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Stabilità 2016 un primo bilancio

Una manovra da 35,4 miliardi di euro, e un disavanzo nel 2016 salirà al 2,4% sul PIL, con qualche tensione con Bruxelles. Un testo in qualche modo difficile da leggere, per l’ormai consolidata abitudine di “blindare” la legge con il “maximendamento”, quindi un solo articolo ma 999 commi, allo scopo di rendere impervio l’intervento dei singoli parlamentari e i cambiamenti in Aula.

Il governo ha in primo luogo cercato di dare un segnale di alleggerimento dell’austerità, su due versanti: un poco più di spesa pubblica, quindi un poco più di “deficit spending”, e un poco meno tasse. No quindi al temuto aumento di IVA e accise, disattivando per il 2016 le clausole previste dalle precedenti disposizioni legislative che minacciavano di far scattare in automatico le aliquote, e non si è toccata l’aliquota contributiva del 27% per le collaborazioni sotto la “gestione separata” dell’Inps, un’aliquota che era sempre cresciuta anno per anno, con l’idea di rendere le collaborazioni sempre più costose rispetto al contratto di lavoro ordinario, ma il meccanismo è a doppio taglio (aumento dei contributi, e proporzionale discesa della retribuzione netta per i collaboratori, che non godono di minimi garantiti); ed eliminazione della TASI per i proprietari e per gli inquilini sugli immobili residenziali adibiti ad abitazione principale, ad eccezione di alcune fasce di lusso; eliminazione dell’IMU sui terreni agricoli e sui macchinari funzionali al processo produttivo (gli  “imbullonati”, che erano tassati come manufatti edili, un paradosso incomprensibile), ad eccezione dei terreni di pianura non posseduti da veri agricoltori.

E’ confermato il “bonus mobili” per le giovani coppie, sposate o anche di fatto (notevole, anche perché le unioni civili non sono ancora previste dall’ordinamento…), che abbiano acquistato la casa principale, e proroga al 31 dicembre 2016 delle detrazioni Irpef per interventi di riqualificazione energetica e per le ristrutturazioni degli edifici nella misura rispettivamente del 65% e del 50%. Tutto ha un limite, e il governo si è rimangiato la promessa di abbassare l’IRES, l’imposta sulle imprese, il che ha provocato polemiche, parendo criticabile alleggerire il carico fiscale sugli immobili, cioè su beni di solito non produttivi di natura patrimoniale,  e non invece sulla produzione. Qualche riduzione sull’IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive, in termini di esenzioni e deduzioni per alcune categorie e tipologie di piccola imprese, specialmente individuali. Un più significativo intervento a riguardato le “partite IVA”, che la legge di stabilità 2015 Aveva danneggiato proprio nelle fasce più basse, mettendo in difficoltà soprattutto coloro che lavorano a partita Iva perché marginali al mondo del lavoro e non affermati professionisti: al regime forfettario, più semplice, si può ora accedere con minimi di ricavi più alti, alleggerendo chi si trova in condizioni per così di confine tra professionismo e precariato. Incentivi agli investimenti, in un mondo industriale italiano che spende poco in ricerca e tecnologia, prevedono i super-ammortamenti, fino al 140% per i nuovi beni strumentali acquistati dal 15 ottobre 2015 fino al 31 dicembre 2016. Qualche alleggerimento, sostanzialmente simbolico, per i pensionati, con il limite minimo per la tassazione che passa da da 7.500 a 8.000 euro per gli over 75 e a 7750 per gli over 70.

Un’altra misura controversa è l’abolizione della niente supertassa sugli yacht di lusso, voluta dal Governo Monti; “ma come”, si dice, “si paga la tassa di circolazione per un’utilitaria, e non per gli yacht ?”… si è venuti incontro al grido di dolore dell’industria cantieristica italiana, che è un settore importante e in sofferenza, ma soprattutto si conferma che questo governo non crede, si può dire “per principio”, alle tasse patrimoniali e sul lusso, né come efficacia redistributiva né per importanza di gettito. Se mai, si crede di più alla bonifica dell’evasione fiscale, ed ecco ampliati i termini per gli accertamenti sulle dichiarazioni dei redditi e sui pagamenti IVA, ora i controlli possono arrivare al 31 dicembre del quinto anno successivo, e forza con gli acquisti elettronici, spesso odiati dai piccoli commercianti e dagli anziani, ma ora è fatto obbligo per commercianti e professionisti di accettare sempre i pagamenti con carte di credito o di debito. Diversa la scelta per la soglia dell’uso del contante che sale a 3.000 euro: qui si è pensato che si debba favorire la circolazione dei soldi, insomma rendere psicologicamente più facili i consumi, nella convinzione che il controllo del riciclaggio e degli altri reati valutari non sia legato a poche migliaia di euro di differenza. Un’altra misura antievasione è nella riforma del canone Rai, che verrà pagato con la bolletta elettrica (l’intestatario della bolletta risponde anche del televisore di tutta la famiglia, e nessun canone per doppi televisori in casa di vacanza), scendendo così da 113,50 a 100 euro, uno sconto per far vedere che se si paga tutti si paga di meno.

Sul fronte del lavoro, che è stato rivoluzionato con i decreti applicativi del “Jobs act”, la legge di stabilità prevede degli aggiustamenti: la proroga  dello sgravio contributivo per le nuove assunzioni, principalmente. E sicuramente rafforzato è il sistema di welfare, con un ritorno a un finanziamento certo per il Fondo nazionale per le politiche sociali e per il fondo contro la povertà, che specialmente con il governo Monti erano stati ridotti notevolmente. Nota, e in chiaroscuro, la situazione della sanità: salita da 109 a 11 miliardi, e questo è positivo, ma era anche stato in precedenza ammesso in tutte le sedi che ce ne volevano 113 per fermare la caduta dalla sanità italiana, che è pur sempre una delle migliori al mondo, ma che vede allungarsi le liste d’attesa e ridurre la possibilità di accesso.

Al fondo, una legge di stabilità che vede un approccio in senso lato “socialdemocratico” (spese per il welfare e allargamento del deficit), ma con un’attenzione particolare anche al taglio di tasse e imposte considerate impopolari, con un effetto che, a seconda delle opinioni, può essere considerato di sostegno alla ricchezza privata delle famiglie o di puro e semplice populismo.

Infine, la riduzione delle spese dei ministeri, in nome della maggior efficienza della spesa pubblica: ma la riduzione dei trasferimenti a centri di assistenza fiscale e patronati, pur ridimensionata a seguito delle molte proteste, non è una spesa di burocrazia, per servizi al cittadino.

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