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Superbonus: le proposte delle associazioni di categoria

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche (AP), misurato in rapporto al Pil, è stato pari a -8,0 per cento, a fronte del -9,0 per cento nel 2021. Il valore dell’indebitamento per gli anni 2020 e 2021 è stato rivisto a seguito del cambiamento introdotto nel trattamento contabile dei crediti di imposta. Lo rende noto l’Istat nel comunicato “Pil e indebitamento delle AP – anno 2022”.

Notizie sui crediti d’imposta arrivano anche dalle associazioni di categoria intervenute in videoconferenza nelle audizioni informali convocate dalla VI Commissione Finanze della Camera dei deputati in merito al decreto-legge n. 11 del 16 febbraio scorso, dopo il tavolo il tavolo tecnico del 20 febbraio sui crediti incagliati.

Conflavoro con il coordinamento di Massimiliano Miletti, delegato dell’associazione agli Incentivi fiscali in materia di edilizia, ha illustrato alla Commissione le soluzioni dell’associazione per sbloccare i crediti d’imposta incagliati. “Per salvare dal fallimento le 40 mila imprese edili compromesse dal blocco della cessione dei crediti d’imposta – ha spiegato il presidente nazionale di Conflavoro PMI, Roberto Capobianco – Conflavoro PMI propone di attivare a loro beneficio la legge 3/2012 sul sovraindebitamento. Un ‘intervento cuscinetto’ fondamentale considerata la straordinarietà del contesto e l’incolpevolezza delle aziende colpite”.

Per Confedilizia è necessario “consentire fino al 30 aprile l’utilizzo della cessione del credito e dello sconto in fattura. Mantenere tale meccanismo per gli interventi nelle unità immobiliari indipendenti, che riguardano nel 2023 le famiglie a basso reddito. Permettere l’utilizzo del superbonus al 110 o al 90 per cento anche per le spese sostenute fino al 30 giugno 2024. Prevedere, in capo dei beneficiari, la possibilità di trasformare la detrazione in credito d’imposta. Disporre che le detrazioni non usufruite nel corso dell’anno di riferimento possano essere utilizzate in anni successivi. Mantenere forme di cessione del credito e sconto in fattura per gli interventi di miglioramento sismico e di eliminazione delle barriere architettoniche”.

Articolato l’intervento del vice presidente Ance Edilizia e Territorio, Stefano Betti, che ha espresso, in apertura, forte preoccupazione per la situazione esplosiva venutasi a creare dopo l’approvazione del decreto-legge sulla cessione dei crediti perché il decreto non risolve in nessun modo il problema dei crediti incagliati legati ai bonus edilizi.

“Si tratta di circa 19 miliardi di euro (da stima del governo), già maturati – ha illustrato Betti – che se non pagati mettono a rischio 115.000 cantieri di ristrutturazione delle case delle famiglie italiane in corso in tutta Italia, oltre 32.000 imprese e 170.000 lavoratori, che raddoppiano se si considera l’indotto.

Dopo un 2022 in cui la crescita dell’economia italiana, grazie al traino del settore delle costruzioni, è stata superiore a quella della Cina (+3,9 per cento contro +3,0 per cento), il decreto infligge un duro colpo all’economia nazionale. Secondo le stime dell’Ance, infatti, l’effetto complessivo del decreto porterà il Paese in recessione, andando oltre l’annullamento della lieve crescita prevista nelle ultime stime della Commissione UE (+0,8 per cento).

Il blocco del mercato della cessione dei crediti fiscali sta infatti creando una vera e propria crisi sistemica nell’economia italiana: l’impossibilità di cedere sul mercato i bonus determina una carenza di liquidità nelle imprese di costruzioni che le porterà, a brevissimo, al fallimento. Le stesse imprese che sono chiamate a realizzare i lavori del PNRR.

Gli effetti si estenderanno a tutti i settori collegati, ai fornitori, ai professionisti coinvolti, alle banche. Ma colpirà anche le famiglie, i beneficiari degli interventi, con il rischio di decine di migliaia di contenziosi. Rischio che già si sta concretizzando in tutto il Paese. Appare quindi indispensabile introdurre soluzioni certe e di immediata attuazione per lo sblocco totale dei crediti pregressi”.

I rappresentati del CNDCEC, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nel loro intervento hanno sottolineato il ruolo fondamentale del modello F24 per lo sblocco dei crediti del Superbonus. Il tesoriere Salvatore Regalbuto in audizione alla Camera ha parlato di “prorogare almeno al 28 aprile il termine per presentare le comunicazioni per l’opzione della cessione del credito e lo sconto in fattura”.

Sentiti anche Assoimmobiliare e la Confederazione dell’industria manifatturiera italiana e dell’impresa privata (Confimi Industria).

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