
Se la grandezza di un artista si misura nel corso della sua vita, ci sono figure, come Franco Battiato, che continuano a parlarci anche dopo la scomparsa. Nel quinto anniversario della sua morte, l’Italia lo celebra con iniziative diffuse, speciali televisivi, omaggi sui social tra post e reel: un fiume di tributi quasi a voler scongiurare che il suo ricordo possa sbiadire, forse dimenticando che l’oblio, per lui, è semplicemente impossibile. Colto e pop insieme Battiato è stato, e rimane, un punto di riferimento dall’identità troppo forte: complessa, raffinata, unica e irripetibile.
Il 18 maggio 2021 si spegneva a Milo, alle pendici dell’Etna, il grande maestro. Nato a Ionia — oggi Giarre — nel 1945, l’eclettico cantautore siciliano ha attraversato mezzo secolo di musica italiana trasformandola dall’interno: dalla stagione dell’avanguardia elettronica degli anni Settanta fino alle raffinate architetture pop degli anni Ottanta e oltre, la sua traiettoria artistica non ha mai smesso di sorprendere.
Battiato ha costruito un vocabolario musicale che non esisteva prima di lui. Partito dalle sperimentazioni del progressive e dell’elettronica — con lavori come Fetus e Pollution che anticipavano di decenni certe intuizioni della scena internazionale — è approdato negli anni Ottanta a una canzone d’autore capace di vendere milioni di copie senza rinunciare alla complessità.
In “Centro di gravità permanente” la pulsazione funk e i sintetizzatori accompagnano un testo che parla di stabilità interiore, equilibrio cercato dentro e non fuori. In “La cura”, scritta insieme al filosofo Manlio Sgalambro, la promessa d’amore si fa universale: “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via” — versi che hanno attraversato generazioni, diventando lettura ai matrimoni, colonna sonora di addii, preghiera laica.
Questa capacità di coniugare accessibilità melodica e profondità concettuale resta il suo marchio distintivo. Le sue canzoni si cantano in automobile e, rilette, rivelano strati di significato legati alla mistica sufi, al buddhismo, alla filosofia greca.
A cinque anni dalla scomparsa, l’Italia si ferma per ricordarlo. L’omaggio tra Milo e Riposto, in provincia di Catania, il festival “Il Sacro ritorno all’Essenza. Arte e spiritualità dai percorsi di Franco Battiato”, il progetto culturale promosso dal Centro Studi di Gravità Permanente presenta “Sacro sogno, suono sacro – Attraversando Orione”, spettacolo originale teatrale e musicale con musiche di Franco Battiato, diretto da Stefano Pio e con la partecipazione di Filippo Destrieri.
Como e Milano organizzano serate di musica e cinema con concerti, dj set e proiezione del film biografico “Franco Battiato – Il lungo viaggio”.

A Roma ha chiuso da poco la mostra “Franco Battiato: un’altra vita” e diverse radio locali dedicano la giornata a una programmazione speciale: dalle rarità degli esordi ai grandi successi, passando per le incursioni nella musica sacra e le colonne sonore cinematografiche.
Sui social, intanto, il flusso di ricordi non si arresta: video amatoriali di concerti, copertine di vinili consumati, frasi dei suoi testi trasformate in mantra quotidiani. Certe sue espressioni — “cerco un centro di gravità permanente”, “e ti vengo a cercare” — sono entrate nel lessico collettivo, citate anche da chi non saprebbe collocare un suo album sulla linea temporale.
L’influenza di Battiato va oltre il catalogo discografico. I suoi interessi per la filosofia orientale, la meditazione, la pittura — praticata con dedizione negli ultimi decenni — hanno alimentato un dialogo pubblico sul rapporto tra arte e spiritualità. In un panorama musicale spesso dominato dall’immediatezza, Battiato ha dimostrato che si può essere popolari e profondi, commerciali e sperimentali.
Per gli artisti delle nuove generazioni resta un modello di libertà creativa: la sua carriera insegna che non omologarsi alle mode è possibile, e che esplorare linguaggi diversi — dall’opera lirica alla world music — non è dispersione ma ricchezza. Le cover che continuano a moltiplicarsi, i tributi nei festival, i riferimenti nelle produzioni contemporanee testimoniano una continuità di influenza che non accenna a spegnersi.
A cinque anni dalla morte, Franco Battiato è una presenza viva, capace ancora di sorprendere chi lo scopre per la prima volta.
UNSIC – Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori
