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Lo sguardo dei ragazzi sui valori della democrazia

Il ministro Alfonso Bonafede durante il suo intervento

“La scuola ha un ruolo fondamentale per il contrasto al fenomeno mafioso”. Con queste parole Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera dei deputati, ha aperto il convegno “Lo sguardo dei ragazzi sui valori della democrazia” svoltosi lo scorso 14 maggio presso la Camera dei deputati. L’iniziativa ha offerto l’occasione per interrogarsi sull’educazione alla legalità, ai diritti umani e civili e per ricordare Joe Petrosino e Giovanni Falcone.

La vicepresidente, nel suo intervento, ha stigmatizzato anche certe serie televisive che mitizzano i boss, determinando effetti emulazione, e s’è soffermata sul fenomeno ‘ndrangheta, ricordando la penetrazione in territori un tempo estranei alle zone di influenza. “La criminalità organizzata ha cementificato la mia terra, l’Emilia – ha evidenziato la Spadoni – e ha finito per ostacolare il libero esercizio del voto, rappresentando quindi un pericolo per la democrazia e per il vivere civile di un territorio. Ciò è avvenuto anche per la sottovalutazione del pericolo da parte delle istituzioni. Il messaggio che deve quindi arrivare ai giovani è uno solo: le mafie rendono le vite infelici”.

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha ricordato come la base della democrazia sia il rispetto delle regole e la capacità, per lo Stato, proprio di far rispettare le regole. “Sono di Mazara del Vallo e i primi giudici antimafia li ho incontrati nella mia scuola, quando venivano a parlarci dell’importanza di servire lo Stato. Da quei colloqui ho appreso l’importanza di una consapevolezza: non c’è libertà dove non c’è giustizia, non ci può essere merito dove c’è mafia e corruzione”.

Il ministro ha concluso il suo intervento con le parole del giudice Caponnetto: “La mafia teme la scuola più della giustizia”.

Terzo relatore è stato il giudice Nino Di Matteo, palermitano, noto soprattutto per le indagini sulle stragi di mafia in cui sono stati uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e sui rapporti tra Cosa Nostra ed alti esponenti delle istituzioni.

L’intervento del giudice Nino Di Matteo

Di Matteo ha esordito ribadendo l’importanza di coltivare la memoria e di procedere ad un’analisi seria del fenomeno mafioso quale antidoto necessario contro la logica dell’asservimento. “La questione mafiosa è viva da almeno duecento anni e non riusciamo di venirne a capo – ha detto il giudice. “Dobbiamo innanzitutto prendere coscienza del fatto che la storia della mafia non è solo storia di banditi, trafficanti, terroristi, ma è storia di potere politico, economico, istituzionale. Le teste pensanti della mafia, i capi, le persone che guidano l’organizzazione sanno che è decisivo instaurare rapporti con il potere. Noi Stato non abbiamo ancora capito del tutto che per vincere la guerra dobbiamo recidere quei rapporti”.

Il giudice ha ricordato l’offensiva attuata negli ultimi trent’anni da parte di alcuni settori politici, trasversali, contro una parte della magistratura per renderla servente. Un progetto che ricalca i piani della P2, ad esempio per separare le carriere dei magistrati o per temperare il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale.

Di Matteo ha infine esortato i giovani ad approfondire queste tematiche perché la lotta alle mafie non può essere appannaggio della sola magistratura, ma deve essere lotta di popolo senza indugi o incertezze in cui anche la politica deve recuperare il suo ruolo di analisi, di studio e di inchiesta.

“L’augurio che vi lascio è: innamoratevi della verità – ha concluso il giudice siciliano.

Tra gli altri interventi, da segnalare quello dell’avvocatessa Sabrina D’Elpidio, vicepresidente dell’associazione Themis & Metis, la quale ha ripercorso la storia recente dei fenomeni mafiosi, sottolineandone i legami con le istituzioni, e dell’onorevole Paolo Lattanzio, componente della Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, il quale ha ricordato la propria esperienza a Bari Vecchia con la promozione di un web radio dedicata esclusivamente ai ragazzi, emittente che ha formato oltre seimila ragazzi confermando che la lotta alle mafie vede partire dal basso. “C’è un welfare criminale fatto di recupero crediti, offerta di contante, di protezione, di sicurezza, che va scardinato – ha detto Lattanzio – e per farlo occorre combattere innanzitutto quei comportamenti che rendono complici, ad esempio far capire ai giovani che evitare l’acquisto di droga significa togliere soldi al malaffare”.

Studenti “nativi digitali” durante il convegno…
La lotta alle mafie non può prescindere oggi dall’aspetto tecnologico

A chiusura dell’iniziativa sono stati premiati i temi di alcuni studenti che si sono confrontati sull’argomento della criminalità organizzata. Il vincitore assoluto è stato Giovanni Sarracino dell’istituto alberghiero “Celletti” di Formia, in provincia di Latina, il quale ha scritto un testo sui rapporti tra la tifoseria della Juventus e la ‘ndrangheta.

Altri premi a studenti del liceo delle scienze umane e linguistico “Danilo Dolci” di Palermo e del liceo classico “Pitagora” di Crotone (Davide Di Stefano della quinta D).

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