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Bando Sardegna 2026: 36 milioni per l’agroalimentare

La Regione Sardegna investe sul rafforzamento del comparto agricolo, agroalimentare e agroindustriale con il Bando 2026 dedicato agli investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. L’intervento mette a disposizione 36 milioni di euro per sostenere la crescita economica delle aree rurali e migliorare competitività, produttività e sostenibilità ambientale delle imprese del settore.

Il bando sostiene investimenti materiali e immateriali destinati alle aziende che operano nella trasformazione e nella commercializzazione dei prodotti agricoli, con esclusione dei comparti pesca e acquacoltura. I settori ammessi quelli delle industrie alimentari (codice Ateco 10), industrie delle bevande (codice Ateco 11), trasformazione del sughero.

Sono invece escluse le imprese che svolgono esclusivamente attività di commercializzazione e le imprese in difficoltà.

Sono considerate attività ammissibili:

  • cernita e lavorazione
  • conservazione e stoccaggio
  • condizionamento e trasformazione
  • confezionamento e commercializzazione dei prodotti della filiera agroindustriale.

L’aiuto previsto consiste in un contributo in conto capitale pari al 60% delle spese ritenute ammissibili. La quota restante sarà invece interamente a carico delle imprese beneficiarie.

Il volume massimo di investimento finanziabile per ciascun progetto è fissato a 6 milioni di euro, mentre non saranno ammesse domande con investimenti inferiori a 20 mila euro. Ogni impresa potrà presentare una sola domanda di aiuto nell’ambito del bando.

Possono accedere ai finanziamenti le imprese con sede operativa in Sardegna che realizzeranno gli investimenti esclusivamente nel territorio regionale. Tra i requisiti richiesti rientra inoltre la disponibilità giuridica dei terreni e dei fabbricati interessati dagli investimenti. Gli immobili dovranno essere detenuti in proprietà, affitto, usufrutto oppure in concessione da enti pubblici. Nel caso di affitto o concessione, la durata residua dovrà essere pari ad almeno sette anni al momento della concessione dell’aiuto. Le imprese beneficiarie dovranno mantenere i requisiti di ammissibilità per almeno cinque anni dalla data di concessione del contributo. In caso contrario, salvo cause di forza maggiore o circostanze indipendenti dalla volontà del beneficiario, è prevista la revoca dell’aiuto concesso.

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