
Negli ultimi dieci anni il tessuto imprenditoriale italiano è stato attraversato da una trasformazione profonda, segnata da una maggiore strutturazione delle aziende e da una significativa ricomposizione settoriale. È quanto emerge dall’analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore sui dati elaborati da InfoCamere relativi al periodo 2016-2025.
Si è registrata una crescita del 24% delle società di capitali, segnale di un’evoluzione verso modelli organizzativi più solidi, capaci di accedere con maggiore facilità al credito e agli investimenti, elementi decisivi in un contesto economico complesso.
Parallelamente, i dati mostrano una trasformazione della struttura produttiva. Le imprese attive nei servizi risultano in crescita, mentre comparti tradizionali come manifattura, commercio e agricoltura registrano una contrazione. Questa ricomposizione riflette i cambiamenti dell’economia italiana, sempre più orientata verso attività a maggiore contenuto immateriale e meno legata ai settori storici.
Un elemento critico riguarda il calo delle imprese giovanili, diminuite del 22%: si passa da 608mila a 473mila realtà attive. Un dato che si inserisce in un contesto più ampio di declino demografico e di emigrazione qualificata, fattori che riducono la base imprenditoriale futura del Paese.
Sul fronte della natalità imprenditoriale, guardando agli ultimi dodici mesi, l’analisi evidenzia una fragilità persistente. Il 2,7% delle imprese nate nel 2025 ha cessato l’attività entro la fine dello stesso anno. Si tratta di 8.830 chiusure su 323.533 nuove iscrizioni, a conferma di una tendenza strutturale già emersa nei due anni precedenti.
L’analisi mette in luce anche forti divari territoriali. L’Emilia Romagna registra il tasso di cessazione più elevato (3,6%), seguita dal Piemonte (3,2%). Al contrario, Sardegna e Basilicata presentano percentuali più contenute.
A livello settoriale, le attività finanziarie e assicurative mostrano il tasso più alto di chiusure, pari al 5,5% (622 cessazioni su 11.262 aperture). Seguono le imprese della fornitura di energia, con oltre il 4%. Il commercio all’ingrosso e al dettaglio, invece, detiene il primato per numero assoluto di chiusure: 1.853 attività cessate, pari al 4,8% delle 38.999 nuove aperture registrate nel 2025.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori

