
Versatile in cucina, a bassissimo contenuto calorico e ricco di nutrienti, vitamine e minerali, il cavolfiore è stato l’ortaggio protagonista della seconda Giornata nazionale delle brassiche che ha riunito esperti e operatori del settore presso la Reggia di Portici, a sud di Napoli.
Secondo quanto illustrato dalla direttrice di Cso Italy Elisa Macchi, cresce la produzione media nazionale che si attesta intorno alle 360 mila tonnellate, con una media di 358 mila tonnellate nel triennio 2022-2024. Numeri che collocano l’Italia all’ottavo posto nella classifica mondiale e al secondo in Europa, dietro la Spagna.
La geografia produttiva del cavolfiore vede una forte concentrazione nel Mezzogiorno, con le prime cinque regioni – Puglia (con oltre 90 mila tonnellate annue), Campania, Abruzzo, Sicilia e Calabria – a rappresentare il cuore del settore.
L’aumento della produzione è accompagnato anche dall’espansione del biologico, che raggiunge le 12.200 tonnellate, segnale di una sempre maggiore attenzione verso pratiche agricole sostenibili.
Nonostante i volumi produttivi rilevanti, l’export italiano di cavolfiore resta ancora limitato: circa 6mila tonnellate, dirette principalmente verso Germania, Polonia e Austria. Un dato che appare ridotto soprattutto se confrontato con le importazioni, che superano le 15 mila tonnellate.
A pesare sulla produzione, gli effetti del cambiamento climatico, che incidono negativamente sul raccolto. Tuttavia, il settore ha reagito introducendo nuove varietà più resilienti, capaci di adattarsi alle mutate condizioni ambientali.
Sul fronte dei prezzi, il cavolfiore segue l’andamento tipico del comparto ortofrutticolo, caratterizzato da una forte volatilità. Tuttavia, emergono segnali incoraggianti grazie alla valorizzazione del prodotto attraverso le certificazioni di qualità.
In particolare, la recente introduzione del Cavolfiore della Piana del Sele Igp sta già producendo effetti concreti sul mercato. I produttori aderenti al Consorzio hanno ottenuto un prezzo stabile di circa 1,80 euro al chilo, superiore mediamente di 55 centesimi rispetto a quello praticato per il prodotto non certificato, anche in una campagna non particolarmente favorevole.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
