelte prese dal BCE, necessariamente, al vertice della piramide bancaria, discendano per i vari piani del sistema fino a beneficiare davvero, in maniera significativa, gli utenti, le imprese, le famiglie. Il rischio è le nuove condizioni nei rapporti tra Bce e banche non si riflettano in maniera tempestiva nelle condizioni che le banche in agenzia offrono ai clienti. Certo, sappiamo anche che questi ultimi devono fare la loro parte: abbiamo attraversato anni di diffidenza, persino di sconforto, e oggi ci vorrebbe un po’ di ottimismo. Condizioni di prestito migliori non bastano se non c’è un clima più generale di ottimismo e di voglia di fare, e anche di rischiare. Come diceva un famoso economista, non serve a molto se l’acqua c’è, ma il cavallo non beve.
Oltre il credito alle aziende, allora, occorre rilanciare anche, e forse soprattutto, il credito alle famiglie e al consumo. Le aziende sono immerse nel mercato, che è fatto di persone, con le loro aspettative, cioè, in parole più semplici, le loro idee e le loro speranze. Noi cerchiamo di dare ogni giorno un modesto ma sincero contributo di idee e di fatti alle speranze. Grande importanza hanno nella prospettiva europea di sviluppo, le politiche di formazione, che devono diventare sempre più adeguate alla velocità delle trasformazioni tecnologiche e di mercato. Ben vengano i nuovi dati sull’occupazione, laddove indicano che molti posti di lavoro precari si sono consolidati in nuovi contratti di lavoro di-pendente: ma sappiamo tutti bene che lavoro sicuro non sarà mai più posto fisso a vita, a svolgere le stesse mansioni per sempre, sulla base delle conoscenze dei tempi, man mano sempre più lontani, della scuola o dell’università. Questo non solo è impossibile, ma non è certo nell’interesse dei lavoratori stessi, che devono essere messi in grado di aggiornarsi, e anche cambiare radicalmente modi e contenuti del proprio saper fare.
Nostro dovere non è di tener fermo disperatamente un mondo in continuo cambiamento, ma di saper cambiare con il mondo. In questo numero di Infoimpresa, come ogni mese, sono annunciate le diverse attività di formazione nel mondo Unsic: è questa volta il turno di iniziative sulla sicurezza sul lavoro, attraverso l’importante bando Inail, sulla mediazione legale e su altre figure professionali. Vi è poi da segnalare la costante crescita delle iniziative di Fondolavoro. E’ stato da poco definitivamente riconosciuto la valenza pubblica dell’attività dei fondi interprofessionali: questo vuol dire maggiori responsabilità, a partire dai controlli dell’autorità anticorruzione, ma sottolinea ancora di più l’importanza di questi fondi, che impiegano utilmente quello 0,30% di contributi Inps che ogni datore di lavoro sino a oggi troppo spesso usava versare, senza poi di solito vederne l’utilità, né la vede il lavoratore. Ecco, ci rivolgiamo ai cavalli di razza delle aziende: le fonti della formazione ci sono, ora occorre impiegare quest’acqua, cioè queste risorse, alla crescita, al lavoro, all’innovazione.

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