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Giorgetti dagli Usa: “Economia globale incerta, ma fiducia sulla crescita dell’Italia”

Giancarlo Giorgetti

“Ogni giorno lo scenario cambia. L’incertezza è il tratto dominante delle discussioni di questi giorni e oggi sembra volgere al bello, ma questo non significa che la situazione sia risolta”. Così il ministro delle finanze e dell’economia Giancarlo Giorgetti a margine degli incontri degli Spring Meetings del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale che si sono tenuti a Washington nei giorni scorsi.

Il titolare del Mef ha toccato tutti i “temi caldi” del momento: dallo Stretto di Hormuz ai mercati finanziari, passando per il dialogo con gli Stati Uniti e i richiami del Fondo monetario internazionale.

Nel corso della missione, il ministro ha partecipato alle riunioni del G20 e del G7, oltre alle principali sessioni plenarie dedicate all’andamento dell’economia mondiale e alle prospettive di crescita. Il contesto, ha sottolineato, è fortemente influenzato dalle tensioni geopolitiche legate alla crisi in Medio Oriente e dalla necessità di preservare la stabilità finanziaria globale. Tra i principali fattori di rischio indicati dal ministro emergono le tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz, considerate un potenziale shock per l’economia globale. Un elemento che contribuisce ad alimentare l’incertezza e che impone cautela nelle politiche economiche.

A Washington, Giorgetti ha incontrato il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent. Un confronto definito “amichevole”, nel quale sono emersi punti comuni, tra cui la necessità di rafforzare l’autonomia economica sul fronte delle materie prime critiche. Secondo il ministro, il dialogo tra Paesi resta fondamentale anche in presenza di interessi divergenti: solo attraverso un confronto continuo è possibile arrivare a compromessi efficaci per entrambe le parti.

Sul fronte dei mercati finanziari, Giorgetti invita alla prudenza, sottolineando come questi siano influenzati tanto da elementi razionali quanto da dinamiche emotive. L’indicazione è quella di non lasciarsi condizionare dalle oscillazioni quotidiane, ma di guardare alle tendenze di lungo periodo. In questo scenario, il ministro esprime comunque fiducia: “La dinamica di lungo periodo per l’Italia e per la Borsa italiana è favorevole. Speriamo che continui così”.  

Non manca un riferimento alle valutazioni del Fondo monetario internazionale, che ha definito “imprudente” il taglio delle accise sui carburanti. Giorgetti riconosce la validità tecnica di tali osservazioni, ma sottolinea come la politica debba tenere conto anche di altri fattori. Dagli incontri europei emerge inoltre un clima di diffuso disagio e la richiesta alla Commissione europea di adottare misure “urgenti, rapide ed efficaci” per affrontare una fase che si auspica temporanea.

Sul fronte della crescita, il ministro dichiara: “Le valutazioni sono molto migliori rispetto a tre anni fa, quando sono arrivato per la prima volta. Questo è un buon segno. Il percorso intrapreso continua, anche se fattori eccezionali che non dipendono da noi possono creare contraccolpi non solo per l’Italia, ma per l’Europa e l’economia globale”. Con le agenzie di rating, come di consueto, il confronto resta aperto e trasparente. “C’è una traiettoria chiara, ma l’elemento nuovo è rappresentato dalla situazione internazionale, che se dovesse protrarsi nel tempo produrrebbe effetti per tutti”.

Giorgetti ha inoltre firmato un accordo di co-finanziamento con la Banca africana di sviluppo, rappresentata dal presidente Sidi Ould Tah. L’intesa prevede uno stanziamento di 140 milioni di euro destinati a progetti in Africa nei settori dell’energia, agricoltura, acqua, infrastrutture e sviluppo del capitale umano, in linea con gli obiettivi del Piano Mattei.

Intanto il 22 aprile il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha approvato il nuovo Documento di finanza pubblica (Dfp) 2026. Il testo, trasmesso alle Camere e alla Presidenza della Repubblica, si concentra principalmente sulla rendicontazione dei progressi realizzati nel corso del 2025 nell’attuazione del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029. Si tratta di un adempimento previsto dalle regole dell’Unione europea, che impongono agli Stati membri l’invio alla Commissione di una Relazione annuale sui risultati raggiunti. L’impostazione del Dfp 2026 riflette un approccio prudente, dettato da un contesto internazionale particolarmente instabile. Le tensioni geopolitiche, aggravate dal conflitto in Medio Oriente, incidono infatti sulle prospettive economiche globali e rendono più complesse le previsioni macroeconomiche.

“Non viviamo in condizioni normali – ha spiegato il ministro Giorgetti. “Bisogna essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni” di fronte “a un mondo che ci ha posto delle sfide e che esige delle risposte, ma prontamente”.

Le più recenti stime sull’andamento del Pil reale delineano un quadro di crescita moderata per l’economia italiana nei prossimi anni. Per il 2026, infatti, è prevista un’espansione dello 0,6%, un dato leggermente inferiore rispetto al +0,7% stimato nel Documento di programmazione dello scorso ottobre. Questa revisione al ribasso riflette un contesto economico ancora caratterizzato da incertezze, tra cui la debolezza della domanda interna, le tensioni geopolitiche e il rallentamento del commercio internazionale. Le prospettive non mostrano variazioni significative nel breve termine. Anche per il 2027, infatti, la crescita del Pil dovrebbe mantenersi su livelli analoghi a quelli previsti per il 2026, confermando una fase di espansione contenuta. Guardando al medio termine, le previsioni indicano un moderato rafforzamento della crescita economica. Nel biennio 2028-2029, il Pil italiano è atteso aumentare dello 0,8% annuo.

Tra le priorità confermate nel Documento emergono il sostegno ai redditi disponibili delle famiglie, il rafforzamento della liquidità delle imprese, la proroga di alcune misure di carattere sociale già introdotte negli anni precedenti. Queste politiche mirano a mitigare l’impatto degli shock esterni sull’economia italiana, preservando al contempo la stabilità dei conti pubblici.

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