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Ad agosto niente più reddito di cittadinanza, ma manca il lavoro

Ad agosto in migliaia perderanno il reddito di cittadinanza. Il nuovo governo, infatti, ha stabilito che nel 2023 agli “occupabili” il sussidio sarà corrisposto per sole sette mensilità, al contrario delle 18 rinnovabili. Sono esclusi coloro che hanno più di 60 anni o nel cui nucleo familiare sono presenti disabili, minorenni o anziani con più di 60 anni. Inoltre, i giovani tra i 18 e i 29 anni che non hanno finito la scuola dell’obbligo, percepiranno il reddito solo a patto che frequentino dei corsi formativi. L’obiettivo, infatti, è togliere il sussidio a chi “preferisce poltrire sul divano” piuttosto che andare a lavorare.

In realtà questo tipo di sussidio esiste in numerosi paesi europei e non. Nell’Ue l’Italia e la Grecia sono state le ultime a introdurla, ma negli altri paesi erano già presenti degli schemi di reddito minimo garantito come misura di contrasto alla povertà. Quest’ultima è basata sul presupposto per cui una condizione economica disagiata non dipende dalla volontà del singolo, ma piuttosto dal contesto in cui questo vive. Non è un caso che nel 2024 il reddito di cittadinanza sarà sostituito da una nuova misura di contrasto alla povertà.

In Italia, infatti, il problema non è tanto il reddito di cittadinanza quanto la mancata reintroduzione dei disoccupati nel mercato del lavoro. Ad oggi solo il 4 per cento delle persone che si rivolgono a un Centro per l’impiego (Cpi) trova un’occupazione e tra il restante 96 per cento dei casi vi sono molti percettori di Rdc. Con i fondi del Pnrr i cpi sono stati potenziati, con conseguente aumento dei disoccupati presi in carico, ma metà delle nuove assunzioni previste non sono ancora state realizzate perché manca personale qualificato.

In base ai dati riportati dal Corriere della Sera, di 364 mila beneficiari tra i 18 e i 29 anni, 11 mila hanno la licenza elementare o addirittura nessun titolo, mentre 129 mila arrivano alla licenza media. Inoltre, molti beneficiari del reddito riscontrano numerose difficoltà durante l’inserimento nel mercato del lavoro. Su 850 mila persone, solo il 30 per cento possiede un’istruzione superiore alla scuola dell’obbligo, il 60 per cento ha più di 40 anni, mentre il 65 per cento vive al Sud, dove i posti di lavoro sono davvero scarsi.

Anche quando le aziende non riescono a trovare personale, in molti casi il problema è costituito da un mismatch tra domanda e offerta. Secondo i dati Eurostat riportati dal Corriere, in Italia il numero delle cosiddette “occupazioni elementari”, che non richiedono grandi competenze, è molto più scarso rispetto agli altri paesi sudeuropei. Questo divario si riscontra soprattutto nel commercio, nel turismo, nelle costruzioni, nella sanità e nell’assistenza. Se a questo si aggiunge l’alto numero di percettori del reddito con scarsa istruzione, difficilmente il mercato del lavoro italiano riuscirà ad assorbire il grande numero di disoccupati con basse qualifiche.

E mentre il tempo stringe, non è arrivata alcuna soluzione nemmeno per quanto concerne i famosi corsi di formazione o il reinserimento nel mondo lavoro. Aumentano così sempre di più i timori per chi, tra poco più di sei mesi, si ritroverà senza alcun sussidio né un lavoro.

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