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Finlandia: vince il centro destra di Orpo

Ammette la sconfitta Sanna Marin, la premier uscente del partito socialdemocratico finlandese, battuta dall’ex ministro delle Finanze Petteri Orpo del Partito della Coalizione Nazionale (Ncp) e da Riikka Purra, alla guida dell’ultradestra di Veri finlandesi.

Un risultato che decreta una lieve perdita di elettorato da parte del partito socialdemocratico, nonostante la popolarità in patria e all’estero della Marin, che ottiene comunque il 19,9 per cento, in favore del centrodestra conservatore di Orpo che si attesta al 20,7 per cento e dell’estrema destra di Purra che guadagna il 20,1 per cento.

La trentasettenne Sanna Marin ha accolto con eleganza la notizia della vittoria della destra e nel congratularsi con i suoi rivali politici ha affermato che nonostante l’esito delle elezioni “il numero dei seggi è aumentato. È un ottimo risultato, anche se oggi non sono arrivata prima”.

L’esponente del partito socialdemocratico ha avuto il merito di saper gestire in maniera esemplare la pandemia ed è stata elogiata per il suo ruolo di primo piano, insieme al presidente Sauli Niinistö, nel sostenere la richiesta di adesione della Finlandia alla Nato. Nel corso della campagna elettorale ha spostato a sinistra il suo partito, puntando su welfare e istruzione, unico volano capace di far risalire la ricchezza del Paese. Tra gli obiettivi perseguiti, quello di rendere la Finlandia neutrale dal punto di vista delle emissioni di carbonio e priva di combustibili fossili entro il 2035. Contraria a ogni taglio alla spesa, attribuendo l’aumento del debito pubblico solo alla pandemia e alla crisi ucraina.

Distanti le posizioni dei conservatori di centro destra che condividono con la Marin lo stesso proposito di neutralità climatica, ma chiedono invece misure di austerity per 6 miliardi di euro, per riportare il debito pubblico sui valori virtuosi dell’Ue. Petteri Orpo, 53 anni, è stato eletto a capo del partito conservatore liberale finlandese ‘Kokoomus‘ nel 2016. Ha ricoperto, in diversi governi, incarichi da vicepremier, ministro delle finanze, ministro degli interni e ministro delle politiche agricole. “La cosa più importante per il prossimo governo è sistemare la nostra economia – ha dichiarato – spingere la crescita economica, equilibrare l’economia pubblica. E la seconda questione molto importante è costruire la Finlandia della Nato”.

Scettici invece i Veri Finlandesi che non sono convinti sia possibile rispettare la data del 2035 per il raggiungimento della neutralità climatica, in linea con il vecchio obiettivo nel lungo termine di ‘Fixit’, l’uscita della Finlandia dall’Unione europea. La quarantacinquenne leader Riikka Purra ha incentrato la sua campagna sulle politiche migratorie, criminalità ed energia con posizioni apertamente anti-migranti. È la prima volta che un movimento di estrema destra diventa la seconda forza politica del Paese. Con la Purra, raggiunge infatti ai massimi storici.

Secondo più parti, il dato più importante di queste elezioni sarebbe la crescita dei grandi partiti e la perdita di voti di quelli minori come il partito di Centro, i Verdi e il partito di Sinistra. I media finlandesi ipotizzano che si possa trattare di voto tattico in cui gli elettori hanno scelto i partiti più grandi per cercare di garantire che il loro schieramento politico vincesse, contro quello dell’opposizione.

Dopo la vittoria della destra, si profila comunque una difficile trattativa per la formazione che sosterrà il nuovo governo. Dopo le elezioni, con sistema proporzionale e seggi assegnati per circoscrizioni in base alla popolazione, è dagli anni Novanta che il partito più votato ha il compito di formare la coalizione di governo e indicare il premier.

Per la maggioranza servono 101 deputati sui 200 del Parlamento. Nel voto per il rinnovo dell’Eduskunta, il parlamento monocamerale finlandese, il centrodestra detiene 48 seggi su 200 complessivi, mentre il partito nazional-populista ed euroscettico dei ‘Veri Finlandesi’ di Riikka Purra ne ha 46; il partito della premier uscente 43. Non sarà facile trovare un accordo per la coalizione di governo, visti i diversi veti incrociati espressi da alcune forze nel corso della campagna elettorale.

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