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Giorgia, Matteo, Enrico… Ma se il protagonista diventasse Carlo?

Carlo Calenda con l’ex ministro Padoan
e con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (foto Quirinale.it)

La campagna elettorale è entrata nel vivo. Ora c’è il nodo alleanze. Le trattative sono febbrili soprattutto nel centrosinistra, dove non sono poche le formazioni che aspirano a prendere posto nel nuovo parlamento “a capacità ridotta”. Intanto l’accordo tra Letta e Calenda muove le acque e rafforza le speranze nel fronte progressista per battere le destre. Con un dato di fatto in termini generali: la maggior parte dei partiti e dei leader non rappresentano una novità. Si tratta di film già visti. In epoca di “mordi e fuggi”, l’usato sicuro potrebbe non bastare.

Quindi il primo problema per la maggior parte degli attori in campo potrebbe essere costituito dalla disaffezione. Ciò, in termini pratici, equivale all’astensionismo. La questione centrale è che l’offerta degli scaffali non è sensazionale; potrebbe essere preferibile, per molti elettori, la classica gita al mare settembrino. Non a caso alcune forze politiche chiedono che si voti anche di lunedì per portare più gente possibile nei seggi.

Certo, alle elezioni politiche la chiamata alle urne è più efficace rispetto alle altre consultazioni: in genere per il parlamento votano almeno due elettori su tre. Ma questa volta la campagna è estiva, dai tempi ridotti e dal clima non proprio favorevole per la politica tutta, che ha forse dato uno degli spettacoli peggiori in questa legislatura. E se all’ultima tornata politica il Movimento Cinque Stelle ha rappresentato per molti, soprattutto nel Mezzogiorno, l’ultimo barlume di speranza, riportando alle urne numerosi italiani e conquistando il voto di un elettore su tre, oggi le cose appaiono molto più complicate per i grillini. E un po’ per tutti.

La maggior parte delle formazioni politiche punta proprio sulle posizioni tradizionali, sul “già visto”, sull’usato sicuro. I terreni nuovi sono dagli esiti incerti, quindi meglio non rischiare. Ecco, allora, il conservatorismo e la coerenza della Meloni le battaglie anti-immigrazione e flat tax di Salvini fino all’agenda Draghi europeista e riformista di Letta. Renzi è arrivato a riproporre il Mes. Le nuove indicazioni, in sostanza, scarseggiano.

In questo quadro statico e un po’ scontato, c’è un leader delle seconde file che sta però onorando il nome della sua formazione: è il segretario di “Azione”, Carlo Calenda. L’accordo con Letta, in bilico fino a qualche ora prima della stretta di mano, in fondo avvantaggia proprio il politico romano, che oltre a garantirsi seggi sicuro, può costituire un punto di riferimento per tanto centrosinistra deluso dal Pd, ma anche per quel centro e quel centrodestra in cerca di nuove sponde.

L’attenzione mediatica verso il politico romano è quindi crescente, anche perché potrebbe rappresentare il vero ago della bilancia, calamitando i voti di quel centro, con appendici a destra e a sinistra, rimasto a lungo orfano di un vero trascinatore. Con Renzi in difficoltà, potrebbe essere proprio lui a costituire la sorpresa delle urne.

Ma quante chances ha l’europarlamentare Calenda di contribuire a ribaltare i sondaggi che danno le destre ampiamente vincenti? Beh, qualche carta potrebbe averla. E viene dalla sua lunga esperienza professionale e politica. E non soltanto da lì.

L’estrazione sociale e il curriculum di studi e professionale, per quanto da soli certamente non bastino, costituiscono però un punto di forza per un candidato centrista, orgoglioso e ambizioso, che guarda al mondo delle imprese e ai ceti più istruiti ed elevati. E che potrebbe cancellare quel fallimentare “tutti, ma proprio tutti, possono fare politica” sbandierato dalla “sottocultura” pentastellata. Insomma, un politico che può vantare una solida preparazione e l’aspirazione di giocare da attaccante e non da mediano.

Figlio del giornalista e scrittore Fabio Calenda e della regista Cristina Comencini, nipote del diplomatico Carlo Calenda, ambasciatore d’Italia in Libia, India e Nepal ha avuto come nonno il regista Luigi Comencini, nonna la principessa Giulia Grifeo di Partanna, nobile famiglia siciliana, e quale prozio paterno Felice Ippolito, uno dei promotori dello sviluppo dell’industria nucleare italiana. Insomma, dna decisamente solido.

Ha studiato nel prestigioso liceo classico “Mamiani” di Roma e nel frattempo è diventato padre a soli 16 anni. Prova di vita non facile. Ha cominciato a lavorare a 18 anni vendendo porta a porta le polizze della San Paolo. S’è laureato in giurisprudenza a Roma, alla “Sapienza”.

Un altro suo punto di forza sono i social. In fondo è un’anomalia per un leader di centro, considerato che la comunicazione online ha fatto finora le fortune soprattutto delle formazioni più radicali, i Cinque Stelle, Fratelli d’Italia e la Lega. Calenda, in particolare su Twitter, colleziona un “tesoretto” da 363mila followers.

Riguardo all’esperienza politica, nelle elezioni per il sindaco di Roma dello scorso anno, pur non avendo centrato l’obiettivo finale (che sarebbe stato un capolavoro), ha comunque riportato un mezzo successo. Indubbiamente giocava in casa, ha iniziato la partita molto prima degli altri candidati, ha avuto antagonisti non certo da strapparsi i capelli, a cominciare da quel Michetti che ai raduni dell’ultradestra raccontava dei suoi trascorsi democristiani. Tuttavia il 20 per cento raggiunto è ragguardevole, quasi un punto in più rispetto alla sua lista, avanti anche all’ex sindaca Raggi. Dalla sua, proposte pragmatiche, il coinvolgimento di molti esperti, zero ideologia, una collocazione ben individuabile, un’immagine di affidabilità.

Ora lo attende la prova più difficile. Ed anche decisiva per il suo futuro. Il liberale Calenda, pur collocato nel centrosinistra, è certamente il più “berlusconiano” dei protagonisti in campo, pur rivendicando ovviamente le distanze dal Cavaliere. Non a caso sta raccogliendo molti ex esponenti, anche di primo piano, di quel partito. Ed è “berlusconiano” anche nell’appartenere innegabilmente a “quel mondo” moderato, europeista e liberale che è stato – più che è – di Forza Italia. Qualcuno lo chiama efficacemente “centrismo pro business”. Un’area inseguita da molti, e non solo al centro. Se toglierà voti al Pd, sarà un travaso tutto interno: ma se riuscirà a spostare voti forzisti o comunque di centrodestra verso il nuovo asse, potrebbe davvero sparigliare le carte.

Lui, del resto, “quel mondo” a cui guarda, fatto soprattutto di imprenditoria e di ceti medi, lo conosce bene grazie, in particolare, alla vicinanza con Luca Cordero di Montezemolo, di cui è stato stretto collaboratore, nonché autore di molti suoi discorsi. Calenda, del resto, ha svolto lungamente la professione di dirigente d’impresa, di manager, sempre ad alti livelli. Prima in Ferrari, poi a Sky, quindi in Confindustria, chiamato proprio da Montezemolo durante il suo mandato da presidente, tra il 2004 e il 2008. E quando Montezemolo nel 2009 ha fondato il movimento politico “Italia Futura” (confluito poi in “Scelta Civica” di Mario Monti), ha scelto proprio Calenda per dirigerne l’organizzazione territoriale.

Il politico romano s’è presentato alle elezioni politiche del 2013 con “Scelta Civica”, risultando uno dei primi non eletti. Nonostante ciò, è stato designato dal premier Enrico Letta, alla guida del governo cosiddetto delle “larghe intese”, quale viceministro dello Sviluppo economico con delega al commercio estero. Nel 2015 si è avvicinato al Partito democratico, senza prenderne la tessera, e nel 2016 il premier Matteo Renzi lo ha nominato ministro dello Sviluppo economico per sostituire Federica Guidi. È rimasto ministro anche nel governo successivo, quello presieduto da Paolo Gentiloni.

Alle elezioni europee del 2019, con il simbolo politico “Siamo europei” unito a quello del Pd, è stato eletto nel Nord-Est con oltre 275mila voti.

La rottura con i Dem, con cui ha avuto sempre un rapporto da “bastone e carota” (e probabilmente continuerà ad averlo, è nelle sue corde), e la fondazione di Azione è stata conseguente all’accordo del Pd con il Movimento Cinque Stelle, formazione che Calenda ha sempre criticato aspramente. I pochi parlamentari di Azione, quindi, sono stati all’opposizione del governo di Giuseppe Conte fino a febbraio 2021, quando hanno iniziato a sostenere il governo di unità nazionale presieduto da Mario Draghi.

L’ultima mossa dell’europarlamentare è stata la federazione con +Europa di Emma Bonino nel gennaio scorso, con la promozione dei referendum sulla giustizia, sulla cannabis e sull’eutanasia.

Oggi Azione rivendica la collocazione centrista, liberale e europeista, parla di “fronte repubblicano” contro le destre e non rinnega la matrice cattolica, in particolare quella di Don Luigi Sturzo. Inspmma, non c’è tanta distanza dal Pd. Ed è una collocazione che mira a magnetizzare le tante anime “centriste” presenti negli altri partiti: non a caso nelle scorse settimane ha accolto due storiche esponenti di Forza Italia, Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, oltre al senatore Andrea Cangini.

I sondaggi assegnano ad Azione e +Europa un consenso intorno al cinque-sei per cento. Ma Calenda finora ha sbagliato poco in politica, per cui quel numero potrebbe soltanto crescere. Perlomeno lui ne è convinto. Ora tocca agli italiani.

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