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Trieste, contratti a canone concordato: Unsicasa sostiene la locazione residenziale

I cosiddetti “affitti brevi” hanno rivoluzionato il mercato delle locazioni, in particolare sottraendo immobili alla locazione residenziale, quella caratterizzata da periodi decisamente più lunghi, ad esempio i cinque anni di affitto contraddistinti dal classico “3+2”. Il fenomeno interessa in particolare le città turistiche, dove un immobile messo a rendita attraverso il cosiddetto “affitto breve” frutta certamente più di una locazione tradizionale ed è in genere esente da “brutte sorprese”, come i mancati pagamenti o l’occupazione abusiva. Questa trasformazione che non conosce battute d’arresto presenta rilevanti conseguenze sociali: chi ha esigenza di un immobile per lunghi periodi trova difficoltà crescenti nel reperimento di una casa, in quanto una buona parte è ormai destinata al settore turistico. E gli appartamenti destinati all’affitto turistico, oltre a svuotare di residenti soprattutto i centri storici, determinano spesso problemi condominiali a causa del via vai di soggiornanti sempre differenti.

Per ovviare a questa somma di problemi, a Trieste, le organizzazioni rappresentative dei proprietari e degli inquilini hanno raggiunto un’intesa sul nuovo Accordo territoriale per i contratti di locazione a canone concordato, con l’obiettivo di rafforzare il mercato della locazione residenziale e offrire risposte concrete al crescente fabbisogno abitativo della città.

Cosa prevede il nuovo accordo? Innanzitutto l’aggiornamento delle modalità di individuazione delle aree del territorio comunale, ora basate sulle “zone OMI” dell’Agenzia delle Entrate, facilmente consultabili anche tramite strumenti digitali. Una scelta che garantisce maggiore trasparenza, semplicità applicativa e certezza per cittadini, operatori e amministrazione. Parallelamente l’accordo introduce meccanismi specifici – in particolare di natura economica – per incentivare il passaggio di immobili oggi destinati alle locazioni brevi verso l’uso abitativo ordinario, premiando la scelta di chi contribuisce a riportare alloggi sul mercato della residenza stabile, a beneficio della collettività e del tessuto urbano.

Ulteriori innovazioni riguardano la semplificazione delle procedure di attestazione di rispondenza, la valorizzazione delle caratteristiche qualitative ed energetiche degli immobili e l’introduzione di strumenti di maggiore trasparenza e correttezza nei rapporti contrattuali.

L’iniziativa nasce da un percorso di confronto e negoziazione tra le associazioni Unsicasa, Casamia e Unpi per la proprietà edilizia e Fenit e Ania per gli inquilini, ed è appunto finalizzato a rendere lo strumento del canone concordato più chiaro, accessibile e coerente con l’evoluzione del mercato immobiliare locale.

Particolare attenzione è stata dedicata alle finalità sociali dell’accordo, con l’introduzione di un valore minimo unico del canone concordato, pensato per favorire un riequilibrio dell’offerta abitativa, contrastare fenomeni di svalutazione immobiliare e rendere nuovamente attrattiva la locazione residenziale di lungo periodo.

Le organizzazioni firmatarie ritengono che il nuovo accordo rappresenti un passo significativo verso un mercato della locazione più equilibrato, sostenibile e rispondente alle esigenze di famiglie, lavoratori e studenti, e confermano la propria disponibilità a collaborare con il Comune di Trieste per favorirne una corretta applicazione e una diffusa conoscenza tra i cittadini.

Dallo scorso 16 dicembre il nuovo accordo territoriale è diventato l’unico riferimento valido per i contratti di locazione a canone concordato nel Comune di Trieste, sostituendo integralmente quelli precedentemente in vigore.

Per leggere il testo ufficiale dell’accordo cliccare QUI.

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