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Faraone (Italia Viva), all’Unsic: “Superare conservazione e immobilismo”

Faraone

L’ultima sua iniziativa si chiama “Futura”. Una scuola di cultura politica under 30 che ha avuto luogo ad inizio ottobre a Terrasini, in Sicilia. Per presentarla ha citato Bismarck, la politica come arte del possibile.

Davide Faraone, 44 anni, palermitano, è capogruppo al Senato di Italia Viva, la formazione attraverso la quale Matteo Renzi è prepotentemente tornato sotto i riflettori mediatici.

“Noi con Italia Viva abbiamo scelto l’innovazione alla conservazione, il movimento all’immobilismo, il merito all’assistenzialismo – spiega a Infoimpresa il senatore che ha iniziato a far politica giovanissimo nelle periferie palermitane, eletto consigliere comunale a soli 26 anni con 1.591 preferenze, raddoppiate alle successive elezioni amministrative e arrivate a quota 8.036 nel 2008 quando è entrato a far parte dell’assemblea regionale siciliana. “Abbiamo una visione chiara sui temi economici, del mercato del lavoro, delle riforme per ammodernare l’Italia, che certa sinistra da sette anni osteggia. Noi non solo non rinneghiamo le cose fatte dal nostro governo, dal jobs act alle leggi sui diritti civili, ma rilanciamo”.

  • Senatore Faraone, il governo Conte bis ha evitato probabili scenari sovranisti suffragati dal voto. Quali dovrebbero essere le ricette per battere le destre anche nelle urne?

“La crisi di governo di agosto dimostra che i sovranisti sono bravi a parlare, a promettere, ma governare è un’altra cosa. In quattordici mesi di governo con Salvini l’Italia ha rischiato grosso, lo spread alle stelle, il Pil azzerato, il rischio concreto dell’aumento dell’Iva, il blocco dei cantieri, la possibilità non tanto remota di uscire dall’euro e poi l’isolamento internazionale. Noi abbiamo accettato di metterci la faccia in questo nuovo governo per salvare l’Italia e lo faremo con un programma che ha come capisaldi due questioni: l’economia, con una ricetta che prevede il taglio delle tasse e il family act, un progetto destinato alle famiglie”.

  • Ma come mai tanti italiani hanno abbracciato i toni muscolosi di Salvini? Davvero il nostro Paese s’è incattivito?

“Salvini ha cavalcato un’emergenza che non c’è per impaurire gli italiani e per trarne il massimo profitto elettorale. Ha usato la propaganda, non ha fatto il ministro dell’interno e lo dico con i numeri alla mano. Un esempio? Salvini in campagna elettorale aveva detto: ‘Non vedo l’ora di vincere le elezioni per riempire gli aerei e riportare gli immigrati a casa loro. Ce ne sono troppi’. È diventato ministro, ma ha fatto peggio dei governi precedenti. Proprio in questi giorni il ministro Lamorgese ha comunicato i dati dei rimpatri e con Salvini sono stati un flop”.

  • Fatto sta che la questione immigrazione resta il cavallo di battaglia delle destre. Eppure la prima stretta efficace agli sbarchi indiscriminati è stata opera del ministro Minniti. Su questo tema la sinistra rischia di farsi male soprattutto per le sue differenti posizioni interne?

“Dobbiamo affrontare il tema dell’immigrazione in maniera seria. Nei prossimi decenni, milioni di essere umani si sposteranno dall’Africa verso l’Europa. Se questo è lo scenario, crede davvero che il problema sia l’Ong che salva in mare 50 migranti, o il barchino con 30 essere umani? Credo proprio di no e nel contempo dico che chi sbarca in Italia, sbarca in Europa e tutti dobbiamo contribuire in maniera seria a costruire politiche che siano efficaci. L’Europa non può girare le spalle e noi dobbiamo farci valere, così come dobbiamo chiedere all’Unione europea di chiudere i rubinetti dei finanziamenti europei, introdurre delle penali salate a chi, come Orban, non accetta di condividere le politiche di accoglienza e di redistribuzione dei migranti. Occorre poi un impegno concreto con il Nord Africa affinché si costruiscano condizioni economiche, sociali e civili che possano consentire a milioni di essere umani di poter vivere degnamente nei loro Paesi di origine”.

  • Lei è stato eletto alla Camera nel 2013 ed è stato membro della segreteria nazionale del Partito democratico, designato da Renzi come responsabile del settore “welfare e scuola”. Nel governo Gentiloni è stato sottosegretario alla Salute. È tra gli organizzatori della Leopolda, giunta alla decima edizione, diventata una delle principali, se non la principale, kermesse politica del nostro Paese. Lavorando a fianco a fianco con il leader fiorentino, ci può spiegare la frase “Chi non comprende Renzi non comprende la politica”?

“Credo che il problema della politica di oggi non sia tanto non comprendere Renzi, ma non comprendere che il mondo è cambiato, che la complessità va letta con occhi nuovi, con uno sguardo proiettato al futuro e non con schemi del Novecento. Siamo nel pieno di una rivoluzione che ha al centro l’intelligenza artificiale che cambierà i paradigmi delle nostre società. Di fronte a tutto questo, non le sembra banale riportare tutto ad una discussione su Renzi?”.

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