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Economia: si discute su Def e prospettive di crescita  

Convocato per oggi pomeriggio, 11 aprile 2023, il Consiglio dei ministri che dovrà esaminare e decidere sul Def 2023, il Documento di Economia e Finanza redatto dal ministro Giancarlo Giorgetti e i suoi. Un testo importante di finanza pubblica che contiene le politiche economiche e finanziarie decise dal governo, definito da alcuni giornali “il primo vero atto di politica economica del governo Meloni”. Nel quadro tendenziale la stima della crescita del Pil programmatico, è stata ritoccata al rialzo al +1 per cento. Il rapporto deficit/Pil invece viene indicato al 4,5 per cento. Per il 2024, invece, il Def stima una crescita del +1,4 per cento del Pil programmatico mentre il deficit si attesta oltre il 3 per cento. Il debito intanto proseguirà un percorso di lenta riduzione fino ad attestarsi “nel 2025 al 140,9 per cento”.

Mentre si attende l’approvazione del Documento, anche la Banca d’Italia ha emesso il suo secondo bollettino economico del 2023 che offe uno sguardo d’insieme sui mercati internazionali e su quello italiano. Bankitalia conferma la prospettiva di un rallentamento del Pil globale per l’anno in corso, anche se meno pronunciato di quanto stimato nell’autunno del 2022.

Prosegue la restrizione monetaria nelle principali economie avanzate e sono emerse tensioni sui mercati internazionali – Nei primi mesi dell’anno la Federal Reserve e la Bank of England hanno deliberato ulteriori incrementi dei tassi di interesse di riferimento. Dalla metà di gennaio le condizioni sui mercati finanziari internazionali erano peggiorate, risentendo delle attese di rialzi dei tassi di policy più consistenti e prolungati; dalla fine della prima decade di marzo il dissesto di alcuni intermediari bancari negli Stati Uniti e in Svizzera ha portato a un repentino aumento dell’avversione al rischio e della volatilità.

Nell’euro area l’attività cresce debolmente e l’inflazione diminuisce, ma sale la componente di fondo – L’attività economica dell’area dell’euro sarebbe tornata a crescere lievemente all’inizio dell’anno. L’inflazione al consumo è diminuita ulteriormente a causa del forte calo della componente energetica; quella alimentare e quella di fondo sono però ancora aumentate. Il Consiglio direttivo della Bce ha aumentato i tassi ufficiali di 50 punti base sia nella riunione di febbraio sia in quella di marzo, portando al 3,0 per cento il tasso di riferimento. Ha inoltre comunicato che l’elevato livello di incertezza accresce l’importanza di adottare le decisioni di volta in volta e sulla base dei dati che si renderanno disponibili.

Nel primo trimestre del 2023 il PIL dell’Italia sarebbe cresciuto lievemente – Secondo i modelli di Bankitalia, in Italia l’attività economica sarebbe leggermente aumentata nel primo trimestre del 2023, sostenuta dal settore manifatturiero, il quale beneficia della discesa dei corsi energetici e dell’allentamento delle strozzature lungo le catene di approvvigionamento. La spesa delle famiglie sarebbe rimasta debole, a fronte di un’inflazione ancora alta. Proseguirebbe invece l’accumulazione di capitale. Nei primi mesi dell’anno, la dinamica delle esportazioni italiane si è mantenuta positiva, il saldo di conto corrente è tornato in attivo e l’occupazione ha continuato a salire.

Il calo dell’inflazione è trainato dalla componente energetica, mentre quella di fondo rimane elevata –Nella media del primo trimestre l’inflazione è diminuita (all’8,2 per cento in marzo), ma la componente di fondo è cresciuta, risentendo ancora della trasmissione ai prezzi finali dei maggiori costi connessi con gli shock energetici. La dinamica salariale si conferma moderata; i margini di profitto delle imprese sono lievemente aumentati.

I prestiti bancari diminuiscono marcatamente; le condizioni finanziarie risentono delle tensioni sui mercati internazionali – Il rialzo dei tassi ufficiali continua a trasferirsi al costo del credito. I prestiti bancari si sono contratti tra novembre e febbraio, in particolare quelli verso le imprese, per effetto della debolezza della domanda e di criteri di offerta più stringenti. Dalla metà di gennaio le condizioni dei mercati finanziari sono peggiorate anche in Italia. In marzo, le difficoltà di alcuni intermediari negli Stati Uniti e in Svizzera hanno determinato pressioni al ribasso sui corsi azionari, soprattutto nel comparto finanziario. Le banche dell’area dell’euro, comprese quelle italiane, si trovano in una condizione nettamente migliore di quella osservata in occasione di passati episodi di crisi, grazie all’alta patrimonializzazione, all’abbondante liquidità e a una redditività in forte recupero.

Nel 2022 sono migliorati i conti pubblici – Lo scorso anno l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL è diminuito di un punto percentuale, all’8,0 per cento. Il peso del debito sul prodotto si è significativamente ridotto, anche grazie alla dinamica favorevole del differenziale fra onere medio del debito e crescita nominale del Pil.

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