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Fiat 600 Multipla: 70 anni dell’icona che inventò la monovolume italiana

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Dal suo debutto avvenuto il 4 gennaio 1956 al Salone di Bruxelles, ne ha fatta di strada la Fiat 600 Multipla, la prima monovolume tricolore pensata per famiglie e lavoratori. In un’Italia operosa lanciata verso il cambiamento, dapprima la Fiat 600 e successivamente la Fiat 600 Multipla sono state l’emblema del boom economico di un Paese interessato da radicali trasformazioni e fenomeni migratori interni. Una nazione reduce da due conflitti bellici mondiali, in piena ricostruzione, con un grande triangolo industriale, Milano-Genova-Torino che si stava sempre più definendo e che in soli 25 anni – tra il 1951 e il 1975 – ha attirato 3,7 milioni di lavoratori dal Mezzogiorno. Persone che hanno lasciato le loro case vuote al Sud per occuparne delle nuove in centri urbani settentrionali sempre più antropizzati e ripensati come dimore per famiglie, a volte utilizzate dagli operai solo come dormitori.

In questi anni di crescita industriale, il bisogno di mobilità per gli italiani diventa necessità, e per soddisfarlo servono automobili. Nel 1956 le immatricolazioni di vetture nuove sono state 202.373; dieci anni più tardi hanno superato quota un milione, arrivando a 1.014.974. Protagonista assoluta della motorizzazione di massa è stata la Fiat – Fabbrica italiana automobili Torino, che offriva agli italiani le auto giuste per mettersi in viaggio: prima la 600, poi la 600 Multipla, simboli di un Italia in divenire.

È nel 1955, in occasione del Salone di Ginevra, che la Fiat presenta la 600 berlina, ideata con l’obiettivo di raccogliere l’eredità di una delle colonne portanti dell’industria automobilistica italiana: la storica 500, conosciuta come Topolino. La nuova auto è il risultato dell’ingegno di Dante Giacosa, il progettista che immagina un’architettura perfetta per le necessità della famiglia italiana. La vettura è compatta nelle dimensioni esterne — appena 3 metri e 20 di lunghezza — ma sorprendentemente ampia all’interno, con quattro posti veri. Un equilibrio reso possibile dalla scelta di collocare tutta la meccanica al retrotreno, nascosta sotto una caratteristica coda spiovente.

Meno di un anno dopo, approda al Salone di Bruxelles la Fiat 600 Multipla, che questo mese festeggia il suo 70esimo anniversario, progettata per sostituire la 500 C Belvedere e offrire un volume interno polivalente a famiglie e tassisti in migrazione dal Sud al Nord industriale. Sempre opera dell’ingegnere Dante Giacosa, questa vettura rivoluziona il concetto di spazio automobilistico, anticipando le moderne monovolume.

La Fiat 600 Multipla condivide la meccanica della berlina: motore 4 cilindri 633 cc, 21,5 CV, trazione posteriore, cambio 4 marce con leva centrale e sospensioni anteriori indipendenti con bracci trasversali. Un nuovo design audace con muso piatto e un abitacolo spostato in avanti. Misura 3,50 metri di lunghezza, con carrozzeria portante in acciaio e quattro porte, è luminosa grazie ai tre finestrini laterali. All’interno ospita fino a sei posti e ha una capacità di carico che arriva fino a 400 chilogrammi. Il vano può essere riconfigurato fino a trasformare l’auto in un vero e proprio mini‑camper, grazie alla possibilità di ricavare un “letto matrimoniale”, come sottolineavano con enfasi le pubblicità dell’epoca.

Nel 1960 arriva la versione D con motore 767 cc e 32 CV, aumentando la velocità massima da 90 km/h e le prestazioni. Questo miglioramento ha favorito anche la diffusione della Multipla nella versione taxi. In questo allestimento, il sedile anteriore del passeggero lascia spazio a un pratico piano portavaligie, mentre sulla plancia trova posto il tassametro. Negli anni Sessanta la livrea tipica dei taxi italiani è bicolore: nero nella parte superiore della carrozzeria e verde bottiglia in quella inferiore.

Forse arrivata sul mercato con un anticipo eccessivo rispetto ai gusti dell’epoca, la Fiat 600 Multipla non riuscì a conquistare il grande pubblico. Il design, decisamente fuori dagli schemi, spiazzò molti potenziali acquirenti, mentre il prezzo di lancio — 730 mila lire — risultava nettamente superiore a quello della versione berlina, proposta a 590 mila lire. Nonostante l’accoglienza tiepida, la produzione rimase in catalogo per otto anni, fino al 1967, sostituita dalla 850 Familiare.

Icona del boom economico, la Fiat 600 Multipla oggi è un’automobile cult tra collezionisti disposti a sborsare oltre 25mila euro per esemplari perfetti. Il suo lascito ha ispira monovolume successive come la Multipla, presentata dalla Fiat al Salone di Torino del 1996, auto dalle forme decisamente anticonvenzionali, firmata da Roberto Giolito, che qualche anno più tardi avrebbe dato vita anche alla 500 del 2007. Il modello definitivo, molto vicino al prototipo, debutta due anni dopo, sempre a Torino. La nuova architettura prevede un abitacolo “a bolla” con sei posti disposti su due file secondo la formula 3+3, racchiusi in una carrozzeria lunga appena quattro metri e mezzo: dimensioni contenute per una vettura così spaziosa. Il frontale si distingue per i gruppi ottici sdoppiati, con due piccoli fari alle estremità del cofano e gli abbaglianti collocati sotto il parabrezza. Ma il vero legame con la Fiat 600 Multipla è nella filosofia progettuale: massima flessibilità e modularità. I sedili posteriori possono essere rimossi per ottenere un vano di carico da furgone, oppure regolati per privilegiare lo spazio a passeggeri o bagagli, attraverso un ampio portellone posteriore.

L’interno, luminoso e razionale, conquista soprattutto le famiglie numerose, attratte dalla praticità dei sei posti, ma anche gli automobilisti più anticonformisti, per i quali l’auto è prima di tutto uno strumento funzionale. Nel 2004 arriva un restyling che ne semplifica le linee, seguito da ulteriori aggiornamenti nel 2006. La seconda generazione della Multipla rimane in produzione fino al 2010, totalizzando 342.582 esemplari.

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