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Vongole e colpi di sole: quando l’informazione disinforma

E’ estate, quindi una discussione sulle vongole, piatto d’obbligo per gli italiani al mare, potrebbe anche starci. Anzi, sorridere è troppo facile: è vero che si dice che qualcosa è alle “vongole” (una riforma politica, per esempio, una misura economica, una strategia aziendale…) quand’è troppo casereccio, alla buona, non proprio adeguato. Chissà perché poi, perché un piatto di pasta con le vongole sarà anche semplice ed economico, però buonissimo. Comunque: informazione alle vongole in questi giorni, circa la recente decisione della Commissione Europea di introdurre una deroga alla misura minima delle vongole in commercio, che è stata ridotta da 25 a 22 millimetri (la misura minima serve appunto a impedire che vengano pescati i molluschi che non sono arrivati all’età adulta, prima che si siano riprodotti, altrimenti si arriverebbe all’estinzione della specie). Era una richiesta di gran parte del mondo della pesca, da quando una delle due specie originarie di vongola dei mari italiani, la Venus Gallina (quella che in pescheria si chiama, almeno in molte regioni d’Italia, “lupino”) ha manifestato una tendenza a crescere poco. La ragione è molto discussa dagli scienziati, si parla di alterazioni nella salinità, di cambiamento climatico, fatto sta che queste vongole oramai difficilmente raggiungono la misura minima, e questo ha provocato non pochi problemi all’industria della pesca. Di fatto, i pescatori lamentano che per rispettare il regolamento devono rinunciare a gran parte del pesscabile (). Semplicemente, più di tanto non crescono. Tutto questo riguarda, dicevamo, una sola specie di vongola, mentre per l’altra specie originaria del Mediterraneo, la vongola verace italiana, la più pregiata, non risultano problemi di dimensioni, anche se la situazione è ancora più preoccupante perché non si trova quasi più. In trattoria, di solito mangerete la vongola verace filippina, oggi allevata in Italia in grandi quantità, forse non saporita quanto le altre due ma grande, carnosa e sempre disponibile. Ebbene, pochi giorni fa la Commissione Europea ha modificato quindi il regolamento comunitario, e, accogliendo le richieste italiane, ha abbassato la misura minima delle vongole (o dei “lupini”, se preferite). L’informazione alle vongole è quella di chi, negli ultimi mesi, in attesa della modifica ormai imminente, ha battuto la grancassa e gridato contro i burocrati di Bruxelles, che imporrebbero restrizioni arbitrarie ai popoli. Addirittura, un comunicato di una grande confederazione agricola ha annunciato con soddisfazione e suoni di fanfara che, dopo la Brexit, è giunto un altro colpo all’arroganza di questi signori di Bruxelles, che si erano permessi chissà come di decidere per gli italiani. Peccato che la misura minima, nel regolamento europeo, fosse stata presa pari pari dalle norme italiane, e precisamente da un decreto presidenziale del 1968: quando ben diversa era la situazione dei nostri mari, evidentemente. Bruxelles oggi ha solo preso atto che il governo italiano chiedeva di cambiare quella misura. E visto che almeno sulle vongole nessuno vuole dare lezioni agli italiani, il regolamento, che già seguiva la vecchia legge italiana, è stato emendato per adeguarsi alla nuova situazione. Nessuna imposizione da Bruxelles, dunque, e polemica davvero inutile, che distrae l’attenzione dal vero problema: cosa sta accadendo nel nostro mare, una volta fertilissimo, e che ora produce creature nane, o le vede addirittura scomparire ? Questa dovrebbe essere la vera domanda.

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