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“The Human Edge”, ManpowerGroup: la ricerca sul lavoro del futuro

Super team ibridi, riqualificazione rapida, norme in evoluzione e crisi del passaggio generazionale sono le quattro forze che daranno forma al lavoro del futuro. Nella nuova ricerca di ManpowerGroup, “The Human Edge”, condotta su un campione di 40mila aziende e 12mila lavoratori in 41 Paesi, vengono esplorate queste quattro direttrici, delineando al loro interno 16 trend fondamentali che plasmeranno il mercato del lavoro da qui al 2026. Il 39% delle competenze fondamentali di cui le lavoratrici e i lavoratori hanno bisogno cambieranno entro il 2030. In un mondo del lavoro che sta attraversando una trasformazione senza precedenti, spinta da un’accelerazione tecnologica che riscrive le regole dell’economia globale, il concetto cardine è lo “Human Edge”: la capacità umana di rimanere il valore aggiunto insostituibile in un ecosistema sempre più automatizzato.

Uno dei trend individuati da ManpowerGroup riguarda la nascita dei “Super team ibridi”, un mix di talenti umani, agenti di intelligenza artificiale e freelance. Le strutture gerarchiche tradizionali saranno riconfigurate in maniera flessibile, tenendo conto dell’unicità dei punti di forza delle persone e dell’Ia.

Non si assisterà una semplice sostituzione dell’uomo, ma a una riprogettazione dei ruoli. Le aziende passeranno da un uso informale dell’Ia a un’integrazione mirata nei flussi di lavoro, scomponendo le mansioni tradizionali per assegnare alle macchine i compiti ripetitivi e agli umani le attività a maggior valore aggiunto. Tuttavia, la sfida è aperta: il 61% delle aziende prevede di aumentare gli investimenti in automazione nei prossimi cinque anni, ma molte stanno già riassumendo personale dopo aver compreso che l’Ia non può operare in totale autonomia.

L’economia del futuro richiederà una riqualificazione rapida. ManpowerGroup stima che il 39% delle competenze fondamentali cambierà entro il 2030. Paradossalmente, in un mondo dominato dal digitale, assisteremo al ritorno delle cosiddette “competenze pre-industriali”.

Soft skill come l’empatia, l’etica, il problem-solving e la creatività diventeranno i pilastri della competitività. Non a caso, il 33% delle aziende dichiara che la valutazione etica è la competenza più difficile da automatizzare in assoluto. L’alfabetizzazione all’Ia non sarà più un optional, ma richiederà una “fluidità” che spinga le persone a pensare di più, non di meno.

Il report solleva un allarme importante sulla pressione legata alla produttività. Ci si aspettano incrementi immediati grazie all’Ia, ma la realtà mostra che i lavoratori faticano a integrare i nuovi sistemi, con un calo iniziale dell’efficienza e un aumento dello stress. Sei lavoratori su dieci a livello globale dichiarano di essere in burnout; mentre il basso engagement del personale ha un impatto economico globale stimato in 438 miliardi di dollari.

L’economia del 2026 dovrà fare i conti con una crisi del passaggio generazionale. Entro il 2030, più di un lavoratore su quattro nelle economie avanzate avrà oltre 55 anni. Il 57% delle aziende ammette che l’invecchiamento della forza lavoro sta già influenzando le strategie di assunzione.

Parallelamente, si osserva un indebolimento della leadership: solo il 39% della Generazione X e il 56% dei Millennial aspira a ruoli dirigenziali, spesso frenati dal burnout o da diverse priorità di vita.

Indispensabile l’aggiornamento delle competenze con il 91% dei professionisti L&D (Learning and Development – Apprendimento e Sviluppo) concorda che l’apprendimento continuo è più importante che mai per il successo professionale.

Infine, il report evidenzia la tensione tra l’obbligo di rientro in ufficio (RTO) e la richiesta di flessibilità. Le aziende che impongono una presenza rigida rischiano di perdere i loro talenti migliori: le donne, in particolare, hanno una probabilità tre volte superiore rispetto agli uomini di lasciare il posto a seguito di politiche RTO restrittive.

Il futuro del lavoro non sarà una sfida tra uomo e macchina, ma una collaborazione necessaria in cui il successo economico dipenderà dalla capacità delle organizzazioni di valorizzare l’unicità del contributo umano.

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