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Coronavirus, polemiche no, qualche riflessione sì

Concordiamo con il premier Conte sul fatto che le polemiche, specie se strumentali, non servono. Però, come organizzazione di imprenditori, non possiamo certo trascurare le conseguenze economiche che questa epidemia sta generando in tutto il nostro Paese, in particolare nel settore turistico, in quello dei beni di lusso, nel comparto agroalimentare. Ma anche sull’immagine stessa del “made in Italy” dal momento che si sta radicando in tutto il mondo una sorta di tabù verso gli italiani “vettori del virus”.

Con la più ovvia delle speranze, cioè che questa drammatica pagina possa essere girata al più presto, tuttavia riteniamo necessario il riconoscimento di alcuni oggettivi errori, proprio perché servano da lezione. Se l’Italia è al terzo posto per numero di contagiati nel mondo – cioè tra ben 206 nazioni – non può essere frutto solo del caso.

Una prima riflessione riguarda la tendenza, tutta italiana, di “ideologizzare” ogni cosa, anche con finalità di divisione e di contrapposizione. In fondo siamo gli eredi di Guelfi e Ghibellini. Ciò ha portato da una parte ad alimentare preconcetti verso i cinesi in Italia (tra cui non c’è alcun contagiato) o gli immigrati in genere e, dall’altra, a tacciare di razzista chi giustamente un mese fa preannunciava il pericolo e richiedeva la quarantena per i rientranti dalle zone contagiate quale strumento di prevenzione. Questa schizofrenia ha determinato un grave errore: la chiusura delle rotte dirette con la Cina, che oltre ad aver fatto infuriare le autorità asiatiche e aver impedito i controlli, ha favorito gli arrivi indiretti e incontrollati, tra cui quelli dei alcuni “untori”. Francia, Germania e Regno Unito hanno invece seguito le indicazioni dell’Oms, come ha anche evidenziato Walter Ricciardi, e non bloccando i voli hanno potuto tracciare e mettere in quarantena i soggetti a rischio.

Un altro vulnus è venuto dal sistema ospedaliero, che ha contribuito in modo rilevante alla diffusione di virus proprio per l’impreparazione delle strutture. L’alto numero di personale sanitario contagiato lo prova. L’insegnamento è che gli scellerati tagli alla sanità perpetuati in questi ultimi anni presentano il conto anche in queste amare circostanze.

Un altro elemento che invita a riflettere – e bene ha fatto il premier a metterlo in evidenza – è rappresentato dalle distorsioni dell’autonomia regionale. La regionalizzazione della sanità senza un efficiente organo di governo centrale finisce per accentuare le disparità territoriali ed alimentare gli errori conseguenti al mancato coordinamento. Lo stesso si può dire per le infelici uscite di qualche esponente istituzionale meridionale contro i residenti al Nord o per le decisioni solitarie di chiusura delle scuole.

Per non andare oltre, ci soffermiamo infine sull’aspetto disorganizzativo che ha caratterizzato diverse decisioni, dalla “permeabilità” della zona rossa, come hanno dimostrato diversi organi d’informazione o alcune cronache (il ragazzo irpino, residente a Codogno, che sarebbe fuggito dalla quarantena per raggiungere indisturbato il paese d’origine) o all’insufficienza dei numeri telefonici di emergenza a causa delle enormi richieste.

Chiusa questa doverosa parentesi, perché gli errori hanno generato pesanti conseguenze sul tessuto produttivo, ovviamente concordiamo sulla necessaria unità per affrontare singolarmente e tutti insieme questo difficile momento.

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CHIUSA

in occasione delle festività Pasquali.

Augurando a tutti voi felici e serene festività, vi informiamo che le attività RIPRENDERANNO REGOLARMENTE martedì 14/04/2020