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Fondolavoro al Symposium 2026 sulla formazione finanziata

“Un decreto che introduce un sistema di regole più strutturato e vincolante, destinato a incidere non solo sugli aspetti amministrativi ma anche sugli equilibri del ‘quasi mercato’ e sulla concorrenza tra Fondi. Si apre una fase di transizione in cui sarà determinante comprendere come le nuove disposizioni verranno applicate operativamente e quale impatto avranno su imprese ed enti di formazione”. A parlare è Giovanni Galvan, esperto di politiche attive del lavoro, intervenuto mercoledì 25 marzo a Roma nel corso del Symposium sulla formazione finanziata, appuntamento di confronto tra istituzioni, fondi interprofessionali, enti attuatori e imprese promosso dall’Associazione Ecosistema formazione Italia (Efi) in collaborazione con Studio Galvan. Il Symposium debutta quest’anno e anticipa il consolidato Innovation Training Summit, il più grande evento nazionale sulla formazione in Italia, organizzato da Ecosistema formazione Italia, in programma il 26 e 27 marzo 2026 all’Auditorium della Tecnica di Roma.

Carlo Parrinello

L’appuntamento sulla formazione finanziata ha riunito rappresentanti istituzionali, Fondi, imprese ed enti di formazione per analizzare i principali nodi aperti dalla nuova normativa: sostenibilità del comparto, evoluzione delle dinamiche di mercato, interoperabilità digitale, certificazione delle competenze, ruolo dell’intelligenza artificiale e integrazione tra risorse pubbliche e private. Tra i fondi interprofessionali partecipanti anche Fondolavoro, con il direttore Carlo Parrinello e la responsabile della Comunicazione Dalila Melis.

Dalila Melis

Scopo primario del Symposium è quello offrire una lettura tecnica ed economica degli effetti della riforma che introduce le nuove Linee guida per il funzionamento dei Fondi interprofessionali. Con il decreto direttoriale n. 8 del 9 gennaio 2026, il ministero del Lavoro è intervenuto su uno dei principali strumenti di politica attiva del Paese, modificando non solo regole operative e governance, ma anche gli equilibri competitivi di un comparto economico che sostiene ogni anno la formazione continua di milioni di lavoratori.

Dopo un vuoto normativo sostanzialmente invariato dal 2009, il provvedimento rappresenta uno spartiacque per l’intero comparto: le nuove disposizioni ridefiniscono infatti quello che qualcuno ha definito un “quasi mercato”, che comporta concorrenza di fatto, e le modalità di funzionamento dei Fondi, introducendo un sistema più regolato e standardizzato.

Le Linee guida adottate dal ministero disciplinano in modo organico attivazione, funzionamento e vigilanza dei Fondi interprofessionali, sostituendo il precedente quadro regolatorio e rafforzando il presidio pubblico su autorizzazione, monitoraggio e controllo. Il nuovo impianto introduce:

● verifiche periodiche e controlli quinquennali sull’operatività dei Fondi;

● obbligo di piani triennali di sostenibilità economico-organizzativa;

● requisiti infrastrutturali e digitali più avanzati;

● certificazioni obbligatorie in ambito qualità, sicurezza informatica e anticorruzione;

● maggiore trasparenza contabile e limiti definiti alle spese di funzionamento.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare affidabilità e accountability del sistema, ma l’impatto va oltre la dimensione amministrativa, incidendo direttamente sulla struttura di quello che è stato identificato come un comparto economico delle competenze, del quale i Fondi sono tra i players più importanti, e di cui fanno parte anche Stato, Regioni, enti pubblici e privati che erogano formazione, professionisti ordinistici e non, imprese e cittadini utenti, occupati e non.

Tra le novità più rilevanti emerge l’apertura alla gestione di risorse integrative e complementari, anche di origine privata, oltre al tradizionale contributo dello 0,30% Inps. Una misura che amplia il potenziale di investimento sulla formazione e apre nuovi scenari di sviluppo per enti e imprese.

Parallelamente, però, la riforma introduce standard tecnici e organizzativi più stringenti che aumentano i costi di conformità per Fondi ed enti attuatori. La digitalizzazione dei processi diventa requisito strutturale: interoperabilità con i sistemi ministeriali, tracciabilità delle attività formative e obbligo di gestione elettronica delle presenze trasformano la capacità tecnologica in condizione essenziale di accesso al mercato.

Il risultato è un sistema potenzialmente più solido ma anche più selettivo, dove la capacità organizzativa e tecnologica diventa fattore competitivo determinante. Il decreto reintroduce una logica pre-2009 per le imprese non aderenti a nessun fondo perché la scelta del fondo deve essere comunicata entro ottobre per diventare efficace dall’anno successivo, mentre dovrebbe rimanere invariata la possibilità per le imprese già aderenti di spostarsi ad altro fondo in qualsiasi momento dell’anno. A questo si aggiunge l’introduzione di un massimale di restituzione sui Conti formativi aziendali, misura destinata a incidere soprattutto sulle grandi imprese e sulle Pubbliche amministrazioni, che utilizzano prevalentemente questo strumento e che potrebbero vedere ridursi le risorse disponibili per la formazione.

Le nuove Linee guida collocano inoltre i Fondi interprofessionali in modo sempre più esplicito all’interno dell’architettura delle politiche attive del lavoro, ampliandone funzioni e responsabilità anche in relazione alla certificazione e tracciabilità delle competenze. L’intervento normativo ha aperto un confronto tra operatori e studiosi del lavoro sul punto di equilibrio tra regolazione pubblica e autonomia delle relazioni industriali.

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