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Inflazione, balzo al 6,7%, massimo dal 1991. Cosa significa

Continua a crescere l’inflazione, sale per il nono mese consecutivo. Secondo le stime preliminari, a marzo 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic) registra un aumento dell’1,2%, che porta la crescita su base annua al 6,7%. Tale livello di inflazione non si registrava dal luglio 1991.

A spingere su l’indice sono soprattutto i prezzi dell’energia elettrica , dei carburanti per gli autoveicoli e dei combustibili per uso domestico. Ma lievitano anche i prezzi del “carrello della spesa”, più 5% da inizio anno: vanno su sia gli alimentari sia i per la cura della casa e della persona.

L’inflazione misura la crescita continuativa nel tempo dei prezzi. Quando cresce, fa contrarre il potere d’acquisto da parte del cittadino-consumatore, in sostanza quanto una persona può spendere in base al proprio reddito. Gli stipendi, in sostanza, non aumentano con la stessa velocità della crescita dei prezzi. L’inflazione, pertanto, riduce il valore della moneta.

Tra le cause, in questa fase sicuramente l’aumento dei costi di produzione è sul banco degli imputati, in particolare per energia e materie prime. L’incidenza della guerra in Ucraina c’è, ma il trend inflazionistico è comunque cominciato prima.

Oltre a ridurre il potere d’acquisto del denaro, l’inflazione provoca la perdita di valore dei risparmi e la crescita dei prezzi dei beni-rifugio, oro in testa, ma anche degli immobili. C’è poi il rischio della spirale: aumentando i costi, le imprese ritoccano i prezzi, determinando nuova inflazione.

Ad essere maggiormente penalizzati sono, in genere, i dipendenti con stipendi fissi, i risparmiatori, i creditori che non hanno indicizzato i prestiti, ma anche gli esportatori, che debbono aumentare i prezzi dei propri prodotti rendendoli meno competitivi a livello internazionale.

Tre sono gli indici di riferimento per misurare l’inflazione: l’indice dei prezzi al consumo nazionale per l’intera collettività (NIC) che misura la variazione nel tempo dei prezzi di beni e servizi acquistati sul mercato per i consumi finali individuali; l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) che misura la variazione nel tempo dei prezzi al dettaglio, dei beni e servizi correntemente acquistati dalle famiglie di lavoratori dipendenti; l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) che confronta tra loro le inflazioni dei diversi Paesi europei.

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