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Unsic all’incontro della ministra Calderone con i sindacati: all’orizzonte un patto sulla sicurezza

La ministra del Lavoro, Marina Calderone, si è detta pronta ad accogliere la proposta dei sindacati per un “patto per la sicurezza”. Lo ha detto nel corso dell’incontro con le parti sociali, presenti anche i ministri dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, dell’Università e ricerca Anna Maria Bernini, della Salute Orazio Schillaci e della Funzione pubblica Paolo Zangrillo. La volontà della ministra è quella di fissare tavoli tecnici ogni 15 giorni con i soggetti coinvolti per approfondire tematiche specifiche del lavoro, come gli stage e i tirocini. Il 26 gennaio ci sarà un primo incontro sul tema dell’alternanza scuola-lavoro: l’Unsic è solidale con gli studenti che stanno attuando proteste contro l’alternanza scuola-lavoro ed esprime solidarietà alla famiglia del diciottenne Giuliano De Seta, schiacciato da un blocco d’acciaio in una fabbrica di Noventa di Piave, famiglia che non riceverà il risarcimento Inail in quanto il giovane era uno stagista e non un capofamiglia.

L’Unsic, presente all’incontro con il presidente Domenico Mamone, ha presentato un corposo dossier sul tema della sicurezza e della salute con le proprie proposte, evidenziando in premessa il costante impegno in materia e ricordando che dal 2018 è tra le associazioni promotrici di uno dei più grandi eventi italiani sulla sicurezza, l’HSE Symposium.

L’Unsic, nel dettaglio, pone l’obiettivo di permettere un confronto diretto e permanente tra tutte le componenti della società civile sul tema della sicurezza sul lavoro ed il sostegno alla presentazione di proposte innovative da parte dei ricercatori universitari finalizzate al contrasto del fenomeno infortunistico. Soltanto la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti – magistratura, servizi ispettivi, lavoratori e imprese – può far evolvere il sistema-Paese e spingerlo verso l’obiettivo della riduzione del numero e della gravità degli incidenti e delle malattie professionali.

Partendo dai dati, appurato che circa il 50 per cento degli eventi infortunistici ha come causa il comportamento di un lavoratore, circa il 30 per cento problemi di sicurezza organizzativi ambientali o strutturali e il restante 20 per cento diverse motivazioni, il sindacato datoriale ritiene evidente che per contrastare il fenomeno infortunistico occorra lavorare sulle due “cause radice” principali: il miglioramento degli ambienti di lavoro e la formazione di tutte le figure interessate.

Altro strumento basilare per combattere il fenomeno degli infortuni sul lavoro è quello della formazione. “C’è la necessità di uscire dai paradigmi della formazione basata su contenuti ed orari prefissati ed entrare in una logica di gestione delle competenze acquisite – scrive l’Unsic. “Tale cambiamento epocale porterebbe grandi vantaggi in termini di efficacia e funzionalità degli interventi formativi: riducendo il numero di infortuni ed efficientando contemporaneamente la spesa in formazione. La gestione delle competenze dell’individuo dovrebbe avere inizio già fra i banchi delle scuole e, grazie al libretto formativo del cittadino, eviterebbe l’inutile ripetizione di corsi nel sempre più frequente spostamento dei lavoratori fra le aziende”.

In base a diversi studi, per ogni euro investito in sicurezza si determina un ritorno quantificabile in più di due euro, senza tener conto del ritorno sociale, ovvero del risparmio in termini di previdenza e di sistema sanitario che vanno a comporre una percentuale notevole di quei circa 45 miliardi di euro che costituiscono il costo annuale per mancanza di prevenzione in Italia.

Infine l’attenzione posta dal presidente Mamone riguarda il ruolo dei medici. La recente crisi sanitaria, infatti, ha messo in evidenza un problema che già da qualche anno iniziava a farsi sentire: la carenza di personale sanitario di ogni ordine e grado causata dal crescente numero di pensionamenti e dall’invecchiamento della popolazione non bilanciato dall’aumento di giovani laureati a causa del numero chiuso. Uno dei settori in cui tale carenza si mostra con tutta la sua forza è proprio la “medicina del lavoro”. Nel momento in cui le aziende hanno avuto maggior bisogno del supporto di medici questi sono stati introvabili: l’elenco ministeriale dei medici competenti è composto da 7.700 medici e comprende al suo interno anche coloro che lavorano presso gli organi sanitari, di vigilanza e previdenziali dello Stato. Un piccolo gruppo di meno di 5.000 medici “competenti” con l’impossibile compito di sorvegliare oltre 18 milioni di lavoratori.

Per risolvere il problema nel breve termine, la proposta dell’Unsic è quella di permettere, anche solo temporaneamente, anche ad altre specializzazioni mediche, oltre a quella in “igiene e medicina preventiva” e “medicina legale”, di svolgere il ruolo di medico competente attraverso la frequenza di appositi percorsi formativi universitari da definire con apposito decreto del ministero dell’Università e della ricerca di concerto con il ministero del Lavoro.

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