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Approvata la riforma del Codice degli appalti

Nella riunione del Consiglio dei ministri è stato approvato il nuovo Codice degli appalti. In esame preliminare, è stato dato il via ad un decreto legislativo di riforma del Codice in attuazione dell’articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78.

Il ministro Salvini nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, l’ha definita “l’iniziativa più importante da 55 giorni a questa parte da quando abbiamo giurato”. Ha aggiunto: “Questo nuovo Codice dovrà tagliare sprechi e burocrazia, viene incontro alle esigenze delle imprese e degli enti locali, permetterà di aprire cantieri in tempi più veloci e creerà più lavoro. È la miglior battaglia alla corruzione e al malaffare. Oltre l’80 per cento degli appalti, se questo Codice fosse in vigore, sarebbe più rapido, veloce, efficace e innovativo – ha evidenziato il ministro delle Infrastrutture.

Il presidente Meloni ha dichiarato che è stato approvato “un provvedimento organico, equilibrato e di visione, frutto di un lavoro qualificato e approfondito, che permetterà di semplificare le procedure e garantire tempi più veloci”.

Il nuovo Codice, nel dettaglio, è caratterizzato da due principi, precisati nei primi due articoli:

– il “principio del risultato”, cioè tempestività e miglior rapporto tra qualità e prezzo rispettando i valori di legalità, trasparenza e concorrenza;

– il “principio della fiducia” nell’azione legittima, trasparente e corretta della pubblica amministrazione, dei suoi funzionari e degli operatori economici.

L’aggiornamento del Codice verte principalmente sull’importanza della digitalizzazione per rinnovare il sistema dei contratti pubblici. Il decreto, nel dettaglio, definisce un “ecosistema nazionale di approvvigionamento digitale” i cui pilastri si individuano nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici, nel fascicolo virtuale dell’operatore economico, appena reso operativo dall’Autorità nazionale anti corruzione (Anac), nelle piattaforme di approvvigionamento digitale, nell’uso di procedure automatizzate nel ciclo di vita dei contratti pubblici.

Inoltre, il decreto riconosce a tutti i cittadini la possibilità di chiedere la documentazione di gara mediante l’accesso civico generalizzato.

La riduzione dei termini per la progettazione è un altro punto del nuovo Codice. Ridotti anche i termini del procedimento amministrativo in particolare per la resa dei pareri di competenza: da 45 a 30 giorni per il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e da 60 a 45 per la Conferenza dei Servizi

Non manca, poi, l’istituzione da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici di un comitato dedicato all’esame dei progetti.

Il decreto reintroduce la figura del “general contractor”. Con questi contratti, l’operatore economico “è tenuto a perseguire un risultato amministrativo mediante le prestazioni professionali e specialistiche previste, in cambio di un corrispettivo determinato in relazione al risultato ottenuto e alla attività normalmente necessaria per ottenerlo”.

Altra importante novità è il sistema di programmazione per le opere strategiche con il coinvolgimento diretto delle Regioni. Le opere con indici di concreta realizzabilità e sostenibilità finanziaria saranno inserite direttamente nel DEF. Le verifiche preventive per le aree di interesse archeologico vedranno un procedimento parallelo che non andrà ad allungare i tempi di realizzazione dell’opera.

È prevista un’ulteriore liberalizzazione dell’appalto integrato: in questo modo i Comuni piccoli e medi potranno avvalersi di uno strumento che consente la redazione dei progetti da parte dell’impresa, unica eccezione i lavori di manutenzione ordinaria.

Per i concessionari scelti senza gara, è stabilito l’obbligo di appaltare a terzi una parte compresa tra il 50 e il 60 per cento dei lavori, dei servizi e delle forniture. L’obbligo non vale per i settori speciali (ferrovie, aeroporti, gas, luce).

Infine è confermato l’obbligo di inserimento delle clausole di revisione prezzi quando si verifica una variazione del costo superiore alla soglia del 5 per cento, con il riconoscimento in favore dell’impresa dell’80 per cento del maggior costo.

Il Codice sarà applicato ai nuovi procedimenti a partire dal 1° aprile 2023. Dal 1° luglio 2023 è prevista l’abrogazione del Codice precedente (d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50) e l’applicazione delle nuove norme ai procedimenti già in corso.

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