
Presso la plenaria Marco Biagi, si è svolta l’assemblea del Cnel, nel corso della quale sono stati approvati due nuovi disegni di legge su “aree interne” e “sport come cura”, oltre a un documento di osservazioni e proposte in tema di caporalato. Via libera anche alla Relazione sulla contrattazione collettiva nel settore pubblico e al Programma delle attività per l’anno in corso.
Un primo Ddl che ha avuto il voto favorevole dell’assemblea contiene “Disposizioni per la rigenerazione e il ripopolamento delle aree interne e montane, il rafforzamento dei servizi di cittadinanza e la promozione dello sviluppo locale sostenibile”. Il Cnel sottolinea la necessità di un vero e proprio cambio di paradigma, volto a valorizzare una fetta di territorio nazionale pari a circa il 60% della superficie complessiva, con più di 13 milioni di abitanti. Tra gli elementi qualificanti del provvedimento, il principio della prossimità territoriale, per garantire l’accesso ai servizi essenziali. Grande attenzione alle misure contro lo spopolamento e per sostenere le comunità locali. Il Ddl, inoltre, rafforza i modelli di governance, in un’ottica partecipativa e multilivello. Previste anche misure rivolte alla sostenibilità ambientale e al presidio del territorio.

“Con questo disegno di legge – ha affermato il vicepresidente del Cnel, Claudio Risso, relatore del provvedimento – ci poniamo l’obiettivo di un cambio di paradigma nel modello di sviluppo del nostro Paese, indirizzato alla rigenerazione delle aree interne, che devono tornare a essere un valore aggiunto, dove si può e si deve tornare a investire. Il Ddl individua alcuni assi fondamentali su cui intervenire. Il primo è quello della prossimità territoriale, che deve diventare il criterio ordinatore delle politiche pubbliche. Il secondo è quello della governance: chiediamo una cabina di regia a livello della Presidenza del Consiglio. Un altro riguarda lo sviluppo economico, adottando la logica del ‘semplificare e accompagnare’. Un asse decisivo è quello demografico-sociale, perché se non si interviene sullo sviluppo demografico questo Paese non ha futuro. Qui chiediamo l’istituzione di una clausola sociale per le aree interne, che renda conveniente alle persone non andare via e, a chi è andato via, rientrare. È la strategia dei ‘ritornanti’. C’è poi l’asse dell’agricoltura, delle foreste e dei servizi ecosistemici. Abbiamo anche avanzato proposte innovative, volte all’insediamento dei giovani, al rafforzamento della Banca della terra, al pagamento per i servizi ecosistemici. Perché l’aria, l’acqua, il paesaggio sono beni immateriali, ma rappresentano un volano di sviluppo. Io vedo tutto questo come un patto città-campagna, città e aree interne, e anche terre alte, montagne. Perché questi sono luoghi che possono creare valore aggiunto ma anche dove si può fare comunità, dove si può fare integrazione”.
Ha quindi sottolineato il consigliere Cnel Massimo Giuntoli, relatore del provvedimento: “Il disegno di legge sulle aree interne rappresenta un passaggio decisivo – – per rafforzare la coesione territoriale e restituire centralità a una parte fondamentale dell’Italia. Si tratta di un provvedimento coraggioso, che segna un vero cambio di paradigma: le aree interne non vengono più considerate territori marginali da sostenere con misure episodiche, ma spazi strategici per lo sviluppo sostenibile, la tenuta sociale, la rigenerazione urbana e la resilienza del Paese. Il disegno di legge introduce una politica nazionale organica e stabile, pienamente coerente con la Strategia nazionale per le aree interne, fondata sul principio della prossimità territoriale e sull’effettiva garanzia dei diritti di cittadinanza, a partire dall’accesso ai servizi essenziali: sanità, welfare, istruzione, mobilità e connettività digitale. Il testo valorizza in modo innovativo e multidisciplinare il ruolo dei territori, degli enti locali, delle parti sociali, del Terzo settore e delle aziende pubbliche di servizi alla persona, rafforzando i modelli di governance multilivello e introducendo strumenti concreti di semplificazione, accompagnamento alle imprese e sostegno al lavoro. Particolare rilievo assumono le misure per contrastare lo spopolamento, favorire il ripopolamento e sostenere le comunità locali, anche attraverso politiche di accoglienza, agevolazioni sperimentali e il rafforzamento delle filiere territoriali, agricole e forestali, in un’ottica di sostenibilità ambientale e presidio del territorio. Come Cnel abbiamo contribuito a costruire un impianto normativo solido, condiviso e orientato ai risultati che, importante novità, saranno misurabili. Questo disegno di legge restituisce una visione di lungo periodo alle politiche per le aree interne e offre finalmente strumenti adeguati a trasformare questi territori in luoghi attrattivi per vivere, lavorare e investire”.
Nel corso del dibattito il consigliere Giovanni Di Cesare (Cgil) ha motivato l’astensione dei rappresentanti della Cgil sul provvedimento, dovuta dal punto di vista del metodo alla mancanza di tempo nella fase finale, che ha impedito di tornare a riunire i gruppi di lavoro e a non poter verbalizzare l’attività fatta nei seminari svolti. È stata anche sottolineata una questione di merito, relativamente a due aspetti. Il primo riguarda la dimensione scolastica, che è un punto chiave del ripopolamento. L’altro riguarda l’art. 29 del Ddl, in base al quale “noi ci stiamo dicendo – ha affermato il consigliere – che quando arriverà la sessione di bilancio il Cnel si dovrà battere affinché quelle risorse vengano realmente messe nel bilancio dello Stato. Perché per le aree interne c’è bisogno di risorse finanziarie”.
Ha poi preso la parola il consigliere Marco Menni (Confcooperative), che ha spiegato la richiesta – pur dicendosi favorevole al provvedimento – di stralciare l’art. 24 del Ddl, in quanto sul tema delle cooperative di comunità c’è un tavolo attivo presso il MIT. Il consigliere ha chiesto di lasciare comunque un accenno al tema dell’economia sociale della cooperazione.
È quindi intervenuto il consigliere Rosario Valastro (Croce Rossa Italiana), il quale – oltre ad annunciare voto favorevole – ha dichiarato che insieme a tutti i colleghi espressione nel Cnel del Terzo settore è stata salutata con grande favore la proposta di legge, volta a passare dall’intervento episodico a un vero e proprio cambio di paradigma. Valastro ha anche evidenziato come sia fondamentale porre la giusta attenzione alla situazione demografica delle aree interne. Inoltre, ha ribadito il ruolo degli enti del Terzo settore, che rappresentano “presìdi di umanità e di servizio”.
Il consigliere Paolo Pirani (Uil), anche lui annunciando voto favorevole, sì è detto perplesso dell’abolizione dell’art. 24 e del rinvio della tematica a un successivo eventuale disegno di legge, perché il tema dell’economia cooperativa e sociale è un aspetto strutturale del provvedimento sottoposto al voto dell’Assemblea. Pirani ha anche sottolineato che, a fronte dell’ottimo lavoro svolto nei tavoli tecnici, non si è però riusciti a produrre una sintesi di questi lavori.
Il secondo disegno di legge riguarda la “promozione dell’attività fisica e sportiva quale strumento di prevenzione, inclusione e salute”. L’obiettivo è far sì che lo sport assuma pienamente la funzione di “cura attiva”, grazie a un quadro normativo organico che garantisca l’integrazione tra sistema sanitario, sociale, scolastico e sportivo. Fondamentale anche la qualificazione delle professionalità coinvolte e la misurazione dell’impatto degli interventi di attività fisica e sportiva in termini di salute pubblica, inclusione sociale e sostenibilità economica.

“Si tratta di un intervento normativo – ha dichiarato il consigliere Cnel Emilio Minunzio, relatore del provvedimento – che metterà finalmente ordine tra le competenze professionali necessarie per l’impiego dello sport in ambito sociosanitario. La linea di demarcazione tra sport e ambito sanitario necessita di una chiara definizione a tutela dell’utenza”.
L’intervento si propone di istituire un quadro normativo organico, per disciplinare l’impiego dell’attività fisica e sportiva ai fini preventivi, terapeutici ed inclusivi, garantendo l’appropriatezza degli interventi, la qualificazione delle professionalità coinvolte e l’integrazione tra sistema sanitario, sociale, scolastico e sportivo.
Tre le linee di intervento individuate.
La prima è indirizzata a garantire un sistema strutturato di monitoraggio e valutazione degli interventi di attività fisica e sportiva, finalizzato alla misurazione dell’impatto in termini di salute pubblica, inclusione sociale e sostenibilità economica, nonché all’individuazione di criticità e buone pratiche utili a orientare la programmazione delle politiche pubbliche.
La seconda direttrice concerne la definizione dei contesti idonei all’erogazione dei programmi e del relativo quadro regolatorio, mediante l’individuazione dei requisiti strutturali, organizzativi e professionali delle sedi accreditate, in raccordo con la normativa sanitaria e sportiva vigente e nel rispetto delle competenze regionali.
La terza direttrice attiene alla qualificazione delle figure professionali coinvolte e alla disciplina dei percorsi formativi e di aggiornamento, al fine di garantire competenze specifiche e un’effettiva integrazione operativa tra area sanitaria, area motoria e area sportiva, secondo un modello multidisciplinare orientato alla sicurezza e all’appropriatezza dell’intervento.
Il documento di osservazioni e proposte in materia di “caporalato e prevenzione delle forme di sfruttamento lavorativo” sottolinea la necessità di un approccio in grado di integrare repressione e prevenzione. L’intento è di favorire un aggiornamento normativo, a dieci anni dalla legge 199/2016, tenendo conto dell’evoluzione di un fenomeno che non riguarda più esclusivamente il settore agricolo ma che si è esteso ad altri ambiti, a partire dalla gig economy. Il testo ha alle spalle un’ampia attività istruttoria, che ha coinvolto le parti sociali e ha previsto numerose audizioni.

Approvata dall’assemblea anche la Relazione annuale “Contrattazione collettiva e lavoro pubblico”, che si colloca nel percorso già avviato lo scorso anno e finalizzato, in attuazione della legge 936/1986, a integrare l’attività di osservazione che il Cnel svolge sulle dinamiche retributive e contrattuali del settore privato.
Il Cnel ha poi predisposto un parere sul Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili, sottolineando come il Piano rappresenti un passaggio strategico per rafforzare l’inclusione sociale, la coesione territoriale e la sostenibilità dello sviluppo in Europa. La valutazione del Consiglio, quindi, è complessivamente favorevole, perché la questione abitativa viene posta dalle istituzioni Ue come fattore strutturale delle politiche sociali ed economiche. Il documento evidenzia anche l’importanza di un forte collegamento tra politiche dell’abitare, rigenerazione urbana e sviluppo economico.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
