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Economia del mare: volano di sviluppo per l’Italia

Un settore che vale quasi 150 miliardi di euro in termini di valore aggiunto. È l’Economia del mare che permette all’Italia di occupare il terzo posto a livello europeo per ricchezza prodotta, subito dopo la Spagna e la Germania. Il comparto marittimo e tutte le sue filiere impegnano più di 220.000 imprese e producono quasi un milione di occupati.

Sono i numeri della Blue economy riportati nel X Rapporto nazionale, realizzato dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne per conto di Informare, in occasione degli Stati Generali delle Camere di Commercio sull’Economia del Mare, organizzati a Roma lo scorso 24 febbraio, che hanno visto la partecipazione dei ministri per la Protezione civile e per le politiche del mare Nello Musumeci e delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

L’iniziativa, organizzata da Unioncamere, Assonautica Italiana e Blue Forum, chiama a raccolta l’intero sistema camerale, con l’intento di collegare sempre meglio le esigenze delle imprese e le politiche di sviluppo nazionali dell’Economia del Mare. Un percorso iniziato nel 2013 con l’obiettivo di elaborare una strategia camerale comune relativa all’attivazione di una policy mirata alla Blue economy.

“L’economia del mare, soprattutto in un Paese come il nostro con oltre sette mila chilometri di coste – ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – rappresenta un volano imprescindibile per la crescita economica. D’altronde nel settore operano oltre 220mila aziende che danno lavoro a quasi un milione di occupati. Ed è anche un’economia giovane. Infatti, nel settore ci sono oltre 21 mila imprese capitanate da giovani, pari al 9,4 per cento delle imprese blu, contro l’8,9 per cento dell’intero tessuto imprenditoriale nazionale”.

L’importanza del settore è stata evidenziata anche da Giovanni Acampora, presidente di Assonautica Italiana. “Le Camere di Commercio” – ha spiegato Acampora – nel corso degli anni, hanno sempre di più contribuito nelle proprie funzioni, a far sì che l’Economia del mare si attestasse tra gli asset principali di sviluppo del nostro Paese. Avere finalmente un ministero per le politiche del Mare ci consentirà di dare concretezza a questa visione che per tanti anni abbiamo sostenuto e che metteva al centro il coordinamento delle politiche del sistema mare, in una visione unitaria, trasversale rispetto alle diverse filiere e fortemente orientata alle sinergie dei territori.Come sistema camerale continueremo ad essere in prima linea, dando il nostro contributo al governo, impegnato nella istituzione del Comitato Interministeriale per le politiche del mare e dei comitati tecnici, con l’obiettivo di scrivere insieme il Piano triennale del mare”.

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