mercoledì , Febbraio 18 2026
Home / Comunicazione / Primo piano / Ia e produttività: perché l’aumento di efficienza può trasformarsi in sovraccarico

Ia e produttività: perché l’aumento di efficienza può trasformarsi in sovraccarico

ia

Fino ad ora è stato pensiero comune che uno dei principali vantaggi offerti dall’utilizzo dell’Intelligenza artificiale fosse, tra le altre cose, la promessa di liberare tempo, alleggerire le attività ripetitive e consentire ai dipendenti di concentrarsi su compiti più complessi. Una recente ricerca condotta da Aruna Ranganathan e Xingqi Maggie Ye, pubblicata sulla prestigiosa rivista Harvard Business Review, dimostra invece che l’Ia non riduce il lavoro, anzi lo intensifica.

Le due ricercatrici sono arrivate alla conclusione che l’adozione degli strumenti di intelligenza artificiale generativa, invece di diminuire i carichi, porta i lavoratori ad operare più velocemente, ampliare il numero di compiti svolti, estendere la giornata lavorativa e aumentare il multitasking. Ne deriverebbe che l’uso lavorativo dell’Ia, dopo un iniziale incremento di produttività, si trasformerebbe nel medio periodo in affaticamento cognitivo, burnout e calo della qualità decisionale.

La ricerca si è sviluppata nell’arco di otto mesi all’interno di un’azienda tecnologica statunitense di circa 200 dipendenti. Attraverso osservazioni dirette, monitoraggio dei canali di comunicazione interna e oltre 40 interviste approfondite, le studiose hanno analizzato l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sulle abitudini lavorative. La premessa necessaria è che l’azienda non ha imposto l’uso dell’Ia. Sono i lavoratori ad aver adottto spontaneamente gli strumenti disponibili, attratti dalla possibilità di lavorare meglio e più rapidamente.

Aruna Ranganathan, professoressa di Management e Organizzazioni presso la Haas School of Business, UC-Berkeley e Xingqi Maggie Ye, dottoranda nella stessa università, sono arrivate a individuare tre forme distinte di intensificazione del lavoro.

La prima è l’espansione delle attività dei lavoratori attraverso la capacità dell’Ia di colmare alcunelacune di competenze.Questo fenomeno produce due effetti economici rilevanti quali lariduzione della dipendenza da altre figure professionali e l’assorbimento di attività che avrebbero giustificato nuove assunzioni.Nel breve periodo sembra efficienza;nel medio periodo diventa espansione silenziosa del carico di lavoro.

La seconda forma è l’indebolimento dei confini tra lavoro e tempo libero. L’avvento dell’Intelligenza artificiale ha abbattuto molte delle barriere che un tempo rendevano complesso avviare un progetto. Così, sempre più lavoratori finiscono per dedicare brevi momenti di produttività anche a ridosso delle pause, trasformando “buchi” di tempo prima inattivi in occasioni per fare di più. Questo, secondo le autrici della ricerca, ha portato ad asserire che “il confine tra lavoro e non lavoro non è scomparso, ma è diventato più facile da attraversare”.

La terza e ultima forma di intensificazione del lavoro è la modalità multitasking permanente. L’Ia introduce un nuovo ritmo operativo con la percezione di avere un “partner digitale”. I lavoratori, supportati dal rivoluzionario aiutante digitale, hanno iniziato a gestire più attività contemporaneamente.  Anche se il lavoro sembra essere più produttivo, a lungo andare crea una sensazione di continuo destreggiarsi tra i vari compiti, con un aumento del carico cognitivo, una maggiore frammentazione dell’attenzione e la pressione implicita legata alla velocità.

Quindi anche se l’ottimizzazione del lavoro ottenuta grazie all’Ia può sembrare una vittoria, la ricerca evidenzia un rischio sistemico: la produttività iniziale può mascherare un’intensità insostenibile. Nel tempo emergono affaticamento cognitivo, burnout, peggioramento della qualità delle decisioni, turnover, sovraccarico.

Le ricercatrici propongono una soluzione: sviluppare una “pratica di intelligenza artificiale”. Non basta introdurre strumenti, occorre definire norme, standard e routine organizzative. Viene suggerita l’adozione di pause intenzionali, sequenziamento del lavoro e radicamento della presenza umana. “Lo scambio sociale supporta la creatività – spiegano in conclusione Aruna Ranganathan e Xingqi Maggie Ye. “L’intelligenza artificiale fornisce una prospettiva unica e sintetizzata, ma l’intuizione creativa dipende dall’esposizione a molteplici punti di vista umani”.

Check Also

e-commerce

Split Payment nei marketplace: la nuova frontiera dell’e-commerce italiano

Non si arresta l’ascesa dell’e-commerce B2c di prodotto che nel 2025 ha superato i 40 …